Il centro di ascolto Palladino: un’isola di civiltà 

Il Centro di Ascolto Diocesano – Onlus Mons. Antonio Palladino, in quell’oceano d’indifferenza e di degrado che è ormai diventata la nostra città , è un’isola di civiltà  e solidarietà  che opera da dieci anni. Dieci anni di assistenza ai più bisognosi, a tutti coloro che hanno bisogno di cibo, indumenti, assistenza medica. Dieci anni di presenza costante e silenziosa, attiva tra difficoltà  di ogni tipo.

 
«Il Centro nasce da un’idea di Salvatore Lasalvia e Maria Santomartino, entrambi provenienti dall’esperienza del Tribunale dei Diritti del Malato “ spiega a Marchiodoc il segretario del Centro, Michele Diglio “ Il motivo per cui il Centro è stato creato nel 2005 è che ci si è resi conto della mancanza di un posto come questo a Cerignola: un posto a cui potessero rivolgersi anziani, famiglie in difficoltà , donne sole, extracomunitari. In alcuni casi, grazie al diretto intervento del compianto Salvatore Lasalvia (fondatore e presidente del Centro fino alla sua scomparsa nel 2011, ndr), si è riusciti letteralmente a salvare la vita ad alcuni cittadini stranieri: un albanese è riuscito ad avere un’operazione a un rene, un romeno ha subìto l’amputazione di una gamba, ma è ancora vivo e, ogni anno, ci manda dalla Romania una lettera di ringraziamento».
Il Centro ha un accordo col Banco Alimentare di Taranto, dal quale riceve gli alimenti da distribuire: «Una volta al mese andiamo a Taranto per fare il carico di alimenti di tutti i tipi. Preleviamo tra i dieci e i quindici quintali di beni che poi distribuiamo in busta due volte al mese a 125 famiglie per un totale di 370 persone, un numero inferiore del 50% rispetto a quello che avevamo prima “ continua Diglio “ perchè il Banco Alimentare non riusciva più a fornire cibo a sufficienza per tutti. In precedenza, riuscivamo ad assistere 250 famiglie per un totale di circa 930 persone».
Il 98% delle famiglie assistite sono cerignolane, il restante 2% sono famiglie straniere in possesso di regolare permesso di soggiorno e di documenti d’identità : «Ogni anno, in ottobre, apriamo le iscrizioni per le famiglie che vogliono ricevere assistenza dal Centro. Ovviamente, dobbiamo attenerci al limite massimo di 125 iscrizioni. La distribuzione alimentare è regolamentata: per ottenere assistenza, occorre fornirci il certificato di Stato di Famiglia, il Modello ISE, i certificati di disoccupazione dei maggiorenni del nucleo familiare. Inoltre, dobbiamo tener sempre presente la soglia minima di povertà , che ora è di 600 euro mensili a persona con un aumento di 100 euro mensili per ogni familiare a carico. Come si può ben capire, tendiamo a privilegiare quelle famiglie che presentano un Modello ISE a importo zero. Circa il 40% delle famiglie da noi assistite ci mostrano un ISE a importo zero. In questi ultimi due anni, c’è stata un’impennata delle famiglie a importo ISE zero del 50%, ma un aumento si è sempre verificato ogni anno».
Per quanto riguarda gli indumenti, «dobbiamo ringraziare un bel po’ di cerignolani che ci donano indumenti di ogni tipo quasi nuovi e ben lavati. I vestiti li doniamo direttamente ai bisognosi in base alle loro esigenze. Basta presentarsi e chiedere. Come magazzino, usiamo il locale qui a fianco in Villa, anche se non è molto spazioso. Nostra intenzione è creare un emporio solidale nei locali dell’ex carcere in zona Sant’Antonio. Gli indumenti intimi, invece, li diamo soltanto ai ricoverati dell’ospedale Tatarella che ne hanno estremo bisogno. Ogni reparto ha il nostro numero di telefono e può contattarci».
Il Centro fornisce anche assistenza medica: «Alcuni professionisti sono soci fondatori e ci hanno dato piena disponibilità . Se riusciremo a spostarci finalmente nei locali dell’ex carcere, vorremmo creare un ambulatorio, visto che alcuni medici nostri amici sono disponibili a fare dei turni. Tra soci e non soci, circa venti medici di ogni tipo ci danno una mano. Medici non solo cerignolani, ma anche di Foggia e di San Giovanni Rotondo».
Le difficoltà  che il Centro ha dovuto e deve affrontare sono tante, a cominciare dal rapporto con la precedente amministrazione comunale. Spiega Diglio: «In realtà , la disponibilità  dei precedenti amministratori c’è sempre stata, però su alcune cose lasciavano a desiderare. Naturalmente, dobbiamo ringraziare il Comune per aver messo a nostra disposizione i locali che utilizziamo per il Centro qui in Villa, però chiedevamo un posto più ampio per fare di più. E questo posto lo abbiamo individuato nell’ex carcere. Il perchè è semplice: c’è una cucina, una lavatrice industriale, una sala mensa per cinquanta persone (qui in villa, invece, dobbiamo fare a turni di dieci – quindici persone per volta), una stanza per l’accettazione, una per deposito alimentare, una per l’ambulatorio, una per l’emporio solidale. Ci sono bagni, docce e la disponibilità  per una ventina di posti letto. Abbiamo fatto richiesta per ottenere la gestione dei locali dell’ex carcere. Sembrava tutto fatto, e invece, a nostra insaputa (anche se avevamo sentito alcune voci), una delibera ha assegnato il servizio mensa a noi e l’albergo diffuso ad un’altra associazione. Dell’esistenza effettiva di questa delibera abbiamo saputo solo poco prima delle elezioni, una delibera che ha assegnato a noi il servizio mensa nell’ex carcere già  da maggio 2014. L’altra associazione, quella delle Vincenziane insieme alla Croce Rossa, ha ricevuto l’autorizzazione all’utilizzo dei locali dall’ex assessore ai Servizi Sociali, Romano. Noi avevamo l’intenzione di inaugurare il nostro centro poco prima della Festa Patronale del 2014, e abbiamo dovuto rimandarla a chissà  quando. Per di più, c’è una famiglia che si è insediata nei locali della mensa da circa un anno e il Comune non riesce a mandarla via».Altro problema è l’atteggiamento di alcuni cerignolani che non hanno nulla di meglio da fare che infastidire e insultare i bisognosi che si rivolgono al Centro: «Noi abbiamo sempre denunciato questa situazione. Ci sono pusher, ma anche persone anziane che non hanno evidentemente la coscienza a posto. Non si limitano alla presa in giro, ma fanno minacce e pretendono il cibo.L’ultima denuncia l’abbiamo fatta su Facebook la scorsa settimana». Ci raggiunge anche la presidente del Centro, Maria Santomartino, che chiude il discorso: «Ogni tanto, fino a qualche tempo fa, una pattuglia di Carabinieri o della Polizia un giro lo facevano e i Vigili Urbani presenziavano durante il servizio mensa. Ora, invece, questo accade molto raramente. Le nostre denunce alle forze dell’ordine, che sono state costanti, non hanno avuto alcun effetto e continuiamo a vedere sempre le stesse cose».
 
 

 
Giovanni Soldano
 
 
 

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