Cerignola, la cocaina è ovunque: i posti più incredibili in cui è stata nascosta


Cocaina nascosta in pedane di legno

L’esercito di spacciatori invade le strade di Cerignola, che è un vero e proprio snodo per il traffico di stupefacenti nel territorio. Il mercato è sicuramente redditizio, considerato che la città, secondo la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, è collegata con le realtà limitrofe nello spaccio e nello smercio soprattutto di cocaina. E se le forze dell’ordine riescono appena a limitare il flusso di grandi quantitativi di polvere bianca, gli spacciatori se ne inventano di ogni per sfuggire ai controlli sempre più serrati. E talvolta sono costretti a trovare escamotage bizzarri per farla franca.

Due settimane fa, ad esempio, la polizia ha fermato un trentenne per un controllo di routine. Ma il suo atteggiamento, agli occhi della volante, è sembrato subito sospetto fino a quando gli agenti hanno trovato 2 grammi di cocaina ben nascosti all’interno di una confezione di VivinC. All’interno del tubetto, infatti, vi erano cinque confezioni in cellophane contenenti droga.



Sei giorni fa, poi, la ricerca è andata ancora meglio. Questa volta sono i carabinieri ad intimare lo stop ad uno spacciatore nel pieno centro di Cerignola, in viale Di Vittorio, dopo averlo visto cedere due dosi di stupefacente. Ma quella vendita era solo un piccolo antipasto: altre 39 dosi erano ben coperte all’interno di una confezione di medicinali utilizzati per combattere il raffreddore.

Droga nel tacco 12

Altro posto di blocco, altro controllo a persone note alle forze dell’ordine: inizia la perquisizione che inizialmente non va a buon fine, fino a quando nel bagagliaio dell’auto i carabinieri trovano due paia di scarpe da donna. È all’interno dei tacchi da 12 centimetri che gli spacciatori nascondevano 240 grammi di cocaina. La difficoltà aumentano per i corrieri, che devono trasportare ingenti quantitativi correndo grandi rischi. Così sono disparati i posti ricavati nelle auto: due anni fa un marocchino, fermato all’altezza dell’uscita autostradale Cerignola est, fu arrestato per aver nascosto 42 chili di droga in un’intercapide tra il vano passeggeri ed il motore della sua Mercedes Classe A.



Così come illimitati sono stati i ritrovamenti di cocaina all’interno del vano ruota di scorta delle automobili segnalate, o perfino negli airbag. Anche lo spaccio si fa creativo con il “porta a porta”: la guardia di finanza, ad inizio anno, ha tratto in arresto un uomo che, per vendere la cocaina, utilizzava un paniere attaccato ad una corda: l’uomo cedeva la droga dal balcone e in cambio i consumatori lasciavano i soldi nel cestello, che veniva regolarmente tirato su per la riscossione. Ed ancora: maxi sequestro estivo in riva la mare, dove sono state trattenute oltre sei mila dosi di cocaina nascoste sotto la sabbia, nelle fioriere e puntualmente spacciate sotto l’ombrellone a Margherita di Savoia.

Droga Take away dal balcone

Gli spacciatori, però, sanno anche molto bene di dover fare i conti con le perquisizioni domiciliari, quindi diventa necessario, se non indispensabile, trovare anche nuovi nascondigli in casa. E qui la fantasia criminale è varia.

Due anni fa i carabinieri passarono al setaccio l’abitazione di un pregiudicato per scoprire dove conservasse la droga: solo grazie al fiuto dei cani furono scoperti 130 grammi di cocaina in un’intercapedine del lavandino. Il 12 gennaio dell’anno scorso la polizia è arrivata nel quartiere Torricelli e ha trovato droga praticamente ovunque: in un brattolo per le olive (la droga era già divisa in “cipolline”) e perfino all’interno di autoclave del plesso in cui erano scattati i controlli.



Altri controlli, altre zone passate al setaccio e cocaina ovunque: a settembre scorso tra l’altro è stata ritrovata addirittura una pistola nella culla di un neonato.

Condotta fognaria

Anche i giardini possono d’essere d’aiuto per gli spacciatori: a settembre del 2017 i militari scoprirono un buco nel terreno, dove erano conservati ben 10 chili di hashish: per poter giungere alla scoperta era stato perfino impiegato un escavatore. Frequente anche l’utilizzo degli ambienti “comuni” o condominiali (cortili, ascensori, ripostigli) utilizzati per nascondere lo stupefacente col risultato di non dare un nome ed un cognome a quei ritrovamenti. Le dosi sono state ritrovate perfino nelle fogne.



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