Sciolto per infiltrazioni il comune di Mattinata. E Cerignola?

Venerdì scorso il Governo ha sciolto il Comune di Mattinata per infiltrazioni mafiose. Secondo la commissione d’accesso che ha valutato le documentazioni prodotte dalla amministrazione garganica, vi sarebbero state delle influenze. Anzi, citando le carte, sono state “”accertate le ingerenze della criminalità  organizzata”” che ha effettuato “”pesanti condizionamenti”” sulla gestione e sulle scelte poste in atto.

Come riporta il Fatto Quotidiano, “”Lo scorso ottobre, il Consiglio superiore della magistratura – dopo l’ispezione in Puglia – aveva scritto nella propria relazione che la mafia foggiana, quella garganica e i clan di Cerignola avevano accentuato i propri caratteri della modernità  testimoniati dalla “”vocazione agli affari, la capacità  diinfiltrazioneneltessuto economico-sociale, la scelta strategica di colpire i centri nevralgici del sistema economico della provincia, e cioèl’agricoltura, l’edilizia e ilturismo””. Dunque la “”capacità  di infiltrazione”” è l’elemento distintivo dei gruppi organizzati foggiani, garganici e cerignolani.

Secondo Repubblica, che sul caso delle infiltrazioni nei comuni della Capitanata aveva dedicato un pezzo a ridosso della strage di San Marco in Lamis, i dossier per lo scioglimento dei consigli comunali hanno riguardato anche la città  di Di Vittorio oggi retta da Franco Metta.

Da due anni anche Marchiodoc.it scrive del rischio infiltrazioni a Cerignola, anche sulla scorta dei report della Direzione Investigativa Antimafia degli interventi dell’autorità  anticorruzione Raffaele Cantone o di appalti ritenuti controversi. Cosa che non è gradita al sindaco Franco Metta, che ha tentato di imbavagliarci con una querela che i giudici hanno ritenuto infondata e lo hanno inchiodato: del rischio infiltrazione a Cerignola se ne può parlare essendo questo “”argomento di indubbio interesse pubblico, senza valenza personale o scandalistica””.

E che si tratti di qualcosa di molto concreto rispetto ad un ragionamento astruso, lo hanno detto anche vescovi, magistrati, imprenditori. Attraverso queste colonne, ne ha parlato il neo vescovo di Teano, il cerignolano don Giacomo Cirulli, quando ha spiegato lucidamente: “”Poi c’è stato l’avvento della criminalità  organizzata, il processo Cartagine, le tangenti nei condomini. Non so se le forze che agivano in quel periodo storico oggi siano del tutto spente, a me sembra di no. Mi pare si siano trasformate in colletti bianchi, non si interessano più solo alla droga, hanno esteso i loro interessi al mondo del mattone. è questo- ammonisce don Giacomo Cirulli – che ci insegna mafia capitale a Roma e pensare che il nostro sistema ne sia immune è da ingenui. La politica può qualcosa contro la criminalità ? C’è qualcuno pronto al martirio? C’è bisogno di eroi, da tutte le parti e in tutti i luoghi di questa terra””.

Ancora più chiaro e netto il giudice Francesco Bonito: “”Sono cambiati i modi di affermazione della criminalità . A Cerignola sta avvenendo quello che sta avvenendo in tutta Italia: la mafia non si presenta più con i fatti di grande clamore, se non quando insorge la necessità  dell’autofinanziamento, come le estorsioni – spiega il giudice -. Una volta che viene acquisito il capitale criminale, il capitale va investito. Oggi le mafie sono imprenditrici””. Ed è questo dibattito che l’amministrazione comunale vuole spegnere. Denunciando Marchiodoc.it, per bloccare le nostre inchieste, le nostre interviste e le nostre domande. Alla querela presentata da Metta, che avrebbe voluto vederci condannati per aver osato parlare di infiltrazioni nella città , i giudici hanno risposto: “”Il GIP dispone l’archiviazione per l’infondatezza della notizia di reato”” ravvisato dal Metta. Non si fermeranno dunque domande e articoli sul tema. Partendo proprio da un quesito, a cui saremo in grado di dare risposta. Partendo dall’analisi di Repubblica, la domanda viene d’obbligo: dopo Monte Sant’Angelo e Mattinata, quando si approfondirà  il caso Cerignola?
Michele Cirulli

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