venerdì, Luglio 19, 2024
Politica

Quando Giorgio Napolitano si candidò a Cerignola


Alle elezioni politiche del 1987 il collegio per l’elezione al Senato della Repubblica di Cerignola fu conteso da esponenti di primo piano del dibattito nazionale d’allora.

Tranne la Democrazia cristiana che puntò ancora sull’uscente, Nicola Ferrara, originario di Manfredonia, il Movimento sociale italiano candidò l’allora numero due del partito Pinuccio Tatarella, mentre il Psi che veniva dall’esperienza di governo con il primo presidente del consiglio socialista, Bettino Craxi, schierò uno dei suoi colonnelli più ascoltati, ma soprattutto una delle voci più critiche durante il regno del potente segretario milanese: Rino Formica, barese di origine come barese di adozione era Tatarella, nonostante fosse nato a Cerignola.

Il Pci, invece, candidò Giorgio Napolitano, il presidente emerito della Repubblica, scomparso nei giorni scorsi e i cui funerali di Stato si sono celebrati in forma laica nell’aula di Montecitorio. Napolitano fu l’unico eletto dei tre leader in corsa nel Basso Tavoliere.

La scelta di schierare alla Camera alta in un collegio della Puglia uno dei leader nazionali più noti, candidato sempre alla Camera dei deputati nella circoscrizione di Napoli – Caserta, fu l’esito delle contorsioni che il potente Pci cerignolano viveva in quell’epoca, difficili da contenere anche per le direzioni provinciale e regionale. Soprattutto, però, uno degli elementi di maggiore importanza fu che a quel tempo l’amministrazione comunale di Cerignola era retta da una inedita maggioranza formata dal Pci, padrone assoluto del Municipio fin dal primo dopoguerra, grazie al mito di Peppino Di Vittorio, e dalla Democrazia cristiana.

Un inedito in tutta l’Italia dove a distanza di quasi quindici anni dalla proposta avanzata nel 1973 dall’allora segretario comunista Enrico Berlinguer di “un compromesso storico” tra i due partiti maggiori dello schieramento politico italiano, solo per tre anni tra il 1976 e il 1979 ci fu quella che fu chiamata la stagione della “solidarietà nazionale” che prevedeva però l’astensione dei comunisti e non la partecipazione al governo.

A Cerignola, invece, nel 1985 nacque quello che L’Espresso titolò essere “un laboratorio bianco – rosso”. Un’inedita maggioranza che escludeva i socialisti, nonostante questo partito fosse il motore della politica italiana d’allora. Di conseguenza, affidare la campagna elettorale al vertice della corrente cosiddetta “migliorista” del Pci fu un modo anche per tutelare quell’esperimento di governo.

Napolitano “fu presente nel collegio tra maggio e giugno del 1987, raccogliendo l’enorme consenso del 39 e mezzo per cento con quasi 40mila voti – ricorda l’ex sindaco di Cerignola Matteo Valentino, all’epoca consigliere comunale – venne alcune volte e con me faceva il giro dei quartieri popolari, entrando nelle abitazioni e ascoltando la gente, prima di incontrare i dirigenti del Partito”. Tuttavia, al termine delle consultazioni optò per la Camera dove fu contestualmente eletto a Napoli, lasciando il posto, secondo le previsioni della legge elettorale vigente, al senatore bracciante Pasquale Lops, di Corato, eletto nel collegio di Molfetta in quella tornata elettorale.

Natale Labia


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Ciavetruttichigghionn
9 mesi fa

Ciavetruttichigghionn

illuminateilpapaalleFornaci
9 mesi fa

illuminateilpapaalleFornaci

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