Interporto Cerignola, spunta l’asse con il CIS di Nola

Interporto Cerignola, spunta l'asse con il CIS di Nola

L’interporto di Cerignola, la grande incompiuta da 55 miliardi di vecchie lire che non ha prodotto alcun posto di lavoro in 30 anni, adesso può percorrere la via impervia del rilancio. Passato nelle mani del gruppo Caiaffa per un valore di poco inferiore ai 2 milioni di euro, il polo intermodale ubicato in zona industriale è al centro di un progetto di riqualificazione varato da Confidustria che ha inserito quel cantiere nella lista dei progetti finanziabili con i fondi del Recovery Fund.

E per tentare la strada della riattivazione di quella che a tutti gli effetti è stata una cattedrale nel deserto, l’associazione degli industriali e il privato si sono rivolti al CIS di Nola, i cui vertici, nelle giornate di mercoledì e giovedì, hanno effettuato un sopralluogo in loco: l’obiettivo a lungo termine, infatti, è quello di creare una connessione tra la sponda Adriatica e quella Tirrenica tentando di creare un asse strategico per lo sviluppo della mobilità nel Sud Italia. Con una superficie di 1 milione di metri quadrati, 300 aziende attive in 90 settori mercelogici, 6 km di vetrine, l’Interporto di Nola è indiscutibilmente non solo leader del comparto, ma anche un modello e, soprattutto, un potenziale partner. 

“Gli interporti sono un pezzo delle Zone Economiche Speciali, che nascono intorno a porti, interporti e retroporti. Le precondizioni ci sono tutte, adesso il progetto va declinato e vanno individuate le connessioni che sono utili e sostenibili; vanno individuati i ruoli che si vogliono dare all’interporto”, spiega a La Gazzetta del Mezzogiorno Claudio Ricci, amministratore delegato del CIS Nola.

“C’è la materia su cui lavorare e c’è forse anche il contesto favorevole, perché attualmente sono previsti piani importanti di sviluppo e di investimenti nella logistica, quindi è il momento giusto di fare queste valutazioni e scegliere il progetto più performante”, prosegue l’Ad, “ma al di là delle formule, vi è definire quanto si vorrà puntare sul trasferimento gomma su gomma e quanto nell’intermodalità e questo dipende dal tipo di traffici che si individueranno: la logistica è un gioco di minimizzazione dei costi. Bisogna capire all’interno degli attuali traffici per quali ci sarebbe vantaggio competitivo”.

Ma l’interporto potrebbe perfino diventare un polo di “agglomerazione industriale”: “Abbiamo avviato un processo di valutazione su come dare un contributo e come eventualmente collaborare. Gli interporti vivono di connessioni tra interporti, per vocazione siamo una rete. Il tema è avere chiaro il progetto e i soggetti da attrarre”, prosegue Ricci. Si tratta di un progetto ambizioso, ancora in fase embrionale, ma che testimonia la volontà di fondo di dare impulso ad un’intuizione rimasta sopita per circa trent’anni.

“Abbiamo molto insistito come Confidustria per dare valore a questo possibile asse tra Cerignola e Nola – dice l’imprenditore Gerardo Biancofiore -. L’aspetto positivo è che esiste un gruppo imprenditoriale determinato e nuove condizioni come l’alta capacità: trovare sinergie e mettere in connessione, come sta avvenendo per l’interporto di Cerignola, è il compito che Confindustria deve svolgere sul territorio a tutela degli associati e del territorio” .   

Michele Cirulli
La Gazzetta del Mezzogiorno

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