lunedì, Agosto 10, 2026
Cultura

MV | “Il mago del Cremlino”, come Putin è diventato il nuovo Zar

Il film di produzione francese, basato sull’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, racconta la storia della Russia dopo il crollo del comunismo e l’ascesa al potere dell’ex funzionario del KGB

Da semplice funzionario dei servizi segreti a nuovo Zar della Russia moderna. È la storia raccontata da “Il mago del Cremlino – Le origini di Putin”, film di produzione francese diretto da Olivier Assayas e basato sull’omonimo romanzo scritto dal saggista Giuliano da Empoli, già assessore alla Cultura del Comune di Firenze durante la sindacatura di Matteo Renzi e professore di politica comparata all’istituto di studi politici di Parigi.

La pellicola racconta il caos della Russia post comunista dopo la caduta del Muro di Berlino, partendo dal senso di libertà della popolazione sovietica, soprattutto dei giovani, che dopo anni di dittatura prova a vivere sul modello occidentale. In questo contesto Vadim Baranov (Paul Dano), brillante produttore teatrale e di reality show, figlio di un funzionario del partito comunista russo ormai bocciato dalla storia, incontra una ragazza di nome Ksenija (Alicia Vikander), se ne innamora e tra i due nasce una relazione. I giovani copiano il capitalismo occidentale, nascono i primi oligarchi e Vadim, divenuto noto per la sua innovazione, diventa l’uomo di fiducia di Boris Berezovskij, un oligarca che gli affida il compito di fare da spin doctor a qualcuno che possa succedere ad un ormai anziano e consumato Boris El’cin.

Vadim intende essere protagonista dei suoi tempi, non un semplice testimone, e assieme al suo amico Berezovskij incontra un funzionario del KGB riservato e piuttosto taciturno di nome Vladimir Putin, proponendogli di presentarsi alle prossime elezioni proprio per prendere il posto del vecchio leader. Dopo un primo tentennamento, Putin accetta ma a condizione che Vadim lavori esclusivamente per lui. Mosca a metà anni 90 era uno dei posti con più opportunità per i giovani. La TV di stato diventa un network privato, iniziano i reality show, la politica era crollata e i russi vedevano in televisione nuove opportunità, sognando di possedere ville in costa azzurra. La democrazia, però, in Russia ha significato che tutti erano diventati più poveri, a parte qualche fortunato speculatore: se prima c’era la fila per avere il pane, dopo il crollo del comunismo il pane era disponibile ma non c’erano i soldi per comprarlo.

Per questo motivo c’era bisogna di creare qualcosa di nuovo con qualcuno che riportasse stabilità e sicurezza: si passa dai comizi in piazza ai discorsi in TV (come fece in Italia da Silvio Berlusconi) per formare una opinione pubblica in pochi mesi, cercando di riportare ai vertici statali il potere verticale e non quello orizzontale più democratico. Vadim, attraverso il suo lavoro, riesce in pochi mesi a far eleggere Vladimir Putin nuovo presidente della Federazione Russa, anche grazie a due attentati nella capitale ufficialmente attribuiti ai separatisti ceceni, ma probabilmente di matrice interna. Lavora fianco a fianco con il nuovo presidente, lo accompagna nei vertici internazionali ma visto che in Russia conta la vicinanza al potere più del denaro, Putin non esiterà ad eliminare, anche fisicamente, i suoi avversari politici anche se ricchi e famosi.

Nel film di Assayas si parla anche della rivoluzione portata da internet, che ha ormai preso il posto della televisione. E Vadim, ancora una volta, si fa trovare pronto per sfruttare questa occasione e orientare l’opinione pubblica russa e dei paesi occidentali anche attraverso fake news (chiamata anche fake democracy). Un modello che in Italia è stato usato per accrescere consensi prima da Davide Casaleggio (per Beppe Grillo) e poi da Luca Morisi (già spin doctor della Lega).

Vadim vede accrescere il potere di Putin: ha chiesto e ottenuto dal CIO che le olimpiadi invernali del 2014 si svolgessero in una località affacciata sul mare come Sochi (dimora estiva del presidente russo) per poi invadere la regione Ucraina del Donbass, diventando di fatto un nuovo Zar.

Ed appresa la notizia di diventare padre, rinuncia al suo incarico fiduciario per ritirarsi a vita privata. Ma i cortigiani perdonano tutti: ladri, assassini, traditori ma non i disertori.

MENZIONE SPECIALE

Paul Dano conferma, anche in questo film, di essere uno degli attori americani più brillanti del momento. Partito da film che in Italia troppo frettolosamente vengono etichettate “commedie demenziali” come La ragazza della porta accanto, ha saputo ritagliarsi il suo spazio ad Hollywood anche in pellicole decisamente più impegnate come Prisoners (film da cui i gemelli Duffer hanno preso spunto per creare Stranger Things), 12 anni schiavo, Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino e The Batman, ottenendo candidature ai Golden Globe, Emmy e Bafta.

Simone Perdonò

 

 

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