LA LETTERA | Parla l’ex seminarista: “Il mio incontro con Renna…”


Giuseppe Capano

Di seguito l’intervento di Giuseppe Capano, ex seminarista di Candela, che ci scrive dopo l’ondata di polemiche che ha travolto il vescovo della diocesi Cerignola-Ascoli Satriano mons. Luigi Renna. Ciò che colpisce, leggendo la missiva (alla quale il prelato è invitato, qualora lo volesse, a rispondere) è un metodo che si ripete nella gestione delle “emergenze” che si ripetono. E che si tratti di scandali sessuali, come quello avvenuto a Candela, o si tratti di intrecci poco consoni con aziende legate alla malavita, l’atteggiamento della Chiesa rimane omissivo.

Di seguito il testo integrale.



Riuscire a decifrare tutta la mia angoscia non è cosa facile, soprattutto per la provenienza delle offese, calunnie che mi sono state rivolte in questi anni. Mi chiamo Giuseppe Capano, ho 24 anni e “per fortuna” sono un ex seminarista della diocesi di Cerignola – Ascoli Satriano.

Come già detto in apertura, non è facile esplicitare il tutto proprio perché si parla della chiesa diocesana, che in questi anni ha rappresentato per me e per la mia famiglia motivo di ansia e di tristezza. In questi giorni, si sta parlando molto della figura ( a tratti discutibile) di Mons Luigi Renna, ma non è una mia prerogativa emettere giudizi verso cose che non conosco completamente. 



Sicuramente, nel 2018, avrete sentito parlare  dello scandalo delle foto hot, che ha attanagliato la comunità di Candela. In queste foto, emergeva tutto il sistema messo in piedi dall’ex parroco, raffigurando lo stesso in momenti intimi. Aldilà della veridicità dei fatti, il vescovo non si è mai assunto le proprie responsabilità accusando la comunità candelese di “essere colpevole” dell’accaduto.

Questo non è tutto, perché il monsignore ha negato per un periodo di tempo il segno della pace, continuando a puntare il dito senza alcun ritegno. Purtroppo, dati i miei forti contrasti con l’ex parroco, il vescovo e una fetta della comunità hanno iniziato ad accusarmi per le foto affermando: “E’ un palese fotomontaggio creato da Capano per screditare il don”. Tutto questo mi ha ferito, ma nonostante ciò, sono riuscito ad ottenere udienza dal vescovo nella sede estiva di Ascoli , dove egli stesso mi esortava alla calma e al silenzio.

Già il silenzio, è un atteggiamento che troppo spesso viene tirato in ballo nella chiesa, cercando in tutti i modi di screditare gli oppositori. Credetemi, ho supplicato il vescovo di aiutarmi a ripulirmi da tale accusa ma non c’è stato nulla da fare. Il suo obiettivo, come affermato nella messa del settembre 2018, era quello di “difendere la buona fama del sacerdote”, senza chiedere minimamente scusa alla comunità. Sono stato un suo seminarista per poco tempo, ma come ripetuto più volte mi ha profondamente deluso perché tra le altre cose, ha favorito il mio isolamento e non ha fatto nulla per far emergere la verità.



La mia amarezza si fonda sulla figura episcopale, suscitando nella mia mente più volte le stesse domande: Come fa un vescovo a non dire la verità e perché non aiuta una persona ingiustamente incolpata? Ad oggi, non riesco a rispondere a questi interrogativi ma per lo meno mi sono fatto un’idea sul monsignore. Certamente, questa storia mi ha stravolto la vita, creando nella mia anima molti dubbi sull’essenza stessa della chiesa. Il vescovo, i miei ex compagni di seminario e il mio vecchio padre spirituale, non hanno recepito le parole del Santo Padre di “andare controcorrente” , lasciando cadere la buona novella nel solito silenzio di circostanza.

Attualmente non vedo la luce di Cristo ma solo tenebre, perché fino  quando la verità non tornerà ad essere pietra angolare ogni iniziativa, sermone risulterà vano e inconcludente. Per questo continuo a credere, che prima di essere credenti dobbiamo cercare di essere credibili.

Giuseppe Capano



1
Commenta questo articolo

più nuovi più vecchi più votati
Giovanni

Scoperchiato il vaso di Pandora

error: Marchiodoc.it ®