Caso Fiscarelli, nuovi elementi sulle ultime ore di Gennaro. La mamma: “Due anni di menefreghismo”

Sono passati esattamente due anni dalla scomparsa di Gennaro Fiscarelli, il 32 enne sparito a Cerignola nella notte tra il 5 e il 6 ottobre del 2024 dopo essere uscito con i suoi amici. L’indomani, la sua auto, una Fiat Bravo di colore amaranto, fu ritrovata carbonizzata nelle campagne di contrada Scarafone, a meno di un chilometro di distanza, in linea d’aria, dalla sua abitazione.
Da quel momento di Gennaro Fiscarelli non si è avuta più alcuna traccia. Adesso, però, le perizie dell’associazione Penelope potrebbero aprire spunti di indagine con nuovi elementi. Attraverso le nuove scoperte, si è potuti giungere alla ricostruzione delle ultime ore di quella misteriosa e drammatica notte.
“Non ho smesso di piangere per tutto il giorno – dice la mamma, Giuseppina Dibiase, a Marchiodoc.it – e non riesco a capacitarmi di tante cose. Sono stati due anni terribili, di menefreghismo da parte di tutti. Non credo che su questo caso si saprà mai la verità. Aspetto di trovare un giorno il corpo di mio figlio, ma so che sarà difficile”.
“Quando mi capitava di uscire con Gennaro – racconta Giuseppina – a ogni metro c’era qualcuno che mio figlio salutava. Conosceva tanta gente ed era benvoluto da tuti. Aveva tanti amici. Ma nessuno di questi, fino a oggi, è mai venuto a chiedere, nemmeno per sbaglio, se ci fossero novità su Gennaro. Per strada in molti fanno finta di non vedere. Forse pensano che solo salutandomi possano essere indagati”.
Eppure, in questi due anni, le indagini sono andate avanti. Fino a far emergere elementi di novità, come svela Giuseppina Dibiase, assistita dall’avvocato Michele Allamprese, a Marchiodoc.it.
I cani molecolari della rete Penelope hanno fiutato tracce utilissime alle indagini che, abbinate alle perizie tecniche sul telefono cellulare della vittima, hanno consegnato un quadro abbastanza attendibile delle ultime ore di Gennaro Fiscarelli in quelle campagne.
Il cellulare.
Innanzitutto, il telefono cellulare, che è stato ritrovato a pochi metri di distanza dalla vettura carbonizzata, è stato al centro di un lavoro di indagine complesso. Presentava solamente lo schermo appena graffiato, ma nel complesso lo smartphone, contrariamente alle notizie diffuse in precedenza, funzionava. Tanto che i tecnici hanno potuto osservare come il telefono sia rimasto acceso fino alle 4:23 del mattino. Dopo si è spento. Oppure è stato spento. Gennaro è stato avvistato per l’ultima intorno all’1:30 in Piazza della Libertà e qui le celle lo aggancerebbero fino a qualche ora dopo.
I capelli di Gennaro
I cani molecolari, inoltre, hanno chiaramente fiutato la presenza di Fiscarelli sul luogo del rogo in via Scarafone. E proprio lì vicino sono stati trovati dei capelli intrisi di sangue. Dall’esame del DNA, si è dunque appreso come quelli fossero i capelli di Gennaro, che con ogni probabilità in quel momento era ferito – ma vivo – e proprio in quel momento è stato trasportato, o è salito volontariamente, su un’altra automobile, allontanandosi da contrada Scarafone.
La sigaretta elettronica
Nell’immediatezza del ritrovamento della carcassa dell’auto intestata a Giuseppina Dibiase e in uso a Gennaro Fiscarelli, gli inquirenti hanno rinvenuto anche una sigaretta elettronica, che è stata analizzata e dalla quale è stato estratto il DNA di un soggetto al momento sconosciuto. Quel DNA è stato incrociato con la banca dati del dipartimento della pubblica sicurezza, ma gli esiti restano ignoti.
I geotag
Gli esperti della rete Penelope hanno inoltre registrato la presenza di due geotag nei pressi del telefono di Gennaro, mentre era in una macchina: che fosse la sua o di terzi, la presenza dei localizzatori può essere uno spunto per le indagini. Dai due geotag, ossia dei piccoli sensori in grado di rivelare la posizione, è stato possibile estrarre un numero seriale, che può portare a una serie di nuove posizione, a partire da chi lo ha acquistato. Una delle ipotesi, a questo punto, è che qualcuno abbia voluto seguire le sue tracce. O quei localizzatori, su quella vettura, erano lì per altre ragioni investigative. Ma potrebbero comunque rivelare qualcosa in più.
Una felpa e uno spray per l’asma
Tra gli elementi riscontrati nelle campagne di Cerignola, i carabinieri hanno rinvenuto anche una felpa scura e uno spray per l’asma, che Giuseppina Dibiase esclude categoricamente che possano appartenere a suo figlio.
La traccia perduta
All’interno dell’autovettura sono state rinvenute tracce genetiche, nonostante il rogo appiccato nella notte. Una in particolare ha destato interesse. La Fiat Bravo di Fiscarelli fu sequestrata dai carabinieri, ma non è stata oggetto di esame genetico e di fatto quelle tracce, tra cui una di Gennaro e una di un ignoto, sono andate perdute.
Le parole
“Gennaro è andato in quelle campagne con qualcuno di cui si fidava. Quel qualcuno sa tutto, sa cosa è successo, ma forse non può parlare perché altrimenti farebbe la stessa fine di mio figlio”, afferma sicura Giuseppina Dibiase.
L’avvocato Michele Allamprese esprime fiducia: “La Procura sta indagando per omicidio volontario e, sebbene al momento non vi siano persone iscritte nel registro degli indagati, attendiamo fiduciosi gli esiti della copiosa attività di indagine. Le ultime perizie hanno ristretto il campo sulle ultime ore di Gennaro che, lo ricordiamo, assumeva farmaci salvavita senza i quali difficilmente avrebbe potuto sopravvivere. Siamo come sempre al fianco di Giuseppina, che da due anni invoca giustizia e il ritrovamento del corpo di suo figlio”.
Michele Cirulli
