Emiliano e la classe politica più improbabile degli ultimi 20 anni

| L’OPINIONE | è semplicemente folle addossare le responsabilità  del piano di riordino al presidente Michele Emiliano, perchè il nuovo quadro della sanità  pugliese viene dal lontano 2002, quando l’allora governatore Raffaele Fitto si giocò la sua credibilità  politica “ perdendo le elezioni tre anni dopo e inaugurando inconsapevolmente il decennio vendoliano- nell’intento di varare un nuovo taglio sul comparto.

 
A Terlizzi, città  del suo futuro competitor, Fitto fu addirittura aggredito. Oggi Emiliano raccoglie quell’eredità  arricchita di sprechi, inchieste giudiziarie, clientelismo becero, strutture costruite e mai utilizzate, una Sanitaservice in più e centinaia di milioni di fondi statali in meno.

Ciò che va contestato al sindaco di Puglia, invece, è il metodo utilizzato per promuovere la riforma più importante degli ultimi 20 anni. Pasticcione e a tratti imbarazzante. La prima bozza di riordino discussa in terza commissione è stata una vera e propria iattura: nella sola provincia di Foggia, sarebbero stati declassati due ospedali (San Severo e Cerignola), sarebbe stato chiuso il Lastaria di Lucera con buona pace dei Monti Dauni e di quella clausola prevista proprio da una delle leggi, il d.m. 70 del 2015, che ha fissato il perimetro dell’odierna rimodulazione della sanità  e che attribuisce maggiori compensazioni alle zone considerate disagiate. La più grande consultazione popolare con i sindaci e con i territori è avvenuta a due giorni dall’approvazione definitiva del programma, a giochi praticamente fatti. E nel frattempo smentite, sfoghi su Facebook, interviste contraddittorie dei suoi uomini più fedeli, indiscrezioni cinguettate in una gestione schizofrenica e confusionaria della riforma.

Se non si fosse trattato di sanità , sarebbe stato un bluff, di uno spettacolino alla Razzi, alla Scillipoti o alla Sgarbi. Una boutade tragicomica tipica della Terza Repubblica. Trattandosi invece di salute, di cure, di morti, di sofferenze e di viaggi della speranza, la riflessione s’impone in maniera più netta e decisa. E anche grave.

è stato minimo, se non scadente, l’apporto della politica del territorio alle decisioni del governo regionale. Per due mesi e mezzo il piano di riordino ospedaliero ha fatto spola tra Bari e Roma senza che nessun amministratore, nessun assessore regionale, nessun sindaco amico e nemico,  nessun consigliere regionale abbia avuto la forza di rendere pubbliche quelle scelte, di condividerle con gli addetti ai lavori, di farcirle di contenuti. Le slide diffuse dal direttore del dipartimento Giovanni Gorgoni, come sottolineano anche gli ex assessori Guglielmo Minervini e Tommaso Fiore, deficitano di analisi epidemiologiche, dell’individuazione della domanda di salute che nasce nei territori, dell’integrazione con i privati, della ridistribuzione dei posti letto. Ciò che è stato dato in pasto alla stampa e ai cittadini infuriati altro non è che uno schizzo sbiadito di un disegno celato nelle segrete stanze. Ancora top secret nei dettagli chiave. Emiliano ha lasciato che sfilassero cortei e fiaccolate, che si sprecassero fiumi di inchiostro e che le rotative per stampare i quotidiani girassero a mille. Finendo per lasciare la situazione intatta, al punto di partenza senza passare dal via. Nessun taglio, nessun declassamento. Niente di niente. C’è stata vittoria di Emiliano? C’è stata vittoria dei sindaci? C’è stata vittoria dei cittadini? Sicuramente a perdere è stata la politica, quella 2.0 della distruzione dei dinosauri, ma incapace di trattare e di sedersi ad un tavolo, presa com’è dall’autoesaltazione compulsiva da like di Facebook o dal nuovismo che spesso fa rima con dilettantismo. Il piano oggi andrà  al Ministero. In Piemonte è stato bocciato 6 volte prima di diventare definitivo; in Puglia siamo già  a quota due. La valutazione non spetterà  solamente al ministero della Salute, ma anche “ e soprattutto- a quello dello Sviluppo Economico e questo la dice lunga su quali tipi di valutazioni ci si muoverà  a Roma.

Il riordino potrebbe essere dunque imposto dal ministro Beatrice Lorenzin. Michele Emiliano vuole addossare la responsabilità  di una strage di strutture ospedaliere al nemico Matteo Renzi? Forse sì, d’altronde quel piano di riordino è prosecuzione del progetto vendoliano, di chi ha appoggiato il leader di SEL e di chi ne ha voluto fermamente la continuità  programmatica. Ed inciampare su un provvedimento maturato in altre epoche non dev’essere una sensazione piacevole, ma trasformare quel sentimento di un governo centrale patrigno potrebbe servire anche a serrare le fila in vista del referendum contro le trivellazioni in Adriatico e se vincente suonerebbe come il campanello d’allarme per il premier. Seconda opzione.  Se dovesse essere bocciato, Michele Emiliano tornerà  a consultarsi coi territori, nuovamente senza ascoltare la classe politica più improbabile degli ultimi 20 anni? Forse sì, d’altronde chi oggi rappresenta i cittadini in regione e nelle città  non riuscirà  mai a rinunciare alle più ricche indennità  d’Europa per far valere questioni di principio anche pregnanti. Terza opzione: il piano passa così com’è? Forse sì, visto che comunque sia la nuova riforma prevede la chiusura e riconversione di ben otto strutture ospedaliere e considerato che ad oggi è sembrato che la logica contabile abbia prevalso su quella sanitaria.

In ogni caso Emiliano ha vinto, pur con clamorose sbavature sul piano della trasparenza della riforma, muovendosi con disinvoltura nel deserto degli amministratori locali e regionali. Potrà  perfino dare ancora dei cretini ai cittadini (o sindaci) che non hanno capito niente per colpa delle sue giravolte senza che le istituzioni difendano i loro elettori o facciano registrare moti d’orgoglio. Potrà  chiudere Cerignola o San Severo, potrà  perfino assegnare Cardiochirurgia a Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo dopo che un’intera città , Foggia, per un anno intero si è parlata addosso vantandosi di una futura sede di Cardiochirurgia ai Riuniti, ma nel frattempo non si è accorta che il reparto aveva imboccato a sua insaputa tutt’altra strada. Mancano i contrappesi, a Cerignola come in provincia e in regione. E chi vuole diventare l’anti-Emiliano, oggi, ricalca modelli perdenti, degradandosi a patetica macchietta in cerca dell’ennesima poltrona su cui ragionare delle piccole questioni di cortile. Mentre la storia si scrive altrove. Emiliano lo sa, e se ne frega di tutto e di tutti decidendo in autonomia.
 
 

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