Tatarella: “”Metta in vantaggio? Macchè, è lui a dover rincorrere Sgarro””

L’imprevedibile fase 2 di Metta convince (con qualche riserva) il suo padre politico: Salvatore Tatarella. Anche se per giudicare l’operato dell’eccentrico avvocato cicognino il banco di prova, secondo l’ex europarlamentare, sarà  la presentazione del programma.

 
Soprattutto Visto che fino ad ora abbiamo ascoltato le proposte del canditato consigliere X o Y, molte volte alle prime armi e per questo portatori di concetti abbastanza fantasiosi””.
Quindi “”Sospendo il giudizio fino a quando non vedrò la presentazione delle cose da fare tenendo presente che chiunque avrà  lo sciagurato compito di sostituire Giannatempo si troverà  senza soldi in cassa visto che -spiega Tatarella- a causa di alcuni paletti sforati nel bilancio, l’Ente pubblico non potrà  operare alcuna assunzione. A Cerignola ci sono 122 dipendenti comunali, togliendo i 35 vigili urbani e i messi, si capisce bene che anche far funzionare la macchina amministrativa sarà  un’impresa.

Se Franco Metta, in campagna elettorale dal 2010, può rappresentare un Dorando Pietri 2.0, ovvero la versione moderna del maratoneta che nel 1908, avendo percorso in testa le Olimpiadi di Londra si presentò spompato sul traguardo, tanto da essere supportato dai giudici di gara (circostanza che gli costò la squalifica), è ancora presto per dirlo: Io penso che abbia fatto bene a cambiare i termini della sua campagna elettorale. è diventato più moderato ed ha cambiato passo da movimento di protesta a movimento che aspira a governare cercando di coinvolgere. Nel passaggio dalla fase 1 alla fase 2, però, rimangono alcuni passaggi che non convincono. Come quello delle provinciali e del complicato rapporto di odio e amore con Michele Emiliano, che spiazza parte dell’elettorato: Lì ha oggettivamente sbagliato credendo che i civismi siano sommabili. Si è lasciato ammaliare da Michele Emiliano votando Francesco Miglio alla provincia e si è intromesso in meccanismi dai quali avrebbe dovuto restare fuori. Il movimento civico- dice Tatarella- ha un senso a livello locale. Per esempio Lucera con Tutolo ha voluto cambiare pagina rispetto ai partitismi che hanno sotterrato la città . Stessa cosa può succedere a Cerignola, ma le liste civiche cittadine non sono cumulabili.
Se la brillante verve di denuncia sembra essere un vago ricordo, l’unico rimedio è uscire dall’angolo paesano. Sentivo alcuni che dicevano di dover puntare solo sulle imprese locali. Cerignola invece ha bisogno di sprovincializzarsi, di guardarsi intorno, di intraprendere delle iniziative comuni con Paesi vicini e lontani. Un consiglio che tra l’altro avevo dato anche a Giannatempo pensando di poter gemellare il Teatro Mercadante di Cerignola, di Napoli e di Altamura per mutui scambi. Ma niente, osserva l’onorevole che è attivissimo con la Fondazione culturale Pinuccio Tatarella.

Per l’ex sindaco di Cerignola, in realtà , è Metta a dover rincorrere gli avversari. Se qualche mese fa il testa a testa con il ragazzino Tommaso Sgarro sembrava un favore elettorale, oggi, complici il trasformismo dilagante, gli sponsor eccellenti e il volto nuovo, il PD sembra giocarsela sul serio: Non dobbiamo mai dimenticare che Cerignola ha una forte tradizione di sinistra. Non c’è un distacco chilometrico tra Sgarro e Metta. è quest’ultimo, infatti, che deve inseguire il Partito Democratico. Sgarro non mi ha convinto per alcuni passaggi, ma non l’ho mai sottovalutato: quella forza politica di suo può contare su 5000 voti che non smuovi nemmeno con il carro armato e poi con il combinato disposto dell’ondata Emiliano e della cattiva amministrazione di Giannatempo si riesce ad aggregare ancora di più. La campagna elettorale del 2015 a Cerignola si è caratterizzata per la massiccia dose di voltagabbana: ogni partito o movimento ha la sua fetta di candidati che hanno cambiato idea, cambiato casacca e grande amore politico. Una sorta di Ibrahimovic della res publica, per usare un paragone calcistico.
è la tornata dei Transformes, passati da uno schieramento all’altro. Anche Franco Metta, che della lotta al trasformismo ha fatto il suo cavallo di battaglia, non è immune: Fate bene a definirla la campagna elettorale dei voltaggabana. Il problema è che non se ne vergogna più nessuno e la gente non se ne disgusta. Per questo non credo che questo possa mettere o togliere nulla. Così come credo che anche il dietrofront di Metta sulla Chiesa possa non incidere- rimarca Tatarella- perchè il vescovo non sposta nemmeno un voto. Non siamo più nei tempi in cui la Chiesa determina le elezioni.
Michele Cirulli
 
 

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