Il V canto dell’Inferno secondo Michele Mirabella

Torniamo a parlare del padre della lingua italiana, a margine dell’evento che ha concluso la celebrazione paesana dell’anniversario del genetliaco di Dante. Torniamo anche perchè è giocoforza parlare nuovamente di un uomo la cui opera continua a esercitare il fascino grazie ai numerosi passaggi ancora rimasti nell’ombra, dopo quasi un millennio dalla scomparsa dell’uomo.

 

Ad aprire i lavori della seconda giornata, svoltasi il 28 maggio, presso il Polo museale del Grano, Giuliana Colucci, dirigente scolastico del liceo classico N. Zingarelli, che ha ringraziato per la collaborazione il circolo Inner Wheels di Cerignola, iniziata alcuni anni fa, come ha ricordato in seguito la presidentessa del club Maria Santomartino, con la sinergia fruttuosa verso gli scavi archeologici di Ordona. Iniziativa che valse, per il liceo e per il club, il patrocinio della regione Puglia.

Ospite gradito dal pubblico, nonchè vero elemento magnetico della serata, è stato il professor Mirabella, insigne esperto di comunicazione e valente conduttore televisivo di lungo corso, il quale ha recitato con maestria da vero attore, quale è stato in numerose pellicole, il quinto canto dell’Inferno, letteralmente rapito dalla bellezza dei versi. Vulcanico e accattivante, Michele Mirabella si è concesso brevemente ai nostri microfoni, senza esitare a rispondere alle nostre domande.

–          Professore, qual è il futuro della divulgazione culturale televisiva?

–          Espandersi, e lottare duramente contro l’ìdiozia montante che è veicolata dai New Media, come li chiamate voi, che invece potrebbero essere un’ottima chance per lo sviluppo della televisione divulgativa.

–          Le nuove tecnologie manderanno in pensione i giornali cartacei o li renderanno più attraenti?

–          Non spariranno mai i giornali cartacei, come non è sparito il teatro perchè è arrivato in cinema, così come il cinema non è svanito perchè è arrivata la televisione, e così via. Si chiama teoria delle transizioni. Certo non verrà  sprecata tutta la carta che viene sprecata attualmente, un bene questo, però non moriranno.

–          Qual è l’effetto più profondo che la cultura esercita sull’animo umano?

–          Oggi nessuno. O se lo esercita, lo esercita con molta fatica. Perlomeno se intendiamo per cultura quel genere di erudizione cui siamo abituati, quell’insieme di valori. Invece dal punto di vista antropologico il modo di comunicare, enormemente influisce sui modi di essere.

–          Come si è sviluppato il suo rapporto personale con Dante.

–          Affettuoso. Affettuosissimo e debitore.

–          L’umorismo è un valido alleato della divulgazione?

–          Ne è sostanza decisiva.

Ma Dante non è solo musica da cantare a viva voce, come sostiene il professore d’Italia, ma penetra anche nel latte con cui gli italiani di oggi si nutrono nella comunicazione odierna. Questa la tesi del professore Rosario Coluccia, ordinario di Italianistica all’Università  del Salento, il quale ha dedicato una intera vita nella propalazione verso le nuove generazioni del patrimonio dantesco. Come ha ricordato con emozione, la Commedia, pochi anni dopo la morte dell’autore, ha avuto un diffusione immediata, in tutte le parti d’Italia, perfino le regioni meridionali, caratterizzate da un tasso di analfabetismo allarmante. L’81 per cento del lessico oggigiorno utilizzato è di matrice dantesca, interi versi sono ancora oggi espressi in modo proverbiale da persone di ugni estrazione culturale e sociale, quasi inconsciamente.

A completamento della serata, la professoressa Maria Giovanna Frosini, docente presso l’Università  per stranieri di Siena, ha tenuto una prolusione sul V canto del Purgatorio, incentrato sulla figura dei morti di morte violenta e pentitisi in extremis. Il racconto dantesco, imperniato sul disfacimento fisico dei tre protagonisti, gli immortali Iacopo del Cassero, Buonconte da Montefeltro e naturalmente Pia dei Tolomei, esalta la discrasia fra il tempo divino e il tempo umano, simboleggiato dal pentimento estremo che salva un intera vita di peccato.

Confidando nella promessa congiunta degli accademici della Crusca e della Società  Dantesca di Roma di un tripudio di eventi programmati per l’anniversario della morte di Dante nel prossimo 2021, si spera che anche prima si torni a parlare, a livello cittadino e nazionale, della figura di un uomo che ha dato e darà  ancora a lungo fama alla sua nazione in tutto il Mondo.
Enrico Frasca
 

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