Gestione Coronavirus: Cerignola, nonostante tutto, merita rispetto

Gestione Coronavirus: Cerignola, nonostante tutto, merita rispetto

La situazione Covid è fuori controllo in tutta Italia, non fanno differenza la Puglia e la Provincia di Foggia. E’ proprio in Capitanata, però, che merita attenzione, da parte delle autorità sanitarie e della Prefettura, il caso Cerignola. Mentre dappertutto si ipotizza una terza ondata di Coronavirus, Cerignola si appresta a vivere la quarta. Perché mentre l’invito di venire a ballare in Puglia, ad agosto, con tanto di regole farsa con persone ammassate in ristoranti, pub, e locali, diventava uno spot elettorale per le imminenti elezioni regionali, Cerignola contava la sua solitaria “zona rossa” con oltre 100 contagiati (primato in tutta la Puglia). Quindi, quella di gennaio, nella città di Di Vittorio, potrebbe essere la quarta ondata.

Piuttosto che polemizzare con i colleghi che “sparano i numeri” più o meno attendibili, l’Ordine dei Medici potrebbe spiegarci – o farci spiegare – cosa sta succedendo a Cerignola durante questa pandemia. Perché, nonostante tutto, Cerignola merita rispetto. Durante la prima ondata la letalità del virus, nel centro ofantino, ha superato di gran lunga la media provinciale, regionale e nazionale (stando ai numeri comunicati). Nel rapporto contagiati/deceduti le percentuali sono letteralmente schizzate.

Per quali ragioni sociali/sanitarie/culturali? Cosa ci differenzia dal resto della Puglia? Solo una settimana fa, insieme ad altri 14 comuni, Cerignola è rientrata per una settimana in zona arancione, con limitazioni più stringenti prima di accomodarsi, da qualche giorno, in zona gialla e prima di ricollocarsi, come tutta Italia, nella zona rossa/arancione natalizia predisposta dal Governo. Non una spiegazione, ma una serie di dati asettici, sballati.

Chiariamolo subito: il tracciamento della ASL e di chi lo effettua in loco e in Provincia è scadente. Decine di pazienti lamentano di non ricevere risposte dai medici di base (l’ordine, i prefetti, la magistratura, le ASL dovrebbero saperlo); decine e decine di pazienti vengono chiamati – se vengono chiamati – a fare i tamponi dopo 2 o 3 settimane da quando manifestano sintomi (nel frattempo, se non sono responsabili, hanno facoltà di muoversi liberamente e di infettare liberamente). Parlare oggi di numeri ufficiali è semplicemente ridicolo. Se non offensivo. Perché magari, dopo due settimane, il paziente si è negativizzato da solo, ma nel frattempo ha infettato parenti ed amici, ma ai radar della ASL è sempre stato “negativo”.  E magari quel caso non rientra nel computo “ufficiale” tanto caro alla scienza.

“L’impegno”, gli “eroi”, la “collaborazione” e la “solidarietà” sono ricordi sbiaditi di una prima ondata e di un primo lockdown che è sembrato quasi un gioco, almeno all’inizio. Ora ci apprestiamo, a Cerignola e in Puglia e in Italia, ad entrare nel primo anno post Coronavirus: continuare a rispondere a quesiti di trasparenza con frasi emozionali, con racconti di turni massacranti (che pure esistono e sono già stati raccontati e apprezzati) è solo una perdita di tempo dannosa.

Sarebbe utile che la Commissione Prefettizia riunisca intorno ad un tavolo i medici di base, laboratori privati, farmacisti. Ovvero, chi tocca con mano, a seconda delle proprie competenze, il contagio. Dopo quall’incontro valutare di richiedere a chi di dovere ulteriori misure, visto che da marzo scorso Cerignola non ha conosciuto tregua in fatto di positivi. E magari iniziare a tracciare in autonomia il virus con tamponi gratis (o a quote ridotte con apposite convenzioni) per chi è maggiormenete esposto al pubblico e quindi ha maggiore possibilità di infettarsi e infettare. Se si aspettano informazioni ufficiali dalla ASL e dal Dipartimento Prevenzione, allora potremmo arrivare anche ad una quinta o sesta ondata pandemica.

È saltato tutto, dicono i medici della provincia. Per tracciare seriamente il virus e avere contezza del reale contagio, non si può aspettare che la ASL o la Regione ufficialmente ammettano di aver fallito o alzino bandiera bianca. Sui Monti Dauni hanno capito da ottobre che il virus non aspetta l’ufficialità e non si fa piegare dalla burocrazia: gli amministratori si sono organizzati in proprio con buoni risultati (i video a fine articolo raccontano i modelli utilizzati). Nel resto della Provincia e a Cerignola mentre si aspettano numeri parziali, aumentano i casi positivi e nel caos e nelle falle della sanità proliferano complottisti, negazionisti e cretini di ogni risma.     

Michele Cirulli

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Maurizio
3 mesi fa

Michele Cirulli hai tutta la mia stima ed il mio rispetto per questo articolo-denuncia.
Hai toccato e denunciato tutte le falle del sistema Puglia e in particolare della Capitanata abbandonata come sempre al suo destino dal governatore..
Non mi dilungo nel sottolineare tutto quello che hai ” spiattellato” in faccia a chi di dovere.
Da oggi chi ha difeso, proprio su questa testata il governatore, leggendoti forse inizierà a comprendere che non e’ questione di partito quanto di persone e se c’è da picchiar duro per il ns bene bisogna farlo a prescindere..
Un sentito grazie.

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