“Dipendenti” della banda a 200 euro al giorno e turni di riposo: la holding Furti d’Auto Spa

Guadagnavano circa 200 euro al giorno i “dipendenti” della banda di ladri e ricettatori capace di rubare da sette a dieci auto in una notte, farle a pezzi in poche ore e rivenderne le varie parti. E se in passato il mercato era stato soprattutto locale, negli ultimi anni la società si era evoluta piazzando i pezzi anche grazie alle vendite online e riuscendo a farli arrivare pure all’estero.
Lo riporta Repubblica nell’edizione odierna.
Si chiama Stolen III l’indagine della Squadra mobile della Bat coordinata dal pm tranese Marco Gambardella, che ha chiesto e ottenuto 15 misure cautelari (12 in carcere e tre ai domiciliari) dal gip Ivan Barlafante. Nell’inchiesta è coinvolto anche l’imprenditore agroalimentare (incensurato) Vito Musciolà, fino a pochi mesi fa è stato il segretario di Forza Italia a Trinitapoli.
Per lui – riferisce il quotidiano – non sono state chieste misure cautelari ma la sua posizione è al vaglio degli inquirenti, considerato che un capannone di sua proprietà a Trinitapoli sarebbe stato utilizzato come deposito dei pezzi di ricambio da piazzare sul mercato nero. I poliziotti lo hanno scoperto seguendo alcuni degli indagati.
Musciolà ha detto di non sapere ciò che accadeva nella struttura, che nell’ottobre scorso è stata ripulita («ho buttato pure la segatura a terra», diceva un indagato intercettato) perché gli uomini che la gestivano temevano un’inchiesta. In quei giorni Musciolà sosteneva i candidati azzurri al Consiglio regionale, ma a fine anno, il coordinatore provinciale Marcello Lanotte gli ha tolto il ruolo di segretario.
In quei mesi la banda dei cerignolani veniva monitorata per fornire al gip le prove necessarie a bloccarne le attività. Al vertice dell’organizzazione si ritiene ci fossero 3 figure chiave: Pasquale Pensa, Alberto Macchiarulo e Sergio Martire. Accanto a loro operavano i gregari con compiti specifici: i ladri, ripresi dalle telecamere del Nordbarese e della Bat; i terminator che smontavano le auto in pochi minuti; gli autisti dei camion per il trasporto ai depositi e i ricettatori a contatto con i clienti.
Il gruppo lavorava 5 giorni a settimana, osservando le domeniche di riposo e la pausa estiva, con tanto di avvisi su WhatsApp. Il 31enne Giovanni Direda considerava l’attività un impiego in cui realizzarsi, visione condivisa dai familiari che la ritenevano una professione sicura con possibilità di carriera. In un’intercettazione, la moglie di uno degli arrestati si lamentava dei guadagni ridotti, spingendolo a cambiare gruppo per chiedere almeno 1.000 euro a settimana.
L’indagine ha individuato i cimiteri delle auto a Barletta, i luoghi di smontaggio a Bisceglie e i magazzini a Trinitapoli, dove un singolo motore poteva costare fino a 1.500 euro. Grazie a queste operazioni, il capo della Procura di Trani, Renato Nitti, ha rilevato che i furti sono diminuiti del 42,5 % rispetto a 4 anni fa.

E versavano pure i contributi