Stefano e gli altri invisibili di Cerignola: le storie

Stefano e gli altri invisibili di Cerignola: la storia

Tutto ciò che si sa di lui è che non è italiano. Lo si è potuto incontrare per diversi giorni in centro, riverso su una panchina o su un  marciapiedi, addormentato ed in palese stato d’incoscienza. Vicino a Stefano (nome di fantasia) giaceva almeno una bottiglia di birra. Da qualche giorno, non lo si vede più nelle zone che è solito frequentare. Non si sa dove alloggi di notte né se abbia un rifugio.  Come si è potuto capire, si tratta di un senzatetto la cui situazione è già nota ai soccorritori e agli uomini delle Forze dell’Ordine.

«Le segnalazioni riguardanti il suo caso non sono una novità – afferma un agente della Guardia di Finanza – Parlare con lui è praticamente impossibile, visto che è sempre ubriaco. È stato anche accolto in alcune strutture Caritas, ma non è mai andato oltre un pernottamento». Anche le operatrici del 118 affermano più o meno la stessa cosa: «Una volta, abbiamo avuto ben tre segnalazioni in un giorno solo. Ogni volta è stato portato al pronto soccorso, ma è sempre fuggito. Il problema è che, quando ci giunge una segnalazione su di lui, dobbiamo far intervenire un’ambulanza proveniente da fuori Cerignola, e questo significa sottrarre un mezzo a potenziali emergenze ben più serie».

Il caso di Stefano è uguale a quello di tanti altri in Italia, ma a Cerignola assume un’importanza particolare perché non esiste un’emergenza clochard e non tutti sono a conoscenza del suo caso: «Lo scorso inverno, è stato portato in una struttura sanitaria dopo una segnalazione, ma è andato via quasi subito – ha spiegato l’assessora ai Servizi Sociali, Maria Dibisceglia – Rifiuta qualsiasi tipo di aiuto e non lo si può costringere a restare in struttura. Intervenire con un TSO non è possibile senza l’esistenza di un potenziale pericolo per gli altri». Il problema che si pone è allora trovare soluzioni che possano reinserire lui e gli altri clochard nel tessuto sociale, ma occorre tener presente che si tratta di gente che ha compiuto una scelta di vita radicale. Il rifiuto di qualsiasi tipo di aiuto da parte di chi vive in strada è una costante, ed i Servizi Sociali e la Caritas fanno quello che possono: «È difficile intervenire quando si sceglie di vivere in strada. A Cerignola i casi non sono più di tre o quattro – fanno sapere dagli uffici dei Servizi Sociali comunali – Si tratta per lo più di italiani con una famiglia e una casa i quali, ad un certo punto, scelgono di lasciare tutto. Noi abbiamo le mani legate perché, per quanto si possa intervenire, tutti loro tornano immediatamente a vivere per strada. Noi facciamo il possibile, ma non possiamo opporci alla loro scelta di vita».  

Giovanni Soldano


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