L’insolito destino della Chiesa di Galantino, dove succede un po’ di tutto

La riforma della Chiesa voluta da Papa Francesco trova resistenze diffuse. O almeno la pensa così monsignor Nunzio Galantino, il segretario della CEI nominato dal nuovo Pontefice per svecchiare le abitudini dei vescovi italiani, che commentando i fatti di Vatileaks non usa mezzi termini: ad alcuni dà  fastidio che ci sia una Chiesa cattolica che, in questo momento, parla in modo più chiaro rispetto al passato, chiamando le cose con il loro nome.

 
Ma nella sua città  natia sembra che qualcosa non vada nella giusta direzione dato che le sue indicazioni sembrano essere sistematicamente disattese dal vescovo uscente Felice Di Molfetta, che a gennaio, dopo 15 anni di permanenza, lascerà  tutto nelle mani del suo successore don Luigi Renna. Se Galantino attacca la politica dei piazzisti da quattro soldi o il piccolo harem di cooptati e furbi, nella sua Cerignola il pastore della comunità  organizza una lista civica in sostegno di uno dei candidati alla carica di sindaco, poi eletto, denominandola i-Cattolici, posizionando all’interno di essa figure strategiche della Curia della valle dell’Ofanto.
La vicesindaco Mimma Albanese è priore di una delle undici Confraternite; il capo di gabinetto del primo cittadino Franco Metta, Salvatore Amato, dallo stipendio d’oro di seimila euro mensili, è il revisore contabile della Chiesa locale; gli incontri politici avvengono nelle parrocchie, nonostante le proteste dei fedeli in cui è riacceso il dibattito medievale sulla divisione del potere spirituale dal potere temporale.
A benedire l’operazione elettorale non c’è stato soltanto il capo dell’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, Giuseppe Dibisceglia, che pubblicamente ha presentato i-Cattolici, ma la Madonna in persona: Non è forse Lei, la nostra Madonna di Ripalta, che abita e vive nella nostra Città ? Che chiede al clero, agli amministratori e ai credenti tutti una reale, profonda riforma che non può essere riproposizione di modelli del passato?, ha detto il vescovo Di Molfetta durante un’omelia, tra le più contestate perchè ritenuta ennesimo endorsement all’attuale sindaco.
Una storia vergognosa, secondo l’europarlamentare del PD Elena Gentile, perchè I preti hanno smesso di fare i preti e si sono messi a fare campagna elettorale nelle chiese mentre- per dirla con le parole dell’ex sindaco Antonio Giannatempo (FI)- il vescovo ha indirizzato il voto come succedeva 30 anni fa. Con sfumature alla Peppone e don Camillo, con tanto di schiaffeggiata pubblica di un ex assessore, il galantiniano Michele Romano, nei confronti del vicario del vescovo don Carmine Ladogana.
Se la Conferenza Episcopale Italiana individua in Alcide De Gasperi, per i politici, un esempio da seguire, Felice Di Molfetta pubblicamente invita a sostenere l’amministrazione di un sindaco che è noto nella provincia di Foggia per il suo carattere al di sopra dalle righe, non sempre esempio di bon ton istituzionale, tanto che, nell’ordine, dal suo profilo facebook si leggono anatemi contro le opposizioni (crepate), contro i giornalisti (frustrati e falliti), contro i cittadini (curatevi rosiconi) e addirittura contro i magistrati (ne è scaturita una condanna in primo grado ad un anno di reclusione, pena sospesa, per oltraggio alla Corte), contro Libera di don Luigi Ciotti (fanno politica).
Quando monsignor Nunzio Galantino, interpretando le parole di Papa Francesco, avvisa che preferisco che non si realizzino opere ex novo o che non si sistemino strutture se questa deve essere la contropartita diretta o indiretta di un impegno diretto di noi sacerdoti durante le elezioni, a favore di Tizio o di Caio, nella sua Cerignola non è bastata una raccolta firme di 7000 sottoscrizioni per fermare la costruzione di una contestata cripta sotto la Cattedrale, per un valore di (almeno) 500 mila euro, e l’installazione di un trono con una incisione gigante: Felix, visibile “ in maiuscolo rosso -nei secoli dei secoli.
A edificarla, su impulso di don Felice, la Sedir srl del presidente Ance Foggia Gerardo Biancofiore, asso pigliatutto degli appalti sacri e amico di Di Molfetta. Quando il segretario della CEI   immagina una Chiesa che si apra ai fedeli e ai più bisognosi, Di Molfetta sposa la causa dei pannelli fotovoltaici tappezzando i tetti delle parrocchie di Cerignola, attraverso la società  Gothe che fu (ancora) di Gerardo Biancofiore, partner ideale del mondo ecclesiastico, tanto che la sua Sedir srl è la società  di fiducia del clero nella città  di Galantino. L’addobbo fotovoltaico sulle chiese richiede spiegazioni metafisiche in quanto, afferma Di Molfetta, la loro architettura deve rispettare il codice della natura e in questo essi possono, nel prendere il meglio delle tecniche contemporanee, essere come un libro che permette di leggere il sublime.
Il piatto forte arriva nella cittadina di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, dove un drappello di attuali ed ex amministratori è finito sotto inchiesta per aver stornato i residui dei fondi del terremoto del 1980, previsti per la costruzione di case di privati, indirizzandoli verso il restauro del convento di Santa Maria del Popolo di proprietà  della diocesi di Cerignola-Ascoli guidata da Di Molfetta. Tutti assolti dall’accusa di abuso di ufficio, ma il pm ha impugnato la sentenza rimandando gli imputati in appello.
Nel frattempo la Regione blocca i finanziamenti, il Comune, che aveva già  iniziato a versare nelle casse della Curia, si ritrova con i rubinetti chiusi: Di Molfetta effettua decreto ingiuntivo per il pignoramento dei beni comunali e si va a transazione in consiglio comunale: dai richiesti 350 mila euro, si arriva alla più modesta cifra di 250 mila euro, a spese degli ascolani, per inaugurare il monastero adibito a Museo. Che, nemmeno a dirlo, sarà  intitolato a monsignor Felice Di Molfetta.
 
Il duro affondo dello storico Capriglione contro Di Molfetta
Inaugurazione del Polo Museale a Don Felice Di Molfetta, lo storico Francesco Capriglione non ci sta. E con la sua solita verve indirizza alcune domande al sindaco Nino Danaro e all’amministrazione comunale di Ascoli Satriano: è tanto magnetico questo polo da attrarre la sacra fames d’immortalità  di un vescovo esodato o esodante, cui, da vivente, s’intitola spudoratamente un museo? è questo il modo di rendere veramente felice, in un processo di beatificante beatificazione, se interpretata val come si dice, un servus servorum rei? Quanto dista la stella polare di un Francesco da quella di un Felice?, chiede lo storico. Che aggiunge: Quello della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano è un così vedovo sito da non riuscire a porre mente a l’altro polo? Felix qui potuit rerum conoscere causas.

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