Il canonico Luigi Conte tra le pieghe della storia

A cura di Angelo Disanto

Un posto importante per conoscere la storia di Cerignola va assegnato al sacerdote Luigi Conte (Cerignola 4.5.1823 – 18.8.1872), figlio di Ignazio, “Speziale Manuale”, e Angiola Cannone di Giuseppe, per due suoi scritti dedicati alla nostra città.

Già mansionario del locale Capitolo cattedrale “San Pietro Apostolo”, il 15 giugno 1867 fu nominato canonico dello stesso Capitolo dal vescovo Leonardo Todisco Grande (1849-1872).

Il primo scritto è il volumetto Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola, precedute da un breve cenno storico topografico genealogico della stessa città, stampato dalla Tipografia di Gaetano Cardamone in Napoli nel 1857, 77 p., [1] carta di tav.

Il secondo scritto è il contributo dal titolo “Cerignola”, inserito nella monumentale opera a cura di Filippo Cirelli, Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, ovvero descrizione topografica, storica, monumentale, industriale, artistica, economica e commerciale delle provincie poste al di qua e al di là del faro e di ogni singolo paese di esse, dedicata al Re Ferdinando II, opera pubblicata a fascicoli tra il 1853 e il 1860.

Queste mie note qui pubblicate, per la prima volta, intendono precisare per una rigorosa scientificità e correttezza della divulgazione, la collocazione del contributo “Cerignola” di Luigi Conte all’interno dell’opera Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato.





Il primo chiarimento da farsi è che lo storico canonico Luigi Conte non ha scritto il suo contributo “Cerignola” nel 1853; e inoltre non è inserito nel volume primo dell’opera Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, edito a Napoli dallo Stabilimento Tipografia Gaetano Nobile, come indicato da qualche nostro concittadino studioso di storia locale, ma in realtà il Conte lo ha pubblicato dopo l’avvenuto terremoto del 16 dicembre 1857, ed inserito nella predetta opera Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, ma nel volume ottavo, dedicato alla Capitanata, fascicolo 3, edito a Napoli, stampato dallo Stabilimento Poligrafico di Tiberio Pansini, dopo il 1857, alle pagine 65-82.

Quanto affermato è dimostrato da un approfondito esame testuale del contributo stesso del Conte, come si legge a pagina 69: «Terremoti. L’agro Cerignolese ha talvolta sofferto terribili scosse di tremuoto; […] Ma quello del 1857 fu spaventevole, ed apportò alla maggior parte dei fabbricati forti fenditure, e qualche distaccamento. La Chiesa Parrocchiale dell’Addolorata, e quella dell’Assunta soffrirono danni positivi.».

Inoltre il Conte a pagina 73 scrive: «Ma oltre questo modo ordinario di mietere, si sono qui introdotte le macchine del sistema Mac-Carmick (Americano) descritte in più giornali del Regno, dopo l’Esposizione Universale di Parigi nel 1855 […] Dal 1856, nella detta Casa di Montmorency furono adottate due altre macchine trebbiatorie, differenti dai sistemi indicati».

A pagina 77 riporta lo «STATO DE’ REATI COMMESSI NEL CIRCONDARIO DI CERIGNOLA DALL’ANNO 1848 AL 1857», con una tabella che per l’anno 1857 presenta «Misfatti 47 […] Delitti 152 […] Contravvenzioni 8».

A pagina 80 tra gli eventi significativi accaduti a Cerignola riporta: «D. Paolo Tonti, con testamento mistico del 3 Marzo 1855, nominava erede universale del suo ricchissimo patrimonio consistente in 23,456 ducati annui di rendita, oltre al denaro contante, l’Università di Cerignola; e Sua Maestà il Re N. S. con apposito decreto facoltava la città ad accettare quel pinguissimo retaggio. È volontà del testatore che si costruisca una novella Cattedrale corrispondente all’attuale ingrandimento e lustro della città, e che s’istituisca un Monte di pegni, ed un Monte di reclutazione.».

Troviamo un ulteriore conferma tra le righe di quanto il canonico Conte stesso scrive a termine del suo contributo, dove a pagina 82 nella seconda colonna, a conclusione dell’ultimo titoletto «Bibliografia», si legge quanto segue: «Infine dai pochi brani di antichità da noi pazientemente frugati in polverosi volumi, e messi insieme, come foglie sparse, formammo le nostre Memorie filologiche di Cerignola, che intitolammo e consacrammo ai nostri Concittadini; i quali speriamo che vogliano, anche per questo secondo lavoro, tener conto del nostro buon volere, e delle fatiche durate per mettere in chiara luce le antiche Memorie, ed i pregi della nostra cara patria;».





Come scrive quindi lo storico erudito Luigi Conte, “questo secondo lavoro”, cioè il suo studio “Cerignola”, fu pubblicato dopo il primo lavoro le Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola. E poiché il primo lavoro Memorie filologiche fu dato alle stampe a Napoli nel 1857, si deve ritenere che il “secondo lavoro” è inserito in realtà nel volume ottavo pubblicato nell’opera Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato dopo il 1857, e non come è stato scritto da alcuni edito nel 1853.

È lampante che se il Conte avesse scritto il suo contributo “Cerignola” nel 1853, non avrebbe potuto inserire in esso notizie ben circostanziate di fatti avvenuti dopo lo stesso 1853.

Da quanto qui sopra riportato si evince palesemente che il contributo del canonico Luigi Conte “Cerignola” fu inserito nel volume VIII, Capitanata, fascicolo 3, dell’opera a cura di Filippo Cirelli, Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, stampato dallo Stabilimento Poligrafico di Tiberio Pansini, edito a Napoli dopo il 1857.

Canonico Luigi Conte (da Angelo Disanto, Cerignola sacra, Cerignola 2008, p. 254).





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