Lo studente affetto da autismo ai compagni: “Vi sembro strano, ma accettatemi”. La lettera è commovente



Un litigio con due amiche di classe, un rimprovero, poi la lettera di scuse. Così uno studente del Liceo Poerio di Foggia, affetto da autismo, con l’aiuto di sua madre ha provato a spiegare ai compagni il perché dei suoi atteggiamenti, il suo essere “uguale a voi per certi aspetti e diverso da voi per altri”. Alla fine, per riportare la quiete in classe, il tredicenne sceglie di leggere la missiva in presenza di tutti i suoi compagni. Per scusarsi, certo, ma anche per portarli nel suo mondo. Per capire e capirsi reciprocamente.  

“È stato un bel momento – dice un insegnante- mi sono commosso, ho pianto”. Per ricomporre l’incomprensione, l’adolescente affetto da autismo si scusa e promette: “Giuro che ci proverò”. Ma prima, “approfitto per parlarvi un po’ di me, forse andava fatto prima”.  “Ho sogni, passioni, sentimenti, gioie, dolori, ansie, come ogni ragazzo della nostra età. Mi differenzia da voi lo spettro autistico, che a volte può essere una marcia in più e altre volte un ostacolo”.



“I miei sensi sono più sensibili, il mio umore è più sensibile, posso sembrare bizzarro, ho movimenti che ai vostri occhi sembrano strani e disconnessi, ma io non posso farne a meno”, si legge nella lettera scritta dall’alunno della classe prima.

Il ragazzo ha poi continuato: “Un rumore improvviso, fastidioso, uno sguardo insistente, un tocco, un profumo può rendermi instabile. Per scaricare l’ansia rosicchio le mie unghie, mi mordo la mano, sposto gli oggetti anche in modo irruento, ma mai, mai, picchierei qualcuno”.



Così l’appello – già accolto dai compagni di scuola – è diretto: “Non chiedo l’amicizia forzata di nessuno, ma almeno accettatemi per quel che sono. Io l’autismo non l’ho scelto, anzi ho dovuto accettarlo, non chiudete i vostri cuori, tendetemi una mano”, conclude lo studente. Il quale, anche prima di questa lettera molto significativa, era già il beniamino della sua classe. 

Di seguito la lettera completa che il tredicenne ha voluto leggere ai compagni di classe per scusarsi di alcuni suoi comportamenti.



 

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