Ai figli dei figli di Gay Talese : gli italiani lo scrivono meglio

[Fahrenheit] Ennio Flaiano decantava un tempo l’abilità  degli italiani a parlarsi male addosso, tanto da far nascere una tradizione ricca definita anti-italiana, di cui il capostipite presunto è stato eletto Indro Montanelli. Ma gli italiani all’estero condividono questa idiosincrasia ferrea?

 
Dando ascolto al libro di Gay Talese, Ai figli dei figli, pare proprio che l’anti-italianismo non lo abbia scalfito di un’oncia E Gay Talese, quando dice una cosa, non la dice mai a casaccio.

Considerato a buon diritto uno dei padri del movimento mediatico del New Journalism americano, insieme a Tom Wolfe e Hunter Thomson, anche se il patriarca vero e proprio fu Truman Capote, Gaetano Gay Talese è una delle colonne di marmo della corrente del giornalismo narrativo, che non disdegna la prosa elegante e raffinata, pur nel rispetto religioso della realtà  dai fatti. Non molte le sue opere, ma tutte celebri e dalla portata deflagrante. Bastino considerare i suoi libri più celebri, come Onora il padre, ricostruzione mastodontica e dal tocco pulp dell’epopea di una famiglia mafiosa italo-americana, i Bonanno, che spazia per quarant’anni di storia americana, in cui abbondano sangue e pallottole a profusione. E come non ricordare La donna d’altri, spaccato irriverente e senza infingimenti sui costumi sessuali nascosti degli americani della seconda metà  del Novecento? Signore e signori, Gay Talese è un fulgido esempio di penna conservatrice moderata, aliena dal servilismo e dai facili moralismi, di cui in Italia continuiamo a sentire la mancanza, mentre invece assistiamo al dilagante perversare dei vari Salvini e Meloni di turno.

Ma il protagonista di quest’oggi è un’altra degnissima opera, che l’anziano decano della stampa dedica alla ricostruzione della sua storia familiare, il primo di un dittico autobiografico, che la Rizzoli ha pubblicato in Italia non molto tempo fa. In un poderoso volume, Talese si dedica alla narrazione delle vicende legate ai suoi genitori, nativi di Maida, un piccolo paese calabrese, e ai vari parenti di cui era venuto a conoscenza attraverso i racconti e le testimonianze raccolte negli anni. Il libro comincia dalla sua infanzia, pervasa da un odore di incenso da messa e di canfora della bottega da sarto paterna, per concludersi con la sua affermazione giovanile nel novero dei cronisti emergenti della rivista Esquire.

Con una prosa limpida e ricca, in cui ogni episodio, a prima vista banale o insignificante, acquista un rilievo letterario notevole, intervallando digressioni storiografiche e di etnologia meridionale, Talese restituisce un affresco di vita di una cittadina costiera religiosa e pacifica, in cui la famiglia dello scrittore è riuscita a ritagliarsi un posto al sole con il duro lavoro e impegno di tutto il nucleo.

Talese dimostra di saper creare una storia di italo-americani in cui la mafia c’entra poco o nulla, in cui anzi le stesse parentele malavitose suscitano nel giovane che fu repulsione e disprezzo, grazie al modello paterno di austera devozione cristiana e talento imprenditoriale. Un padre da cui a poco a poco la crescita in una nuova società  lo porterà  a distaccarsi dal retaggio tricolore; caso emblematico è la disapprovazione paterna delle passioni di Gay per il baseball e la moda americana. Giunto ad un’età  in cui avverte il bisogno di riprendere le fila di una vita, Talese cerca di riappropriarsi di un contatto con la cultura di un Paese il cui passato lo riempie di orgoglio e nostalgia, sentimento che la lontananza spaziale acuisce e idealizza al massimo.

Recentemente finito nell’occhio del ciclone per una presunta misoginia, il gentiluomo americano ci consegna un ritratto di famiglia denso e rifinito, in cui brillano le tre effe del firmamento italiano : Food, Fashion and Furniture.
Enrico Frasca
 
 

 

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