venerdì, Settembre 18, 2026
Cronaca

Il corpo di Sadam ritrovato all’interno del bagagliaio della sua stessa auto

Un macabro ritrovamento a pochi chilometri dal ghetto di Borgo Mezzanone ha trasformato in tragedia la scomparsa di Sadam Houssain, il bracciante trentaduenne di origine pakistana di cui si erano perse le tracce dallo scorso 4 agosto, dopo l’ultimo avvistamento nelle campagne di Cerignola, dove lavorava. Il corpo senza vita del giovane, giunto in Italia quattro anni fa e titolare di un permesso di soggiorno per protezione speciale, è stato rinvenuto nel pomeriggio di sabato 22 agosto all’interno del bagagliaio della sua stessa autovettura, a circa dieci chilometri da Foggia. Le condizioni del cadavere, in avanzato stato di decomposizione, suggeriscono che il decesso possa risalire proprio al giorno della scomparsa, ma per stabilirlo con certezza la Procura di Foggia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti e ha disposto l’autopsia.
Ad affrettare l’identificazione, prima ancora dei riscontri medico-legali, sono stati i dettagli personali riconosciuti dal fratello della vittima, giunto in Italia due anni fa per lavorare al suo fianco. Un anello d’argento con una pietra rossa, insieme agli abiti e alle scarpe ancora indossati, ha spazzato via ogni dubbio. La svolta è arrivata quasi per caso: il fratello Nazim, mentre percorreva la zona di Borgo Mezzanone in auto con un amico, ha riconosciuto il veicolo di Sadam parcheggiato sul ciglio della strada e ha subito lanciato l’allarme tramite un connazionale residente in Italia da oltre vent’anni, che ha guidato i carabinieri sul posto.
La vita di Sadam era scandita dai ritmi serrati dei campi e dal trasporto di altri lavoratori. Insieme al fratello e ad alcuni amici, lavorava nelle campagne di Cerignola e, all’occorrenza, si occupava di accompagnare i braccianti dal ghetto alle aziende agricole del basso Tavoliere. Il 4 agosto, tra le 19 e le 20, dopo il turno di lavoro, Sadam si era diretto verso Ippocampo, dove aveva un appartamento, mentre i compagni erano rientrati nella struttura di Posta Uccello a Cerignola. Il mattino seguente, non vedendolo arrivare e trovando il suo telefono prima muto e poi definitivamente spento dalle dieci del mattino, sono scattate le prime ricerche, sfociate nella denuncia formale ai carabinieri il 7 agosto.
Il drammatico epilogo ha sollevato profonda indignazione nelle istituzioni e nelle sigle sindacali. Il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, ha sottolineato come la vicenda metta a nudo una realtà drammatica fatta di sacrifici, debiti contratti per finanziare il viaggio verso l’Europa e condizioni di vita estreme all’interno di una baraccopoli trasformata prima in prigione e poi in tomba. Una condanna severa è arrivata anche dalla Fai Cisl Puglia, il cui segretario regionale Antonio La Fortuna ha definito l’accaduto l’ennesima tragedia di un sistema di sfruttamento agricolo e di marginalità sociale non più tollerabile. Dal sindacato arriva un fermo appello alle istituzioni e alle parti sociali per un cambio di passo radicale che superi le logiche dei ghetti e restituisca dignità e sicurezza ai lavoratori della terra.

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