Gli stratagemmi impensabili delle batterie cerignolane

La prossima settimana il tir che ospitava il vano per nascondere l’arsenale sequestrato al cinquantenne Filippo Cirulli avrebbe dovuto viaggiare verso la Campania per mettere a segno l’ennesimo assalto ai portavalori.

 
Il marchingegno utilizzato per l’organizzazione del colpo, però, mette in evidenza il genio criminale delle bande cerignolane: all’interno del rimorchio del camion era stato costruito un vano in ferro, dal quale si poteva accedere dalla parte inferiore, che avrebbe dovuto ospitare kalashnikov, giubbotti antiproiettili, pistole. Il tutto era ricoperto da ghiaia per sfuggire a eventuali controlli. Dal bunker ricavato nel cassone del tir si poteva controllare l’esterno attraverso un mini-impianto di sorveglianza. Un escamotage che però non ha tratto in inganno gli inquirenti, che già  si erano messi sulle tracce del pregiudicato da diverse settimane dopo l’assalto fallito a maggio scorso e davano per certa una immediata risposta del commando in cerca di liquidità .

Non è la prima volta, però, che le forze dell’ordine si ritrovano a combattere contro gli strategemmi più fantasiosi ed impensabili studiati dalla criminalità  per farla franca. L’ultimo, appunto, la cabina di regia nel rimorchio ricoperto di ghiaia. Ma oltre a questo, riferiscono fonti investigative, il foggiano sarebbe pieno di veri e propri bunker sotterranei: fossati scavati per alcuni metri al di sotto del livello della terra e ricoperti da ferro per evitare cedimenti. Alcuni di questi così grandi da ospitare non solo parti di auto o camion cannibalizzati, ma intere vetture. Per accedervi o uscirne pedane idrauliche che risucchiano nel sottosuolo tutto ciò che è illecito. Organizzare un assalto al portavalori non è impresa semplice: i gruppi cerignolani- si apprende da fonti investigative- si comportano come vere e proprie aziende. Profili specializzati, investimenti per l’acquisto di camion rubati da bruciare o pagamenti per persone addette al furto di tir (costo 1500-2000 euro). E poi armi in quantità . Addirittura cataloghi per sceglierle, come dimostrato nell’inchiesta dell’aprile 2014 quando fu scoperto l’arsenale più grande di Italia nel posto più impensabile di sempre: l’arrestato aveva preso in affitto un garage da una coppia e qui si trovava una autovettura non funzionante, all’interno della quale, appunto, vi erano proiettili, pistole, fucili, maschere antigas, coltelli, kalashnikov. Tutti catalogati e inventariati.

Il piatto forte dei cerignolani è la trasferta. Anche qui le variabili sono fantasiose. Ad esempio quando alcuni rapinatori, giunti a Teramo, dopo aver svaligiato una banca, si sono dati alla fuga all’interno di un’ambulanza precedentemente rubata a Barletta. La loro corsa, però, si è dovuta fermare grazie anche ad un’operazione interforze tra polizia e carabinieri abruzzesi.

Anche per quanto riguarda i furti sembra essersi affermata un nuovo modus operandi da parte dei banditi ofantini: quello del buco.

Stretta osservazione per settimane, studio capillare delle abitudini del titolare dell’attività  commerciale da ripulire e, come condizione principale, la locazione del negozio, che deve necessariamente trovarsi di fianco ad un edificio abbandonato o non occupato. Da quest’ultimo si effettua il buco che permetterà  di introdursi senza fretta nel punto stabilito facendo razzie di beni in tutta tranquillità .

Fantasia e ingegno emergono anche nelle intercettazioni per droga: le telefonate con gli spacciatori sono piene di biciclette buone o cioccolata fondente. Solo che non si trovano in cantine o in dispense, piuttosto mischiati tra medicine o aspirapolveri.

Se la criminalità  adotta il linguaggio dell’estro, anche le vittime iniziano ad attrezzarsi. La settimana scorsa una donna vittima di un furto, dopo aver sporto denuncia, ha postato su Facebook un fotogramma del sistema di sorveglianza della sua attività  commerciale in cui si vede il volto del malvivente che ha portato via gioielli e oggetti preziosi. L’immagine, intitolata semplicemente Aiutatemi a trovarlo, è diventata virale sui social network .
Michele Cirulli
 

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