Soldi ai rappresentanti di lista, Moccia nella bufera

Cerchiamo ragazze/ragazzi da 18 anni in su, fino a copertura di tutti i seggi elettorali di Cerignola, disponibili ad assistere allo spoglio delle schede elettorali come rappresentanti di lista solo per le elezioni regionali. Retribuzione adeguata. Inviare richiesta adeguata.

 
Anche l’entourage dell’aspirante consigliere regionale Pippo Liscio, candidato con la Lista Emiliano, proprio come la collega Anita Maurodinoia del PD barese, promette retribuzione per i rappresentanti di lista. I rappresentanti, però, non possono ricevere denaro nemmeno sotto forma di rimborso spese.
A pubblicare l’annuncio, il 20 maggio, alle ore 23:23, è stato Filippo Moccia, sostenitore di Liscio e fratello di Marcello, candidato nella lista Emiliano che a livello locale appoggerà  l’aspirante sindaco Tommaso Sgarro. Dopo poche ore nel comitato dell’ex magistrato è bagarre, tanto che il post incriminato viene cancellato, ma ormai è troppo tardi. L’immagine di quella proposta in base alla quale è prevista retribuzione per una prestazione che dev’essere volontaria è diventata virale. Come se non bastasse, a rafforzare la portata della gaffe del gruppo di Pippo Liscio, anche le notizie provenienti da Bari, dove la Procura ha aperto un’indagine su fatti analoghi.
Il messaggio postato su un gruppo ad hoc da una ragazza di un paese vicino Bari, come raccontato da Repubblica, è pressochè identico a quello rilasciato da Moccia via social network: si cercano rappresentanti che segnino i voti della candidata Maurodinoia. Ovviamente il lavoro sarà  ben retribuito. A supporto di questo messaggio anche un servizio di Telenorba che ha spiegato il sistema di reclutamento intervistando uno dei partecipanti al quale è seguita denuncia da parte della Maurodinoia, che si è detta estranea ad ogni tipo di eventuale scambio. La procura di Bari, però, intende vederci chiaro, tanto da aprire un’inchiesta perchè la figura del rappresentante di lista non solo non è prevista dalla legge, ma nè tanto meno può essere retribuita.
L’esperimento barese, sulla cui efficacia sta indagando la Procura, ha aperto la strada ad emuli. Tra questi, appunto, Filippo Moccia: E’ stato un modo per avere in tempo reale i dati delle regionali, ma non se ne è fatto più niente perchè ogni candidato ha messo il proprio rappresentante. Non c’è niente sotto, non ci sono fatti irregolari, stiamo parlando di elezioni regionali, non di cose che possono sconvolgere i risultati, e comunque non se ne è fatto più niente. Quell’annuncio è stato eliminato in meno di 24 ore: forse sono stato ingenuo, non sapevo di poter andare incontro a queste polemiche. è stata una iniziativa personale fatto solo ed esclusivamente per avere i risultati in tempo reale.
Eppure quel messaggio ha creato scalpore perchè, nel testo, era ben evidente la scritta remunerazione adeguata. E soprattutto, chi avrebbe pagato? E’ stata una decisione mia personale, non c’entra nessuno. Assolutamente non si prevedevano soldi, magari portavamo un panzerotto al seggio o ci facevamo una pizza, ma di soldi non se ne sarebbe parlato. Ho sbagliato a scrivere quel messaggio, che è stato pubblicato solo con la finalità  di ricevere i dati delle regionali nell’immediato. Tra l’altro non sapendo utilizzare Facebook ho avuto problemi ad eliminare quello scritto, altrimenti l’avrei tolto dopo 5 minuti, spiega Filippo Moccia.
Non ci poteva essere retribuzione, ho solo sbagliato a scrivere, ma non c’entra nè la lista nè il candidato regionale (Pippo Liscio, ndr), aggiunge Moccia. Sui social network si è scatenata la polemica, con diversi utenti che hanno individuato nel pagamento ai rappresentanti una prassi ben consolidata e che non fa distinzioni di colori, da partiti a movimenti civici.
Per evitare qualsivoglia inquinamento del voto, infatti, i rappresentanti possono prestare servizio a titolo gratuito: Non c’erano altre finalità  se non quella di monitorare gli esiti del voto, anche perchè parliamo di competizioni regionali dove si parla di 10-14 mila preferenze e 40 ragazzi di sicuro, pur volendo, non servirebbero niente in quest’ottica, conclude Moccia.
Michele Cirulli
 

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