martedì, Luglio 14, 2026
Cultura

MV | Stranger Things, il capolavoro per tutte le età targato Netflix

I fratelli Duffer hanno confezionato una serie che ispirandosi ai grandi film degli anni ’80 ha tenuto incollate davanti alla tv almeno tre generazioni, mescolando vari generi come horror, avventura, fantasy e romanzo di formazione

Il binario seguito a piedi e la casetta segreta dove quattro amici si incontrano come in Stand by me, le bici come mezzo di trasporto viste in The Goonies, il robot che cambia forma simile al T1000 di Terminator 2, l’aspetto orripilante di Vecna che ricorda Freddy Krueger di Nightmare. Questo e tanto altro è Stranger Things, la produzione di Netflix che ha riscosso grande successo a livello planetario dal 2016 ad oggi. La serie ha tanti pregi, ma forse quello principale è riuscire a far appassionare almeno tre generazioni.

La bravura dei registi, i fratelli Matt e Ross Duffer, sta nell’intrecciare le vite di persone con età differenti che però condividono l’intera trama, ognuno con un ruolo ben preciso e definito. Stranger Things, per ammissione degli stessi Duffer, prende spunto da grandi film degli anni ’80 ed alcuni elementi tematici sono stati ispirati alle opere di Steven Spielberg, John Carpenter, David Lynch e Stephen King e forse non è un caso la presenza, in un paio delle cinque stagioni, di attori come Sean Astin e Linda Hamilton, protagonisti rispettivamente in The Goonies e Terminator 2.

Stranger Things riunisce tanti generi: fantasy, horror, azione, avventura e romanzo di formazione, mostra l’evoluzione, anche fisica, dei suoi protagonisti durante le cinque stagioni da cui è composto, partendo da quattro ragazzini che diventano adolescenti e che si incontrano, e scontrano, con personaggi reali e immaginari.

Chiamati, nella maggior parte dei casi, alla loro prima vera interpretazione da protagonisti, Undici (Millie Bobby Brown), Mike (Finn Wolfhard), Dustin (Gaten Matarazzo), Lucas (Caleb McLaughlin) Will (Noah Schnapp) e Max (Sadie Sink) sono all’altezza del compito loro richiesto e la presenza di attori più esperti come Winona Ryder, David Harbour e Matthew Modine (oltre ai già citati Sean Astin e Linda Hamilton) non toglie spazio ai ragazzi ma, al contrario, valorizza le performance dei ragazzi che restano i veri protagonisti della storia in tutte e cinque le stagioni.

La trama è nota ai più ed inizia nella fittizia cittadina rurale di Hawkins (nello stato dell’Indiana) ed ha inizio il 6 novembre 1983 (data ricorrente nella serie) per terminare nel 1989, dove quattro amici appassionati di giochi di società si incontrano nello scantinato nella casa di Mike per giocare a Dungeons &Dragons, un famoso gioco di ruolo fantasy da tavolo.

I protagonisti non sanno che in quella tranquilla cittadina esiste anche un laboratorio dove vengono segregati e studiati alcuni bambini con poteri speciali. Uno di loro riesce a scappare e incontra per caso il gruppetto di ragazzi che nel frattempo si è messo alla ricerca di Will, scomparso poche ore prima in circostanze misteriose. Non mancano cenni alla guerra fredda Stati Uniti e Unione Sovietica e ad esperimenti tenuti segreti dai governi dei due paesi, che cercavano sempre di essere un passo avanti l’uno rispetto all’altro.

Ma il successo di Stranger Things non è dovuto solo all’effetto nostalgia degli anni ’80 come scritto da qualcuno. È tanto altro. Come l’attenzione dedicata alla musica.

I fratelli Duffer, oltre alla colonna sonora composta da Michael Stein e Kyle Dixon dei Survive, sono stati molto attenti anche ad inserire cantanti e band anni ’80 come i Clash, Madonna, Cyndi Lauper o i Toto. Un ruolo cardine lo ricopre Should I Stay or Should I Go dei Clash, selezionata per essere ascoltata e poi suonata in momenti importanti della prima stagione, così come Running Up That Hill di Kate Bush. Il finale, invece, è affidato a Heroes di David Bowie, visto il muro che divide il mondo reale dal sottosopra.

Ma anche quando per esigenze di trama si è parlato di altri generi come il jazz, nella stagione finale compare più di una volta una musicassetta di John Coltrane, uno dei padri del jazz americano e riconosciuto universalmente come il miglior sassofonista di tutti i tempi.
Dato l’enorme successo di pubblico, Stranger Things ha dato vita anche a rappresentazioni teatrali (un prequel e spin-off della serie, ambientata nel 1959 e segue la versione del giovane Henry Creel) libri, fumetti, giochi da tavolo (il sottosopra), videogiochi e giochi che i bambini (e gli adulti) trovano nei fast food per finire con una puntata dei Simpson andata in onda nel 2019.

C’è anche chi ha riprodotto le pareti con le lettere dell’alfabeto disegnate sul muro del soggiorno di casa Byers con cui Winona Ryder comunicava con il figlio scomparso (che in realtà si nascondeva da uno dei mostri in un’altra dimensione) nella prima stagione. Sono previste persino delle visite guidate sui luoghi di ripresa della serie, ubicate in realtà a Jackson, in Georgia. Nella serie è presente Maya Hawke (nel ruolo di Robin Buckley) figlia degli attori Uma Thurman ed Ethan Hawke, mentre Millie Bobby Brown (Undici-Jane), nel frattempo divenuta adulta, è convolata a nozze con Jake Bonjovi, figlio del noto cantante Jon Bon Jovi.

C’è anche un pezzetto di Italia in Stranger Things grazie alla presenza di Gaten Matarazzo (Gaetano John Matarazzo) nel ruolo di Dustin Henderson, che non ha mai nascosto le sue origini avellinesi né di essere affetto da disostosi cleidocranica, che provoca deformità della clavicola, come il personaggio che interpreta nella serie.. Matarazzo ha contribuito fattivamente alla ricerca scientifica su questa patologia offrendo il ricavato della vendita di alcune magliette.

MENZIONE SPECIALE
Quando una squadra gioca alla perfezione e i giocatori seguono il proprio compito come un’orchestra che si muove all’unisono si dice che sia merito dell’allenatore. In questo caso gli allenatori della squadra di Stranger Things sono i gemelli Matt e Ross Duffer, i registi della serie.

Hanno selezione con meticolosa attenzione gli attori e dato loro una vera e propria anima nei ruoli che hanno interpretato, hanno dato a ciascun protagonista uno spazio ben definito nella serie, sia agli attori più giovani che a quelli più esperti. Quella di Netflix è una serie, che, tra mille peripezie, non dimentica di raccontare la vita di tutti i giorni dei ragazzi protagonisti che diventano adulti man mano che passa il tempo, sino ad un finale strappalacrime, con un omaggio nemmeno tanto velato a Stand By Me di Rob Reiner, in cui si ritrovano per l’ultima volta a giocare a D&D.

Divenuti ormai adulti, lasciano spazio ad altri bambini che continueranno la tradizione dei giochi da tavolo, non prima di aver lasciato un alone di mistero attorno alla figura di Undi. Si vocifera, inoltre, di uno spin off che potrebbe girare proprio attorno al personaggio interpretato da Millie Bobby Brown con Finn Wolfhard (Mike) e David Harbour (Hopper).

Simone Perdonò

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *