Donne vittime di violenza, la coraggiosa rinascita di Luana | VIDEO

Donne vittime di violenza, la coraggiosa rinascita di Luana | VIDEO

Una storia di violenza, ma anche una storia di riscatto; una storia di vessazioni, ma anche una storia di giustizia; una storia di lacrime, ma anche una storia di nuovi inizi. Nel corso della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la giovane cerignolana Luana Greco ha presentato il suo libro autobiografico “Amare da…morire”. Nella fredda cronaca dei giornali e del mattinale diramato dalle forze dell’ordine ci è finito anche il suo vissuto, la sua relazione iniziata sotto i migliori auspici e poi naufragata tra ricatti, violenza fisica e psicologica, maldicenze e aggressioni raccontate nero su bianco. Ma quella di Luana è anche una storia di rinascita, con una vita che “cambia in 12 ore”, la polizia che la preleva da casa e la porta in un luogo segreto per intraprendere un percorso ad hoc. Sono stati tanti i tentativi, da parte della famiglia, di convincere Luana a denunciare il suo aguzzino, ma nel frattempo la violenza è diventata sempre più quotidiana, fino a quando quelle botte, quella violenza cieca e barbara, ha rischiato di ucciderla. Fino a quando il suo convivente l’ha quasi ammazzata.


Da qui il trasferimento in una casa rifugio, un posto a indirizzo segreto che accoglie le vittime della violenza per praticare il cosiddetto “no contact”: lontana dal suo aguzzino, lontana dai suoi familiari e dagli affetti più cari, lontana dalla sua città e da tutto ciò che ha aveva costruito fino a quel momento. È stato proprio durante la permanenza nella casa rifugio che è maturata l’idea di tradurre la sua esperienza in un libro.

“Un libro che ho deciso di scrivere affinché la mia storia possa incentivare donne vittime di violenza a denunciare e combattere per l’amore proprio, racconto così quello che è stato il mio amore insano, quello che ho subito e poi la voglia di ricominciare a vivere”, ha detto Luana. Il libro è stato scritto per sensibilizzare affinché si possano meglio comprendere le dinamiche così impercettibili che sfociano nella violenza psicologica e poi fisica che le vittime subiscono e patiscono, sensibilizzare la gente a non arrendersi a combattere attraverso la consapevolezza, attraverso dei percorsi”, dice Luana.


Perché se da un lato è importante denunciare, dall’altro è necessario e imprescindibile che ogni comunità abbia una rete di protezione che possa proteggere la donna vittima di violenza: “In primis, secondo me, bisogna avere un appoggio familiare, perché se è il genitore a non credere, la vittima si abbatte prima di iniziare. Il mio libro lo dedico alla mia famiglia, che mi è sempre stata vicina: ho avuto la fortuna di avere due genitori che non hanno mai smesso di lottare per me, anche quando mi arrabbiavo con loro per difendere lui e nonostante tutti i miei no”. Sono stati proprio i genitori di Luana a chiedere aiuto alle forze dell’ordine: il vicequestore aggiunto Loreta Colasuonno, l’ispettore Luigi Schiavulli e Francesco Ciliberto “sono stati impeccabili in tutto quello che hanno fatto”, ha ricordato Luana.

Di certo non è stato un percorso facile “ma pieno di dignità”: “E’ determinante, come nel mio caso, la casa rifugio, il non avere contatti con nessuno. La vittima vive una campagna diffamatoria da parte del carnefice che non ha ritegno. Però oggi ho imparato a sorridere di questa gente, perché la verità ce l’ho io, ce l’ha la legge e chi mi ha seguito”. La vita di oggi, dopo la tempesta, sembra più serena. Un racconto sentito, commovente, anche quando Luana ha ricordato un suo carissimo amico, Rosario Mancino, deceduto insieme a Pia Patruno nel mare di Otranto la scorsa estate. Il libro di Luana, che con Rosario condivideva la passione per lo sport e per la corsa, è dedicato anche a lui. Un ricordo che somiglia a quel saluto che Luana, che in quei tragici giorni della morte dei due ragazzi a Baia dei Turchi viveva il suo percorso di protezione personale, non ha potuto dare al suo amico del cuore.


 



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