Il pm chiede udienze straordinarie, Black Land condannata alla prescrizione

Mentre a Bari, il 16 gennaio 2016, si arriverà  alla sentenza di secondo grado a carico di 11 imputati, a Foggia, per gli altri tre, il 10 febbraio inizierà  il processo che ancora oggi si trova nella fase delle scaramucce iniziali.

 
I due filoni del processo Black Land, sullo sversamento illegale di rifiuti provenienti dalla Campania nell’agro della Capitanata, stanno vivendo fasi diametralmente opposte e vicissitudini assai singolari, tanto che il pubblico ministero Giuseppe Gatti, mercoledì scorso, presso il Tribunale di Foggia, rivolgendosi al giudice Elisa Centore ha detto: Corriamo il rischio di andare incontro alla prescrizione dei reati, chiedo che siano fissate delle udienza straordinarie per il processo Black Land.
Come avevamo già  annotato ad ottobre scorso, il filone dell’inchiesta foggiana si sta rivelando un vero e proprio processo dei ritardi, iniziato con decine e decine difetti di notifica che di fatto hanno rallentato l’inizio del dibattimento. Due giorni fa, in aula, sono state depositate le richieste di ammissione a parte civile degli enti che si ritengono offesi (privati cittadini, enti pubblici, Regione Puglia, associazioni ambientaliste). Solamente nella prossima udienza si capirà  chi avrà  diritto “ in una eventuale condanna- ai risarcimenti da parte della banda che, almeno per un anno, ha tombato oltre 300mila tonnellate di immondizia napoletana nelle campagne di Ordona, Cerignola, Apricena, Trani.

Il rischio di prescrizione è più che una preoccupazione. Anche perchè il giudice Centore “ ricevuto l’appello del pm Gatti- non ha potuto far altro che porre diniego alla elaborazione di date straordinarie. Con questi ritmi c’è da vedere se sopravviviamo, avrebbe detto ai suoi stretti collaboratori rimandando al caos che ormai regna sovrano nel tribunale di Foggia, già  colpito da scioperi in seguito alla riorganizzazione della geografia della Giustizia in tutta Italia. L’ipotesi di concordare date straordinarie non è stata accolta. Per il filone foggiano di Black Land, dunque, si correrà  a velocità  ridotta. Eppure l’inchiesta dauna assume un carattere molto importante perchè gli imputati- tre persone fisiche e quattro giuridiche- sono intestatari di beni, ancora oggi sotto sequestro, per un importo totale di oltre 35 milioni di euro.
Questo assume connotati importanti perchè qui ci sono gli imputati che hanno da perdere qualcosa. Ci sono beni di considerevole entità  e società  in amministrazione controllata che, in caso di conferma dell’impianto accusatorio e di certificata responsabilità  penale, garantirebbero parte del risarcimento agli enti che si dovranno occupare della bonifica, dice a l’Attacco l’avvocato che difende gli interessi del Consorzio di Igiene Ambientale FG4, Pietro Barbaro. Dunque, è nel filone foggiano che la Regione e i Comuni dovranno sperare di recuperare risorse economiche a titolo di risarcimento danni. Ma sul processo “ per usare le parole del Pm Gatti- incombe il pericolo prescrizione, che annullerebbe le speranze per chi si è costituito parte civile di vedersi riconosciuto il danno ambientale. Non ci sono particolari segnali che rimanderebbero a brusche accelerate, anzi. Rigettata “ per impossibilità  tecnica- la proposta di istituire date intermedie e straordinarie, a rallentare il processo c’è la mole spaventosa di testimoni chiamata a deporre: tra accusa e difesa, ci sarebbero da ascoltare oltre 50 testimoni.

La difesa degli imputati, tra l’altro “ eccetto che per l’unione dei sindaci e del Consorzio FG4- ha sollevato eccezioni per tutte le parti in causa che vorrebbero accedere all’ammissione a parte civile. Tra queste anche la Regione Puglia che, secondo i legali dei 3 imputati nell’inchiesta Black Land, non avrebbe diritto a richiedere alcunchè,  giacchè non ci sarebbe stata una delibera di giunta regionale con la quale sia stato espresso un indirizzo in questo senso. Secondo gli avvocati, per la Regione Black Land semplicemente non esiste.

Che le inchieste ambientali, in provincia di Foggia, siano quanto meno sfortunate è confermato anche dalla storia giudiziaria dello scandalo Black River, ossia la discarica abusiva più grande d’Europa tra Castelluccio dei Sauri e Bovino, terminato con dieci prescrizioni per il reato di traffico illecito di rifiuti e deviazione delle acque del torrente Cervaro, due assoluzioni per traffico di rifiuti e falsificazione di analisi; non doversi procedere nei confronti del tredicesimo imputato deceduto nel corso del processo; fatto non più previsto dalla legge come reato per l’accusa di trasporto di rifiuti, 13 imputati sono stati assolti, in blocco, dall’accusa di disastro ambientale perchè il fatto non sussiste.

Così come già  dalla fine degli anni 90, nell’agro di Cerignola, la Guardia di Finanza scoprì ettari di terreni adibiti a discariche abusive, in località  Pozzo Monaco, dove avveniva sistematicamente trasporto e scarico di rifiuti illegalmente smaltiti. In quell’occasione i carotaggi arrivarono fino a 6 metri di profondità  facendo emergere immondizia. Reati prescritti.
Michele Cirulli
 

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