Black Land,chiesti 39 anni per gli imputati. E Ciaffa si sente male

Già  il prossimo 17 dicembre, presso il tribunale di Bari, si potrebbe arrivare a sentenza per 11 dei 14 imputati nell’inchiesta Black Land, per i quali il pm Giuseppe Gatti ha chiesto, complessivamente, 39 anni di reclusione.

 

Dopo la requisitoria di oltre due ore, il pubblico ministero ha proposto 4 anni e 6 mesi di reclusione per Gerio Ciaffa; 3 anni e 8 mesi per Giuseppe Zenga, Giuseppe Gammarota e Donato Del Grosso; 2 anni e 8 mesi per Gianluca Cantarelli e Francesco Di Leno; 4 anni per Donato Petronzi e Michele Brandonisio; 3 anni e 4 mesi, infine per Claudio Durante, Francesco Pelullo e Giuseppe De Nittis.

La pena più elevata è stata richiesta per Gerio Ciaffa, proprietario della cava in contrada Cavallerizza ad Ordona, che ha accusato un malore e non ha potuto quindi partecipare all’intero dibattimento. Dopo l’arrivo di un’ambulanza del 118, il gup Marco Galesi ha proseguito il dibattimento che è durato fino alle ore 17:00. Ciaffa, tra l’altro, era rimasto implicato in un’altra inchiesta giudiziaria riguardante la raccolta e lo smaltimento illecito dei rifiuti: nel 2008 il suo nome fu scritto nel registro degli indagati dell’inchiesta Veleno. E’ proprio all’interno della sua proprietà , infatti, che vi sarebbero stati i più grossi sversamenti di rifiuti provenienti dalla Campania. Anche per questo il pm Giuseppe Gatti ha chiesto la confisca delle cave di Gerio Ciaffa e quelle nella disponibilità  dei suoi familiari. Tra l’altro l’imprenditore ordonese si ritrova in cella e non più agli arresti domiciliari. Per l’altro possessore di cave, Francesco Pelullo di Cerignola, dove sono stati tombati grandi quantitativi di rifiuti a poche centianaia di metri dalla diga Capacciotti, il pm ha chiesto 3 anni e 4 mesi di reclusione. Pelullo, tra l’altro, il mese scorso era stato nuovamente in stato di fermo a causa di una rapina avvenuta l’anno scorso. Le principali novità  del processo Black Land, su cui sono puntati gli occhi dell’antimafia di Bari, anche in virtù delle dichiarazioni del boss Carmine Schiavone che indicava nella sua lista nera anche un imprenditore oggi coinvolto nel provvedimento giudiziario, sta procedendo con estrema velocità  e non è escluso che il 17 dicembre possa celebrarsi una data storica per le questioni ambientali di Capitanata.

Durante il dibattimento, inoltre, a causa di difetti di notifica, è stata ammessa a parte civile anche l’istanza presentata da Iaia Calvio, che rappresenta i comuni di Carapelle e di Ordona, che nelle prime battute erano rimasti fuori da ogni richiesta di risarcimento danni. La quantificazione degli stessi è stata studiata, ad esempio, dall’avvocato Pietro Barbaro in rappresentanza dei Comuni di Cerignola e di quelli aderenti all’Ato Fg4: per il legale sarebbero complessivamente 30 i milioni di euro da indirizzare a “”ristoro”” dell’inquinamento ambientale e della scorretta concorrenza operata in danno del Consorzio. Inoltre sono stati chiesti 5 milioni di euro come ristoro ambientale. Ed anche di questo, infatti, si discuterà  nell’udienza del 17 dicembre, presso il tribunale di Bari, quando il giudice Marco Galesi sarà  chiamato a valutare la requisitoria del Pm Gatti, assecondandola (in parte o completamente) o bocciandola con l’assoluzione.

Di certo il giro del traffico illecito di rifiuti ha prodotto delle certezze incontrovertibili come i luoghi e i quantitativi di monnezza sepolti senza alcun trattamento ed in maniera totalmente illegale, sfruttando la riservatezza delle campagne del Tavoliere. Sono infatti questi i numeri diffusi dal comando provinciale dei Carabinieri di Foggia:  Agro di Ordona, Loc. Cavallerizza, proprietà  Ciaffa Michelina: 7.500 m3 – 10.000 tonnellate; b. Agro di Ordona, Loc. Cavallerizza, proprietà  Ciaffa Gerio: 205.000 m3 – 270.000 tonnellate; c. Agro di Cerignola, Loc. Cavallerizza, proprietà  Pelullo Antonio: 12.000 m3 – 15.000 tonnellate d. Agro di Apricena, proprietà  Società  Agricola Castel Pagano srl: 500 m3 – 700 tonnellate e. Agro di Ordona, Loc. Cavallerizza, proprietà  Ciaffa Carmela 1.500 m3 – 2.000 tonnellate. La mappa della tratta illegale dell’immondizia parte dalla Campania, dove alcuni imprenditori “”“ tra Benevento e Avellino- traevano ingiusti profitti facendo finta di “”ripulire”” quei rifiuti e, attraverso false documentazioni, li scaricavano nell’agro della provincia di Foggia, fino ad arrivare alla Bat, precisamente a Trani.

Michele Cirulli


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