[Fahrenheit] Piccoli Amori di Franz Werfel : Imparare a vivere

Uno dei torti più grandi che si possa fare ad un uomo meritevole è quello di continuare a ignorarlo. E’il caso di Franz Werfel brillante firma boema del Novecento, che ad una valida produzione lette-raria ha affiancato un impegno sociale costante e coraggioso, in anni in cui l’Europa cadeva nel baratro delle due guerre.

 
Prolifico autore e uomo di spiritualità  intensa, lo scrittore mitteleuropeo si è distinto per essere stato uno degli iniziatori del movimento pacifista internazionale e per essere stato uno dei più devoti figli spirituali di Bernadette, la veggente dI Lourdes dalla cui conoscenza trasse una delle sue opere più liriche e profonde. Indiscutibile capolavoro è stato I 40 giorni del Mussa Dragh, opera che dedica alla persecuzione dei curdi, che sembra scritto oggi, talmente è puntuale la ricostruzione del dramma del popolo reso ancora oggi oggetto di atroci campagne di sterminio da parte degli uomini neri del Califfato, di cui rappresentano a tutt’oggi l’unico baluardo di difesa dei nostri confini e interlocutore privilegiato per un islam aperto e tollerante. Ma oggi non dedicheremo il nostro spazio al capolavoro werfeliano, cui tuttavia un giorno senza dubbio tribute-remo l’onore delle armi, ma ci occupiamo di una piccola perla, a torto annoverata fra le opere minori, che Guanda editore da qualche anno ha mandato in ristampa. Stiamo parlando di Piccoli Amori.

Al centro della storia vi è Hugo, un ragazzo di undici anni, rampollo di una ricca famiglia di Praga degli inizi del secolo scorso, affidato alle cure di una nuova istitutrice, l’affascinante Erna. Per la prima volta, il piccolo Hugo si affaccia al mondo, che vive al di là  della sua casa dorata, ed entra in contatto con la sofferenza e il bisogno. Cresciuto in modo da dover evitare ogni scambio con i membri delle classi sociali inferiori, Hugo scopre la vastità  del mondo, conosce i problemi della sua amata governante, e per la prima volta sorge in lui il vero sentimento di carità  e compassione, di cui i suoi ricchi genitori si vantano di esserne protettori ma che tiepidamente mettono in pratica. Una volta venuto a conoscenza della gravidanza di Erna, Hugo si metterà  in moto per aiutarla in ogni modo. Ma si sa, la strada dell’inferno è lastricata di opere buone, e suo malgrado la sua richiesta di aiuto metterà  fine alla permanenza della sfortunata ragazza presso la sua dimora. Erna partirà  per una località  ignota, forse una clinica abortista mentre il padre di Hugo si prodiga nel mettere il suo figlio sentimentale nelle mani di un insegnante più consono alla sua mentalità  di ceto.

In poche, pregnanti pagine, perlopiù focalizzate sulla psiche in via di evoluzione del ragazzo, l’autore descrive la nascita del sentimento di empatia, nel cuore di Hugo, fiorito in un deserto di perbenismo e convenzionalismo, all’interno di un mondo che si picca di mostrarsi dedito al mecena-tismo e alla beneficenza, ma che nasconde in realtà  la più cinica indifferenza e l’utilitarismo più radicale come vera ragione d’essere. Werfel descrive la condizione pura e immacolata della fanciullezza, che sfugge dalle maglie dell’orgoglio di classe, quando viene messa di fronte alle angosce della gente comune. Dopo una visita all’umile casa della famiglia di Erna, Hugo sente sprigionarsi in sè l’amore per i più deboli, si commuove sinceramente di fronte all’infermità  stizzosa del fratello della ragazza, e scopre l’importanza della solidarietà , che gli procura soddisfazione, in confronto allo sterile collezionismo d’arte di suo padre, che si crogiola fra tesori di antichità  senza conoscerne il valore intrinseco.

Ma il romanzetto è anche una riflessione pedagogica esauriente e propugnatrice di un nuovo metodo, basato sulla piena consapevolezza delle esigenze del fanciullo e dei suoi sentimenti. Scopre il fascino della natura, cui era stato sottratto da un isolamento claustrale dai suoi coetanei, e qui sentiamo quasi l’eco dei giardini dell’infanzia preconizzati da Froebel. Per la prima volta, Hugo instaura un rapporto di fiducia col suo insegnante, che asseconda la sua naturale propensione all’immaginazione, che oggi ci sembra scontata, ma che all’epoca costituiva un grave difetto per un figlio di una borghesia mercantile dedita al profitto sopra ogni altra cosa. Hugo è inoltre un lettore accanito ed entusiasta, a riprova dell’intima consapevolezza dell’autore del potere immenso che la cultura può offrire all’uomo nel sublimare la volontà  e i sentimenti.

Werfel sembra ribadire ad ogni pagina la sua incrollabile fede nella integrità  morale e intellettuale del bambino, una fede che si apre anche in un finale ottimista e presago di una futura crescita di Hugo improntata alla filantropia e alla conoscenza degli altri. In fondo, una nostra eminente compatriota amava ripetere che il bambino è il padre dell’uomo.
Enrico Frasca
 

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