I politici di Cerignola? Sono (quasi) tutti Bevilacqua

Forse la politica di Cerignola culla più di un Bevilacqua. Undici secondi di follia hanno portato il candidato sindaco di Cerignola, Gerardo Bevilacqua, alla ribalta nazionale per la serie rapida di schiaffi, calci e sediate ad uno dei suoi collaboratori ritenuto infedele.

 
Da Repubblica al Corriere della Sera, da la Zanzara di Radio24 a Studio Aperto, la sequenza video delle botte del presidente della lista Voci Nuove, immortalata da uno smartphone, ha guadagnato un passaggio sui network nazionali, suscitando ilarità  e indignazione. Ma di Bevilacqua ce n’è soltanto uno? No. Perchè di mazzate, anche eclatanti, ce ne sono state tante, nella città  di Di Vittorio. E se la politica è l’arte del compromesso, a Cerignola è un’arte marziale, perchè gli addetti alla cosa pubblica hanno più volte usato le mani- o ci sono andati vicini- per far valere le proprie ragioni. Se solo ci fosse stato un i-Phone a riprendere le loro imprese, di fenomeni virali se ne sarebbero registrati in quantità .

Era febbraio del 2010 quando Cerignola si apprestava ad esprimere una preferenza tra Berardino Tonti (PD), Antonio Giannatempo (Pdl) e Franco Metta (La Cicogna): nel giorno della presentazione delle liste, complici il caos ed i ritardi accumulati dall’allora segretario Filippo Re, non furono rispettate le scadenze che prevedevano la consegna dell’elenco dei candidabili entro le ore 12. A Palazzo di Città  la situazione diventò subito incandescente sulle questioni interpretative. Fino alla zuffa tra Metta e Antonello Summa (in un video ancora oggi consultabile su YouTube): T fe ammant’nè? Uè ˜mbatous, scem! urlava il cicognino, alludendo ad uno contro fisico, rivolto all’ex segretario dem. Di mezzo supporters di ambo gli schieramenti pronti a mettere pace ed evitare che gli insulti e il pericoloso andarsi incontro, con fare da bulli, potesse sfociare in una più grave rissa. Dopo due giorni Metta e Summa si riappacificarono con un abbraccio ed un bacio. Proprio come Bevilacqua ed il suo collaboratore malmenato, stando alle ricostruzioni del presidente di Voci Nuove.

Sempre nel 2010, nel giorno di Pasqua, a campagna elettorale terminata, Giavito Casarella e Franco Metta si incontrarono in Piazza Primo Maggio. La vittoria di Giannatempo fu inaspettata e la debacle cicognina cocente: per ora di pranzo i due avversari si incrociarono casualmente per strada: una provocazione, secondo l’avvocato; una inspiegabile rabbia secondo l’ex alleantino, scatenarono la reazione furiosa del Metta, che rincorse Casarella “ di certo non per scambiare opinioni- fin dentro la cucina di un ristorante ubicato nei pressi della piazza, gridando (stando alla denuncia presentata dalla vittima) Io ti uccido, io ti faccio uccidere. Fu questo l’augurio pasquale inusuale che forse ha dettato la svolta cattolica del cicognino.

Sarà  il carattere sanguigno dei civismi, ma anche i partiti non se la passano meglio: il centrodestra ne racconta delle belle con lo scontro dei consiglieri di maggioranza Michele Allamprese e Salvatore Morano, con quest’ultimo che, infastidito dalle accuse del suo alleato, per metterlo a tacere non trovò altro modo che riservargli una ginocchiata in faccia, rigorosamente preceduta da avvertimenti. In quei giorni in Parlamento si discuteva di legge bavaglio: Morano l’ha interpretata a modo suo. A dividerli un altro consigliere comunale, Arcangelo Marro, che nell’occasione riportò qualche lieve ferita alla mano. Nelle stanze del potere, però, gli scontri si fanno sempre più aspri. Come quando, appena insediatosi, il centrodestra avrebbe dovuto scegliere l’assessore da mandare al terzo piano di Palazzo di Città , agli uffici tecnici. Il dualismo Paolo Vitullo-Francesco De Cosmo si fece così acceso che quest’ultimo, preso dall’ira, decise di scaraventare un posacenere (altri filoni di pensiero parlano di portaocchiali) addosso all’ingegnere oggi candidato sindaco. Ma se un gesto vale più di mille parole, anche quello dell’assessore ai servizi sociali Michele Romano è una rarità  che ha guadagnato la ribalta nazionale grazie alla schiaffeggiata pubblica nei confronti del vicario del vescovo Felice Di Molfetta, don Carmine Ladogana, al centro di vicendevoli provocazioni per la famosa cripta al Duomo, la cosiddetta Tomba del Faraone: i due si incontrarono casualmente davanti al cinema Corso, ed il sacerdote avrebbe rivolto (secondo il racconto di Romano) degli insulti a causa delle esternazioni politiche anti-clericali (Mi ha dato dello scemo e del pezzo di m.., raccontava l’assessore). In pochi minuti quattro schiaffi in successione rivolti al braccio destro di Di Molfetta: il segno della pace 2.0. E’ falso dire che ho dato uno schiaffo a don Carmine: ne ho dati molti di più, spiegava Romano su queste colonne.

A sinistra le cose non vaglio meglio. Le ultime primarie di coalizione, che vedevano contrapposti Michele Longo, Carmine Roselli ed il futuro candidato sindaco Tommaso Sgarro si sono concluse con l’intervento della DIGOS a causa delle intemperanze di Nicola Giordano, presidente Coldiretti locale, i cui screzi con l’entourage di Longo stavano per finire con il contatto fisico. Così anche i coordinamenti piddini sono diventati memorabili: sempre Giordano aggredì verbalmente e quasi fisicamente Rocco Paciello che aveva osato fare ricorso in occasione dell’elezione del segretario cittadino (2014). Nel 2011, invece, proprio a Paciello “ con lettera a firma di Gentile e Summa “ furono addebitati comportamenti che incitano alla violenza. Un’annotazione ingenerosa, che chiaramente finì in un nulla di fatto, ma con un controesposto per le pressioni verbali (e fisiche) avvenute dentro e fuori la sezione PD. Dieci, centro, mille Bevilacqua a Cerignola.

Michele Cirulli
 

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