Tre anni di flop, tradimenti e iper-familismo: finisce (si fa per dire) l’era Dalessandro. Un obiettivo raggiunto

Poco più di tre anni sono serviti a Daniele Dalessandro per dilapidare un consenso, quello dei dem, partiti da un discreto consenso di 2200 voti alle elezioni comunali del 2021 e finiti per essere terza forza politica a Cerignola alle ultime regionali del 2025.
Le dimissioni sono arrivate a margine di una consultazione pressoché inutile come le provinciali (votano solo i consiglieri comunali e non i cittadini) e in un momento in cui ormai l’avvicendamento alla guida del partito di maggioranza non garantirà, almeno per i tempi risicati, alcuna svolta interna e all’amministrazione in carica.
La rete familiare
Anche perché il reticolo che Dalessandro ha costruito per blindare la sua posizione è solido: consiglieri comunali a lui vicini, compagna vicesindaco, padre (ex) capogruppo. Per non contare uno zio mister-voti nel ruolo di consigliere comunale, Celestino Capolongo, poi dimessosi dopo l’arresto nell’ambito di un’inchiesta su presunte truffe all’INPS. Nemmeno a dirlo: alle comunali 2021 Capolongo, zio di Dalessandro, faceva ticket con Dibisceglia, compagna di Dalessandro. Chiunque prenderà il suo posto, quindi, dovrà fare i conti con una famiglia allargata e non con una formazione politica.
Il ribaltone del 2019
È stato questo il frutto del ribaltone del 2019, quando proprio Dalessandro e l’altro fine “stratega” Nicola Giordano, una volta sottoposti di Elena Gentile, decisero di dire stop alla lunga gestione dell’ex assessore regionale, che invece puntava su Tommaso Sgarro: in un congresso all’ultimo voto, Sgarro perse la leadership proprio in favore del “nuovo” establishment. Da quel momento, i progressisti, più per questioni personali e afferenti al narcisismo che per ragioni politiche, hanno deciso di correre su strade separate.
Il primo flop: il tradimento di Divito
La gestione dell’ormai ex segretario è partita a febbraio 2023, con la successione a Sabina Ditommaso. Soltanto un anno dopo vi è stato il primo banco di prova: le provinciali 2024. Nonostante i numeri a favore, nonostante un largo consenso dovuto al meccanismo del voto ponderato e nonostante l’elezione pressoché in tasca, Maria Rosaria Divito del Partito Democratico non riuscì a farsi eleggere. Semplicemente, nel PD di Dalessandro vi furono tradimenti eccellenti. Un battesimo, per il segretario, che rappresentò più che altro un manifesto politico della sua gestione.
Il secondo flop: il tradimento di Ditommaso
Perché, in contemporanea al primo flop, Dalessandro ne stava innescando un altro attraverso il tentativo di rimozione del Presidente del Consiglio Sabina Ditommaso, tramite una mozione firmata proprio dal PD, stesso partito di Ditommaso, con cui l’ex segretario intendeva defenestrare l’avvocato con una manovra politica mai vista prima nella storia della democrazia: la sfiducia al proprio presidente, senza peraltro un fondamento giuridico ma semplicemente frutto del desiderio di onnipotenza, si risolse nel modo più prevedibile. Quel documento dopo un anno fu ritirato.
Le scelte di scarso spessore e il primo addio
Nel frattempo, l’amministrazione, con le sue intuizioni di posizionare Cicolella e Dibisceglia in ruoli strategici, ha mostrato tutti i suoi limiti. Gestione caotica, iperfamilistica, senza spessore e capacità. Tanto che a settembre 2024 Vincenzo Merra, eletto nelle file del Partito Democratico, decise di dire basta e lasciare i progressisti per migrare in un contenitore civico. Un altro tonfo della segreteria, evidentemente non sufficiente per imprimere un cambio di rotta.
Il tradimento a Piemontese
Più il PD di Cerignola sprofondava, più Dalessandro rincarava la dose, decidendo perfino di iniziare una guerra sotterranea con Raffaele Piemontese, assessore regionale e in quel periodo vicepresidente della regione Puglia. Motivo? Dalessandro avrebbe voluto spuntare per sé una candidatura alle regionali, mentre Piemontese ha da sempre optato su Cerignola per una figura femminile.
Il crollo delle regionali
Infatti, anche nel 2025, è ri-toccato a Teresa Cicolella, con un fiasco senza precedenti e appena 1.900 preferenze raccolte a Cerignola con un’intera amministrazione in sostegno, almeno sulla carta. L’ennesimo scivolone di un partito che ha perso la bussola ma che è stato invece molto attento a questioni di piccolissimo e spesso misero cabotaggio.
L’ultimo capolavoro in una elezione inutile
Il resto è storia dei giorni nostri. Con le provinciali rese un monumento al suicidio politico: Dalessandro ha “splittato” i voti del PD facendoli convergere sia sul suo stesso partito che su Moccia, quindi Sgarro. Risultato: nessun eletto per una manciata di voti. Di lì le dimissioni. Forse tardive.
L’obiettivo raggiunto
Probabilmente, l’unica mossa riuscita di Dalessandro alla guida dei dem è stata quella di garantire i suoi familiari: Maria Dibisceglia, fragile politicamente e ancora più fragile amministrativamente, siede come vice di Bonito come fosse un ologramma, senza alcuna spinta propulsiva, senza spessore e senza guizzi, nonostante le praterie che l’ex giudice, più o meno volontariamente, garantisce ai suoi assessori.
Adesso il peso del PD si reggerà sulle spalle della famiglia allargata Dalessandro e saranno proprio loro a portare avanti la linea del segretario dimissionario.
Va detto, non è facile fare politica in tempi così difficili. Però, non è nemmeno obbligatorio.


Vabbe ma così lo hai annientato per i prossimi 30 anni
La Saga Dalessandro mi piace più di beautiful.
Comunque va detto che piazzare tanti parenti all’interno del sistema richiede molto sforzo eh .
Destra o sinistra è tutto uno schifo. Sono 30 anni che abbiamo le stesse parsone a sinistra e a destra. E’ una corsa a chi fa più schifo. Il paese è ai minimi storici.
Gli scappati di casa di via Mameli, tutti camerieri della Zia, dopo aver goduto del servizio alla medesima, hanno pensato di rilevare l’esercizio commerciale in proprio senza averne le capacità. Infatti nessuno se la sentiva di Candidarsi a sindaco, anche perché avrebbe raccolto pomodori in faccia, per cui si sono rivolti a Bonito, storico rivale della Zia. Con il risultao di trovarsi con due concorrenti nemici : da un lato la Zia con Tommaso Sgarro, forti del consenso personale, e Bonito, deciso a sfruttare la occasione per date la volata al figlio. Lo “stratega” Nicola Giorfano con le sue strategie… Leggi il resto »
A quanto pare l’interesse per le poltrone e posti di potere annientano l’interesse del paese e le sue sorti. Al paese mio questa non si chiama politica ma ambizione e arrivismo personale che demoliscono questa città. Si tirino le conclusioni, fatelo voi o lo faranno o cittadini al voto.
Andate a lavorare davvero, sporcatevi le mani con il vero lavoro, non sapete neanche tenere una penna in mano e avete preso in giro tutti quelli che vi hanno sostenuto, avete rovinato il PD e avete sistemato tutti i vostri parenti, meglio che abbandonate Cerignola e lasciate stare anche la politica che non è roba per voi.