VIDEO | Ladisa, ancora tu? Ma non dovevamo vederci più (in zona industriale)?

Il centro di produzione dei pasti non dovrà  essere ubicato in zona industriale. Erano queste le prescrizioni che l’amministrazione comunale di Franco Metta ha inserito nel capitolato d’appalto riguardante la mensa scolastica. Oggi? Per il PD non rispettate. Anzi. Il cibo continuerebbe a partire dalla Zona Industriale.

 
 
I bambini mangiano merda, ripeteva in una perenne campagna elettorale l’allora leader della Cicogna, e per questo in concomitanza della gara la lontananza dalla zona industriale è stato uno dei piatti forti che il sindaco ha voluto blindare.

A parole. Perchè attraverso un video diffuso dal Partito Democratico sarebbe evidente come quella prescrizione, indispensabile per aggiudicarsi la gara ed il relativo contratto milionario, sia stata disattesa. Nei 2 minuti di video si scorge nitidamente un furgone della ditta barese Ladisa che, prima di uscire dal centro cottura ubicato in zona industriale, fa carico di quelle che sembrano scatoloni utilizzati per contenere cibo.

L’inseguimento prosegue fino alla scuola don Bosco, dove personale con pettorina e cuffia trasporta ciò che con tutta evidenza è destinato alle scuole di Cerignola. Nonostante il capitolato d’appalto parli chiaro ed in direzione opposta rispetto alla procedura compiuta dal colosso barese nei primi giorni di scuola.

Ancor più grave perchè in un cartellone pubblicitario (ad inusuale firma del privato e del pubblico) Ladisa aveva assicurato di aver fatto i compiti a casa con la costruzione di un nuovo centro cottura in viale Santuario della Madonna di Ripalta. Da capire, a questo punto, quale sia la posizione dell’amministrazione comunale, perchè quei pasti escono dalla zona industriale.

Come si ricorderà ,  il caso Ladisa, dai tempi di i nostri bambini mangiano merda, ha creato apprensione e attenzione. L’esito della gara di certo non è stato una sorpresa per nessuno, ma ha scatenato reazioni. Non solo il sindaco Franco Metta ridicolizzato dagli inviati di Striscia la Notizia, ma una serie di scivoloni, come quello di Giuliana Colucci, che candidamente si disse pronta ad aspettare che i privati costruissero nuovi centri prima di far partire la gara. Il caso fu portato all’attenzione della Anti corruzione e non mancò di generare ulteriori uscite a vuoto, come quella di Loredana Lepore, inventatasi portavoce dei privati. 

Il caso mensa, che ha scatenato le proteste dei genitori poi silenziati, ha creato anche bagarre politica. I più duri furono Rino Pezzano (oggi vicesindaco), Teresa Lapiccirella, Antonio Bonavita, Samuele Cioffi e Ale Frisani. I cinque furono coloro i quali diedero battaglia per inserire un accapo che escludesse la possibilità  di creare centri cottura in zona industriale. Quel delibrata passò in consiglio e fu poi trasformato dalla dirigente Dettori: “”Il testo della determina n° 5/1 del 13/01/2016 redatta dalla Dettori dott.ssa Maria, infatti, non corrisponde al deliberato n° 69/2015 dell’assise comunale – spiegavano i consiglieri (ex?) dissidenti -. Abbiamo già  inoltrato una formale richiesta di correzione al dirigente, in quanto la dicitura “”[…] che il centro di cottura non debba essere ubicato in Zona Industriale”” non collima con la nostra richiesta: “”La società  partecipante […] non deve possedere e/o utilizzare alcun centro di cottura della Zona Industriale di Cerignola, inderogabile requisito da possedere per la partecipazione al medesimo Bando di gara».
Il cibo per bambini, quello che per il sindaco Metta edizione candidato sindaco era “”merda””, oggi secondo il PD parte dalla zona industriale e arriva nelle scuole dei bambini di Cerignola.
Michele Cirulli
 
 

 

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