Morte Monopoli, i legali dell’indagato: “É stato il primo ad essere aggredito”

“Sentiamo il dovere di intervenire per fare conoscere la posizione della difesa che – lo si vuol dire nettamente – è di forte critica verso l’iniziativa assunta dai pubblici ministeri”. Sono, queste le parole degli avvocati Paolo D’Ambrosio e Tonio Ciarambino, difensori di Francesco Stallone, accusato, insieme a Michele Verderosa, di omicidio volontario aggravato di Donato Monopoli.

“Interveniamo vista la pubblicazione della notizia relativa alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei confronti del nostro assistito per l’accusa, tanto grave quanto infondata, di omicidio volontario aggravato e viste le pesanti ricadute che la notizia sta già avendo sull’opinione pubblica della comunità cittadina”.

“La richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario a carico di Francesco Stallone ci stupisce enormemente sia perché, alla conclusione delle indagini, i pubblici ministeri avevano contestato l’omicidio preterintenzionale sia perché, effettivamente, le indagini espletate avevano accertato che questa tragica vicenda era scaturita da una semplice scazzottata tra giovani, avvenuta in discoteca, all’esito della quale il povero Monopoli aveva avuto una emorragia cerebrale conseguente alla rottura di un aneurisma“, spiegano all’Attacco.

“Appare doveroso segnalare che diversi testimoni avevano reiteratamente riferito che il nostro assistito era stato il primo a essere aggredito finendo disteso a terra e che solo in seguito si era innescata la colluttazione nella quale si erano fronteggiati, da una parte, i cinque giovani cerignolani, dall’altra i due foggiani oggi imputati. È pacifico che non fossero state usate né armi né oggetti atti a offendere, così come è pacifico che la lite durò solo pochi secondi. È, dunque, impensabile che ci sia stata l’intenzione di uccidere, tanto più che la lesione mortale riportata dal Monopoli non risultava riconducibile a una percossa determinata ma alla sfortunata rottura, non eziologicamente certa, dell’aneurisma cerebrale, che avrebbe portato alla morte solo otto mesi dopo”.

“In tale particolarissimo contesto, a fronte di dichiarazioni testimoniali estremamente confuse, quanto all’individuazione di chi avesse colpito chi e, soprattutto a fronte del sicuro coinvolgimento nella lite di almeno quattro persone, appariva già una forzatura la contestazione dell’omicidio preterintenzionale, anziché della rissa aggravata dalla morte del corrissante”.

“Ad avviso di questi difensori era invece questa l’unica contestazione possibile nel caso di specie e in grado di render giustizia della responsabilità di tutte le persone coinvolte nel tragico episodio, comprese le presunte vittime. Tutto questo, poi, senza tenere conto dei gravi ritardi e omissioni nelle cure apprestate all’infortunato da parte dei sanitari la cui responsabilità, pur motivatamente indicata da questa difesa, è stata esclusa dai pubblici in maniera proceduralmente errata e sostanzialmente opinabile”.

“Non meno errata ci pare la contestazione dell’aggravante dei futili motivi, ignorando le testimonianze delle ragazze che hanno riferito che il motivo della lite era stato quello di essere state pesantemente molestate da parte dei ragazzi di Cerignola. Insomma, una serie di scelte interpretative largamente opinabili dalle quali discende un capo di imputazione che sortisce da subito e ingiustamente l’effetto di impedire la definizione del processo col rito abbreviato e condanna anzitempo gli imputati alla gogna dei violenti carnefici”.

“Cionondimeno, nella piena consapevolezza dell’innocenza del nostro assistito rispetto alle accuse, continuiamo a confidare nello scrupolo e competenza dei giudici della corte di assise di Foggia (ormai designati inevitabilmente a occuparsi del processo) i quali sicuramente avranno la capacità di restituire a questa vicenda il suo giusto nome, che è quello di rissa aggravata e non di omicidio e, ancora, di accertare che l’emorragia cerebrale che condusse a morte il Monopoli non fu causata da alcun pugno, men che meno inferto da Francesco Stallone, il quale ebbe solo a difendersi da una vile aggressione “, concludono i due legali.

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C’è un limite a tutto
26 giorni fa

Conoscevo Donato molto bene e non credo ad una sola parola scritta da Lei avv. Ciarambino, tantomeno alle dichiarazioni delle ragazze che assumono di essere state molestate dai ‘Cerignolani”.
Confido nell’ergastolo senza se e senza ma!!

Ciccio
25 giorni fa

Povere creature innocenti! Quindi dopo che le loro amiche sarebbero state pesantemente molestate, i due pugili sono stati aggrediti dal povero Donato e dai suoi amici? E magari avrebbero anche riportato delle gravi lesioni? Pertanto lo hanno ammazzato per difendersi legittimamente. Ed inoltre l’emorragia cerebrale sarebbe sopraggiunta per caso, combinazione proprio quella sera. Ed infine la colpa del decesso sarebbe in capo ai soccorsi tardivi ed ai medici di San Giovanni Rotondo. Allora diciamo pure che la responsabilità personale in materia penale è una chimera o per meglio dire una barzelletta, per rimanere nel merito delle dichiarazioni della difesa.

tony
25 giorni fa

Tanto non la scamperete di fronte all’ergastolo.

Mimmo
24 giorni fa

La chiamate legittima difesa l’essersi accovacciato sulla povera vittima e infierire su di esso quando era privo di sensi?
Avete rimandato, rimanderete ancora, ma il giorno del giudizio arriverà.. allora cadranno tutte le vostre sporche maschere!

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