FOTO | Macerie, guerra, dolore: il presepe-denuncia del Liceo Artistico



Non è di certo un presepe convenzionale, anzi. La grotta di Betlemme è un vero e proprio scenario di guerra, il messaggio non è solo di pace, ma soprattutto di denuncia. Sta facendo discutere il presepe allestito a Palazzo Dogana, sede della Provincia di Foggia, dagli studenti del Liceo Artistico Sacro Cuore di Cerignola e che sarà visitabile per tutto il periodo natalizio nel capoluogo.

L’idea è nata dalla professoressa Lucia Grosso ed è stato realizzato dai ragazzi delle classi 3°, 4° e 5°, coordinati dalle docenti Pinto, Fasinella, Chieti e Scommegna con la partecipazione degli assistenti Cipollino e Giallella. Si tratta di una natività “in “nero e tutto intorno scene di guerra siriana e devastazione fanno da cornice al Natale.



C’è però spazio ad un messaggio di pace: “Human rights”, “Better days will come”, “No war” sono le frasi che spuntano dalle macerie. Così come, proprio dai detriti, viene fuori un germoglio, perché anche nell’inferno della Siria si può e si deve sperare.

“L’idea mi è venuta leggendo una frase di un poeta dissidente turco, Gallen, secondo il quale nascere dalla parte giusta del mondo è solo un caso. Ho portato questo scritto in classe e lì è nata questa idea, che la preside Giuliana Colucci, che adora le sfide, ha sposato in pieno”, racconta l’ideatrice Lucia Grosso.  

Un intero mese di lavoro, mattina e pomeriggio, per mettere in piedi un presepe fortemente attuale e per questo poco tradizionale. Betlemme è la Siria, colpita da una violenta guerra: la natività è in nero, “perché è il segno di un lutto che colpisce tutti”, e davanti a Gesù, Giuseppe e Maria “ci sono dei piccoli pastorelli che portano in dono tutto ciò che hanno: l’acqua”; una donna col suo chador stringe in braccio un bambino e un uomo, con stringe il capo tra le mani in segno di sconforto e disperazione. E poi c’è un germoglio, dai sassi e dalle macerie spunta la speranza.



Prima della realizzazione del presepe, però, c’è stato un momento di dibattito e di discussione con gli studenti: “Noi come docenti- dice Lucia Grosso- dobbiamo cerchiamo di coltivare senso civico nei nostri ragazzi. Sono felicissima per la risposta dei ragazzi che, non seguendo i Tg, a differenza della mia epoca dove era quasi un obbligo, hanno chiesto informazioni. Alcuni forse non sapevano nemmeno della guerra in Siria. Da lì abbiamo letto articoli, abbiamo discusso e ci siamo confrontati”.

Quasi un miracolo, nei tempi in cui lo straniero è visto come un problema: “Il personaggio Salvini crea una situazione molto imbarazzante e i ragazzi prendono ciò che dice come un gioco o come uno scherzo. Però loro hanno capito, o almeno spero, che la gente che viene in Italia non viene per bivaccare ma perchè scappa dalle tragedie, come quella siriana, che abbiamo raccontato”, conclude la professoressa Lucia Grosso.




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E lo dicono anche
11 mesi fa

Quindi c’è stata una discussione su un tema politico sfruttando una rappresentazione religiosa?
È stato spiegato anche il motivo per cui non si può accogliere chiunque arrivi illegalmente in Italia o Europa? Così, per sapere….

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