Il culto di san Pietro e la statua trafugata nel Duomo di Cerignola

Il culto di san Pietro e la statua trafugata nel Duomo di Cerignola

Una ricerca a carattere scientifico ci permette di fare luce sul culto di san Pietro apostolo a Cerignola. Serve allo scopo la seguente attestazione: «rimanendo ancora l’antichissima parrocchia della Cattedrale, sotto il titolo di s. Pietro Apostolo, principale protettore di questa Città, di cui il Capitolo gloriosamente ne serba l’Epigrafe» (L. Conte, Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola, precedute da un breve cenno storico topografico genealogico della stessa città, Tipografia di Gaetano Cardamone, Napoli 1857, p. 50, n. 1). Lo stemma del Capitolo, composto dalla tiara papale posta sopra due chiavi incrociate, è più volte scolpito sulla pietra nella Chiesa Madre, prima parrocchia di Cerignola, da tempo immemorabile dedicata a “San Pietro Apostolo”.

Come circoscrizione ecclesiastica Cerignola era una arcipretura nullius dioecesis, che con la bolla Quamquam per nuperrimam del 14 giugno 1819 del papa Pio VII (1800-1823) fu elevata a Diocesi con chiesa cattedrale ed unita aeque principaliter all’antica diocesi di Ascoli Satriano.

Venerdì 14 settembre 1934, data d’inaugurazione del Duomo “Tonti”, nuova più ampia cattedrale, il titolo parrocchiale di “San Pietro Apostolo”, fu trasferito in esso e la Chiesa Madre prese il titolo di parrocchia “San Francesco d’Assisi”.

Nell’atto di donazione fatto da «Petrus de Mirano comestabulus filius … civis Cidoniole» in favore del frate «Conrado de Basila» (ossia Corrado di Basilea), precettore della casa di Santa Maria dei Teutonici in Barletta, rogato a Cerignola il 25 ottobre 1225 (1224), si legge: «iusta domum ecclesie sancti Petri» (in traduzione: “presso la casa della chiesa di san Pietro”), (Codice Diplomatico Barese, Pergamene di Barletta del R. Archivio di Napoli (1075-1309) per R. Filangieri di Candida, Commissione provinciale di Archeologia e Storia Patria, Bari 1927, vol. X, pag. 94, n. 66). In tale atto si certifica, per la prima volta, l’esistenza nel XIII secolo di una “chiesa di san Pietro” («ecclesie sancti Petri») nell’abitato medievale della piccola «Cidoniole» (Cerignola).

Un riferimento al nome del protettore san Pietro lo troviamo nella sua adozione da parte di un importante personaggio nativo di Cerignola, come si riscontra in una pergamena del 5 giugno 1192, nella quale si tratta di un tale «Petro loci Cidonolia» (ossia “a Pietro del luogo Cerignola”), priore del monastero di san Matteo apostolo ed evangelista sito in Salpi. (F. Carabellese, Il Comune pugliese durante la monarchia normanno-sveva, Commissione provinciale di Archeologia e Storia Patria, Bari 1924, p. 192, XIII).

Nella relazione della Visita apostolica di Gaspare Cenci, vescovo di Melfi e Rapolla, effettuata dal 6 al 17 novembre 1580 all’arcipretura nullius di “Cirignola”, per incarico del papa Gregorio XIII (1572-1585), documento rintracciato dal sociologo Roberto Cipriani nei recenti anni ’70 presso l’allora Archivio Segreto Vaticano, attuale Archivio Apostolico Vaticano, si legge che tale visita ebbe inizio il 6 novembre «in maiori Ecclesia s(anc)ti Petri terre Cirignole» (in traduzione “nella Chiesa maggiore di san Pietro della terra di Cerignola”). A conclusione della sua visita, il 17 novembre il Cenci scriveva: «et beati Petri sub cuius tutela reperitur dictus locus» cioè «e del beato Pietro sotto il suo patrocinio si trova il detto luogo» (Una visita apostolica a Cerignola alla fine del XVI secolo, Centro Ricerche di Storia ed Arte Nicola Zingarelli, Cerignola 2000, p. 38).

Nel XVIII secolo Cerignola fu colpita dalla «siccità, che periodicamente affliggeva le campagne distruggendo ogni raccolto, e rovinando patrimoni e famiglie» (S. La Sorsa, La città di Cerignola dai tempi antichi ai primi anni del secolo XIX, Premiato Stabilimento Tipografico Stefano De Bari & figli, Molfetta 1915, p. 195). È significativo che in tale momento storico, cioè nel 1752, per cura del locale sacerdote don Saverio De Filippis, la grande devozione verso san Pietro portò i fedeli a far realizzare a proprie spese da un argentiere napoletano il busto argenteo del santo, segno tangibile e simbolico dell’unità del popolo e delle sue aspettative di protezione.

Queste notizie sulla data (1752) e sulla committenza furono acquisite alla critica grazie al compianto amico, l’artista Salvatore Delvecchio che, nel descrivere il busto di san Pietro, riportava per la prima volta il testo dell’iscrizione incisa sul basamento, in questi termini:

«Sulla fascia della base (avanti): A N D MDCCLII Sulla fascia del lato opposto: sono incise le Chiavi Sulla fascia del lato destro: CURA. R. D. XAVERII DE PHILIPPIS. Sulla fascia del lato sinistro: FIDELIUM ELEMOSJNIS» (S. Delvecchio, Il busto di S. Pietro, in «La Cicogna», anno III, n. 10, 20 gennaio 1981, p. 3).

È opportuno ripetere il testo latino esplicitando le sigle e dando la traduzione: «A(N)N(o) D(omini) MDCCLII – Cura R(everendi) D(omini) Xaverii De Philippis Fidelium Elemosjnis» (“Nell’anno del Signore 1752 – A cura del reverendo don Saverio De Filippis con le elemosine dei fedeli”).

Alla luce di opportuni confronti, il busto di san Pietro apostolo «manifesta una chiara aderenza ai contenuti stilistici della statuaria barocca napoletana, in particolare di Giuseppe Sanmartino» (G. Boraccesi, Un documento per la perduta statua d’argento di San Mercurio a Serracapriola e qualche annotazione per altre opere del Settecento, in «Kronos», n. 12, 2009, pp. 141-152, in part. p. 142).

Purtroppo il busto di san Pietro fu trafugato nella notte tra il 13 e il 14 dicembre del 1980 dalla chiesa cattedrale “San Pietro Apostolo” di Cerignola, il Duomo “Tonti”, e fino ad oggi non ritrovato.

L’Appretium Originale Terrae Cerignolae factum / per m(agnifi)cum Tabulariu(m) S(acri) R(egii) C(onsilii) D(ominum) Constantinum / Manni …, redatto dall’ingegnere tavolario Costantino Manni nel 1758, rintracciato dallo scrivente presso l’Archivio di Stato di Napoli, fornisce alla carta 31v una preziosa testimonianza storica, quella della concessione di una “perdonanza” (cioè una indulgenza spirituale) da lucrare dal vespro (sera precedente) della festa di san Pietro apostolo, protettore della Terra di Cerignola, e per la durata della festa. In tale occasione si svolgeva una fiera con il concorso di venditori forestieri in questi termini:

«Vi è parimente una perdonanza, la quale principia dal Vespero del Glorioso S. Pietro Apostolo Protettore di detta Terra, e dura per tutta la giornata della festività di detto Santo ove vi concorre molta gente forastiera con diversa sorta di Merci, e commestibili per vendersi a Cittadini, e forastieri» (A. Disanto, N. Pergola (a cura di), L’apprezzo di Cerignola del 1758, Centro Regionale di Servizi Educativi e Culturali, Cerignola 2004, p. 41).

Nella prima pubblicazione sulla storia di Cerignola, il cerignolano Teodoro Kiriatti (1728-1793), scrive di san Pietro apostolo come protettore della città: «È degna di ricordanza la principal Chiesa di S. Pietro Apostolo, Titolare Proteggitore di questa Città» (T. Kiriatti, Memorie istoriche di Cerignola, Nella Stamperia di Michele Morelli, Con Licenza de’ Superiori, Napoli 1785, p. 127).

Nel Libro dei Parlamenti di questa m(agnifi)ca Università del/la Città di Cerignola principiato in questo corr(en)te / anno 178uno, nella delibera dell’11 settembre 1791, sottoscritta dal sindaco cerignolano Francesco Gaeta, dottor fisico, si legge che la:

«Catredale Civica è di pertinenza anche di q(uesta) Uni(versi)tà […] Inoltre si fa’ pre(sent)e come nello Stato discusso vengono assegnati D(ucati)i cento per le Feste de Protettori di q(uest)a sud(dett)a Città, e q(uest)i si confermano alla sola festività del Corpus Domini, e vengono attestati altri Protettori come S. Rocco, S. Agostino, S. Michele arcangelo, S. Trifone e S. Pietro. […] altri D(ucat)i cento di aumento della celebraz(io)ne delle festività delli S. Protettori» (Archivio Storico Comunale di Cerignola, Registr(o) / delle de(li)/berazi(oni) / del Decu(rionato) / ne – d(al) / 1781 / al / (1)800, Tit(ol)o 1°, Art(icol)o 1°, Pos(izion)e 4a, cc. 159r-160v).

L’analisi della delibera ci permette di respingere decisamente quanto erroneamente attestato di recente dalla storiografia locale secondo la quale san Pietro apostolo fu dichiarato “protettore cittadino” nel 1791.

Come ho avuto modo di dimostrare per la prima volta in un mio lavoro monografico (A. Disanto, San Trifone. Le reliquie, il culto, il protettore, Mario Adda Editore, Bari 2016, p. 14), in tale delibera dell’Università locale vengono considerati, e non dichiarati, cinque Santi protettori della città, tra i quali san Pietro. Nel contempo si deliberava l’aumento del contributo in ducati per le spese sostenute nelle feste dei santi protettori, tra i quali troviamo, oltre a san Pietro, anche san Trifone martire, quest’ultimo già assunto a protettore cittadino nel 1595 (cfr. Disanto 2016, pp. 31-32).

In conclusione, sulla base delle fonti documentarie sopra riportate, si può affermare che san Pietro apostolo fu dichiarato protettore di Cerignola non nel 1791, ma ab immemorabili. Il suo titolo di Protector civitatis è legato anzitutto alla storia della Chiesa locale e alla devozione del popolo verso il suo primo protettore.

Argentiere napoletano, Busto di san Pietro apostolo, 1752. Già a Cerignola, Cattedrale, Duomo “Tonti” (trafugato nel 1980). Foto archivio «Angelo Disanto», Cerignola.

Angelo Disanto

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