Il judoka anti-camorra nelle scuole: “”Forse mi uccideranno””

Sono nato e cresciuto in quei posti, tra gente poco raccomandabile, li conosco bene e so come ragionano. Poi grazie allo sport, dopo la scomparsa di mio padre, il mio maestro è stata una nuova guida. Ho cambiato giri e amicizie, ho definitivamente abbandonato quel mondo.

 
Probabilmente, se non avesse deciso di dedicarsi al judo, oggi Giovanni Maddaloni sarebbe un criminale uscito dal vivaio di Scampia.
La sua salvezza, invece, sono state le arti marziali ed oggi la sua missione è quella di togliere manovalanza ai clan delle Vele avvicinandole attraverso lo sport, la disciplina, l’impegno e la passione anche lì, in quella fetta del napoletano simbolo della Camorra, dove però si può scorgere anche l’oro, il positivo, il riscatto e dove uno scugnizzo può scegliere il suo destino e conquistare la vetta del mondo con la forza dell’allenamento. Giovanni Maddaloni è il padre e preparatore atletico di Pino Maddaloni, il judoka italiano che nel 2000 ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sydney nella categoria -73 kg per poi ritrovarsi nominato, al ritorno in patria,  Commendatore dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Gianni Maddaloni ora è in giro per l’Italia per raccontare la sua sfida più importante: quella alla criminalità  organizzata: nella due giorni che l’ha visto ospite a Cerignola, ha girovagato per diverse scuole medie e superiori nell’ambito del progetto Etica nella sport perchè è proprio in quegli ambienti “ dice il judoka- che può nascere una piccola rivoluzione culturale.
Da bambino ero un bullo, prendevo un sacco di botte e sono diventato un grande incassatore: alla fine primeggiavo su tutti, ma ho capito che non stavo percorrendo la strada giusta, perchè non sentivo piacere ad approfittare dei deboli. Ho scelto di frequentare altra gente, sono diventato il traditore e l’infame solo perchè avevo scelto altri amici che vivevano in un altro modo, racconta il maestro. A dare la spinta c’è lo sport, ma non senza difficoltà : Tra sport e dignità  del lavoro è più facile venirne fuori. Io ho avuto più fortuna, perchè potevo essere uno di loro e invece ho avuto gli amici giusti al momento giusto. Così apre una palestra per i suoi figli, Pino e Laura, e lì iniziano ad allenarsi insieme. E quel progetto, culminato con l’oro olimpico, diventa più grande interessando il micromondo di Scampia, perchè su quei ring ci vanno a finire figli di boss, manovalanza criminale, ragazzi ancora in cerca di una strada e che battono le alternative. Adesso questo sta diventando  più pericoloso, perchè non tolgo solo manovalanza giovanile, ma anche quella dei grandi. Ho otto detenuti messi alla prova, altri otto verranno a lavorare. Sto cercando di creare una cittadella dello sport- dice Maddaloni- per cercare di dare un’opportunità  con prospettive di guadagno.
Non mostro i muscoli, non apro una battaglia diretta, questo spetta alla forze dell’ordine. Sono come un sommergibile, lavoro sotto traccia, taglio direttamente le gambe alla Camorra prendendo i loro bambini. Sono solo uno che dà  un’alternativa, spiega il maestro. Un’esperienza, quella di Maddaloni con i giovani del quartiere napoletano, che è stata raccontata nel libro autobiografico La mia vita sportiva, dal quale ha preso ispirazione la fiction intitolata L’Oro di Scampia, trasmessa da Rai Uno un anno fa.  Negli ultimi anni la sua creatura, la palestra della speranza, ha rischiato più volte la chiusura per mancanza di fondi, ma oggi opera anche per i minorenni detenuti nel carcere di Nisida, per i ragazzi delle comunità  e i diversamente abili. Io- aggiunge-  non sono contro la Camorra, ma do la possibilità  di cambiare anche ai figli dei camorristi. Sono stato un probabile camorrista che non è diventato camorrista, per questo amo la mia gente: sono persone deboli e vanno aiutati. Eppure a Scampia qualcosa è cambiata. Non solo la coscienza civile sembra più forte, ma anche la criminalità  sembra più efferata.
Nel vecchio Schiavone, nonostante le brutture, vedevo un certo codice comportamentale. I bambini e le donne non si toccavano, la terra non si toccava. I giovani come Iovine, diceva, avvelenando la terra hanno perso la testa, perchè così uccidono i loro figli. Per questo la vittoria di Pino Maddaloni, il 18 settembre del 2000, è stata una rivincita, un riscatto, non solo personale, ma anche e soprattutto per Napoli e Scampia.
La mia vittoria più grande “ conclude il judoka- è aver fatto diventare pasticciere un ragazzo che avrebbe fatto il criminale o aver contribuito alla alla vittoria del campionato italiano il figlio di un boss che non vuole somigliare al padre. Mi uccideranno? Forse. Lo metto in conto, ma nella vita si fanno delle scelte.
 

 
 

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