Si dimette anche la dirigente Dituccio. Il silenzio delle donne

Che ci sia qualcosa di strano a Palazzo di città  è storia nota. Nei corridoi del Comune non si può parlare con la stampa a meno che non sia il sindaco a decidere la lista dei buoni o cattivi . Così come l’ultima prassi che proviene da Piazza della Repubblica ha del singolare:ˆnon si commentano nemmeno le dimissioni.

 
Ed è una abitudine, quella di andare via nel silenzio generale, che ha del paranormale nell’era di internet e con l’amministrazione più chiacchierona e chiacchierata degli ultimi vent’anni.
Succede anche con Mimma Albanese, vicesindaco, che ha rassegnato le dimissioni e, proprio come Giuliana Colucci, ex assessore alla cultura, è piombata nell’anonimato da cui è provenuta senza dire una parola o una giustificazione atteso che, fino ad oggi, la maggioranza ha sempre sostenuto che il suo fosse un operato eccellente. Eppure la realtà  evidentemente è opposta. Senza una parola, un comunicato stampa, come se un input esterno abbia raccomandato loro di non parlare con nessuno.  Eppure di voci a palazzo di città  corrono. Così come pare che la nuova attività  sia controllare anche i like dei dipendenti ai commenti sfavorevoli all’amministrazione in carica.  Ci sarebbero precise figure a fare da guardiani che riferiscono tutto nella stanza dei bottoni.  Nel clima di follia generalizzata, dunque, avvengono anche forti liti. L’ultima riguarda il sindaco Franco Metta con la dirigente ai servizi finanziari Antonella Dituccio, con la quale lo screzio sarebbe stato pesantissimo (l’indomani la dipendente non si sarebbe nemmeno presentata al lavoro) rassegnando le dimissioni.
Oggetto del contendere i conti in SIA e la TARI da applicare con forme che non sarebbero state terreno di condivisione, ma tutt’altro. Uno scontro vero e proprio dai contenuti molto forti.  Così, oltre agli schizzi di fango artatamente programmati e amplificati dal chiacchiericcio, ma che mai incrociano la strada del pubblico per non finire in calunnia o diffamazione, non si conoscono le motivazioni ufficiali che hanno spinto l’amministrazione a sollevare la dirigente Daniele Conte- scelta da Metta in persona- dal terzo piano, settore attenzionato a vari livelli dove si svolgono le scelte urbanistiche.

A parte casi più disperati che isolati “ qualche congiunto di amministratore che indossa la divisa della follia millantando credito e che ha fatto delle stanze comunali il suo ricovero- a Palazzo di Città  c’è il gioco del silenzio.
 
 

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