15 anni di rifiuti interrati: è PozzoMonaco la Terra dei Fuochi a Cerignola

Chilometri di campi coltivati a grano, all’orizzonte soltanto il verde degli appezzamenti campestri e qualche casolare isolato e inghiottito dalla natura; centinaia e centinaia di ettari di terreno che collegano Cerignola ad Ascoli Satriano che estraniano e alienano dai rumori e dalle luci della città .

 

Sotto, invece, rifiuti pericolosi tombati in stile Gomorra. L’inchiesta Black Land, terminata nell’aprile 2014 con la condanna di 11 persone, è soltanto la punta di un iceberg, perchè l’interramento dei rifiuti, a Cerignola, è una pratica che esiste almeno dal 1999, quando inchieste giudiziarie concluse con prescrizioni, assoluzioni o semplici ammende, hanno certificato lo smaltimento illecito di rifiuti attraverso la tecnica del tombamento in cave non autorizzate.

La località  è sempre la stessa: Pozzo Monaco, tra le più incantevoli e suggestive dello sterminato agro ofantino, a poche centinaia di metri dalla diga Capacciotti. Proprio di fianco allo svincolo autostradale, in posizione accessibile per i mezzi pesanti provenienti probabilmente da fuori città .
Qui, già  nel 2000, le forze dell’ordine hanno documentato l’attività  illegale di imprenditori locali che, a volte col placet dei proprietari terrieri, hanno ricavato un nuovo modus operandi che ricorda il modello lucidamente spiegato dal collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, affiliato al clan dei casalesi e deceduto a marzo scorso in circostanze ritenute misteriose anche dal vicepresidente della Camera Luigi Di  Maio (M5S).

Amianto, fusti metallici, parti di autoveicoli, materiale plastico, pneumatici, inerti. Ma anche fusti di olio esausto, fogli di rame, bachelite, rame. E’ solo una parte di ciò che con nota dell’1 dicembre 2000 il comandante della Polizia Faunistica ambientale di Foggia, Luigi Marino, porta a galla durante i saggi in località  Pozzo Monaco. “”Vista l’enorme quantità  di rifiuti anche ingombranti non si è potuto procedere ad ulteriori scavi ed approfondimenti in merito alla quantificazione dei rifiuti ivi abbandonati ed interrati, in quanto bisognerebbe contemporaneamente alle operazioni di scavo provvedere alla rimozione del materiale riportato in superficie””. I carotaggi, in quell’anno, arrivarono fino a 6 metri di profondità .

“”La situazione rappresenta particolare pericolosità  per l’ambiente in quanto in mancanza di un preventivo studio idrogeologico l’inquinamento può raggiungere facilmente le falde superficiali e profonde, visto anche la naturale conformazione della cava, spiegava il comandante. Anche in quel processo, nonostante materiale fotografico, testimonianze, carotaggi, non ci fu alcun colpevole perchè sopraggiunta la prescrizione (sentenza del 23 giugno 2005).

In un’altra inchiesta, terminata con prescrizione, si delineano le tecniche utilizzate dagli indagati per smaltire illecitamente i rifiuti: “”Le aree oggetto di sequestro- si legge in una informativa della Guardia di Finanza datata al 2000- sono risultate essere tutte accessibili da chiunque, non essendovi alcuna recinzione di delimitazione delle singole particelle””. Cinque aree ben distinte, anch’esse in località  Pozzo Monaco. Anche qui gli scarichi di rifiuti più disparati. Da dove proveniva quella monnezza? “”Allo stato non si è potuto risalire alla provenienza dei rifiuti””. Era stato tutto pianificato: aree vaste, lontane da occhi indiscreti, non recintate per permettere i movimenti dei mezzi pesanti come testimoniato da “”segni evidenti di movimenti ingenti di terra riveniente dalle stesse cave””. Quando la finanza arriva sul posto, quindici anni fa, trova rifiuti  risalenti a “”pochi giorni fa”” fino ad un massimo “”di due o tre mesi””.

Le ditte che si occupavano del trasporto erano sprovviste di autorizzazioni. Nonostante l’attenzione della magistratura, negli stessi giorni le fiamme gialle informano che “”i suggelli apposti alle predette aree oggetto di sequestro, risultano essere stati violati da ignoti”” per scaricare altri rifiuti.
Ancora una volta “”rifiuti speciali anche pericolosi””, oltre che “”centinaia di pneumatici di varia grandezza”” interrati nelle cave; detriti da costruzione, scarti di lavorazione di prodotti ortofrutticoli, oltre a “”materiale plastico, vetro e tubature in eternit””.

“”A seguito dei saggi effettuati si evince che è pratica abituale occultare rifiuti di varia provenienza e tipologia classificati anche per trarne profitto ripristinando delle cave senza le prescritte autorizzazioni di legge””. Correva l’anno 2000. Nel 2014 Black Land fa irruzione negli stessi posti, in contrada Pozzo Monaco. E c’è chi giura che ancora oggi, nottetempo, il viavai di camion non si sia fermato.


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