Black Land: 10 condanne, 1 assoluzione: si attendono i risarcimenti

BARI. L’inchiesta Black Land produce i suoi primi effetti: ieri, presso il tribunale di Bari, il giudice Galesi ha emesso 10 condanne ed una assoluzione per lo sversamento illegale di rifiuti tra Campania e Puglia, che hanno fatto della Capitanata una vera e propria pattumiera con circa 300 mila tonnellate di immondizia accatastata illegalmente.

 

Rispetto alle richieste dei pm Giuseppe Gatti e Renato Nitti, che avevano invocato pene per complessivi 39 anni di carcere, il gup Marco Galesi è stato lievemente più clemente. Agli imputati si è contestata l’associazione a delinquere e lo sversamento illecito di rifiuti e la sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, parla chiaro: 3 anni e 9 mesi per Gerio Ciaffa, proprietario della cava di Ordona in località  Cavallerizza; 2 anni e 4 mesi per Giuseppe Zenga, tra gli autisti che materialmente trasportavano i rifiuti tra la Campania e la Capitanata; 2 anni e 6 mesi per Michele Brandonisio, legale rappresentante della Ecoball srl; 2 anni e due mesi per Donato Petronzi; 2 anni e 6 mesi per Giuseppe Gammarota; 2 anni  e 2 mesi per Donato Del Grosso, fratello di Pasquale, assassinato a febbraio scorso nell’agro di Ascoli Satriano; 2 anni e 6 mesi per Claudio Durante; 2 anni  e 4 mesi per Francesco Pelullo, proprietario della cava ubicata a Cerignola, nei pressi della diga Capacciotti; 2 anni e 2 mesi per Gianluca Cantarelli. Decade l’accusa di associazione per Frnacesco Di Leno, condannato a mesi 6 di reclusione con pena sospesa. Assolto, invece, Giuseppe De Nittis con la conseguente decadenza delle misure cautelari ai domiciliari. Le pene sono state ridotte di circa un anno rispetto alle richieste effettuate dal pm Gatti che, durante la sua requisitoria, aveva anche ricordato come uno degli indagati fosse inserito nella “”lista nera”” che il pentito Carmine Schiavone, esponente di spicco del clan dei Casalesi, aveva fornto nel 1997 alla Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti.

Per la corresponsione dei danni da liquidare alle parti civili, invece, si dovrà  aspettare l’ulteriore processo a carico dei condannati. In via temporanea, il comuni di Ordona e Carapelle (rappresentato da Iaia Calvio), il consorzio di Bacino FG4 ed il comune di Cerignola (rappresentati da Pietro Barbaro), il comune di Trani, il comune di Apricena e la società  agicola Castel Pagano srl godranno di una provvisionale di 20mila euro, in attesa del successivo e definitivo giudizio in causa civile. Ai condannati il giudice Galesi ha ordinato il ripristino ambientale dei terreni utilizzati come cava e che hanno accolto, almeno per un anno, una enorme quantità  di rifiuti che soltanto formalmente risultata trattata ma, nei fatti, non subiva alcun processo intermedio prima di giungere nelle discariche non autorizzate alla ricezione dell’immondizia.

La sentenza è comunque dura perchè, in aggiunta alle pene, il gup Galesi ha disposto la confisca degli stessi terreni adibiti a contenitore di rifiuti. Come già  verificato dai carotaggi, “”urge la bonifica”” per l’elevata presenza di carbonio nel sottosuolo. Erano stati il consorzio di bacino Fg4 ed il comune di Cerignola a richiedere il risarcimento danni più elevato, con complessivi 30 milioni di euro a fronte di una provvisionale di 5 milioni di euro. Al momento il risarcimento è di 20 mila euro: “”Con questa sentenza si è ricosciuto il diritto del Comune e del Consorzio di essere parte offesa all’interno del processo black Land- rimarca il legale Pietro Barbaro-. Aver comminato queste pene ai condannati spalanca la strada in sede civile, dove di certo daremo battaglia per il riconoscimento del ristoro dovuto all’attività  criminosa riconosciuta dal giudice Galesi””.

Michele Cirulli


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