Hanno perso tutti contro Marchiodoc.it: politici, avvocati, sindaci, preti, liberi professionisti. Ma non ci sono solo loro a fare querele temerarie. Spesso ci sono anche cittadini apparentemente semplici dietro cui i politici si nascondono per colpire la stampa. Oppure ci sono persone che non riescono a comprendere il senso di un articolo o persone che invece lo capiscono perfettamente, ma preferiscono fingere il contrario. Oppure ci sono persone che definire permalose è poco. Oppure ci sono persone che gridano alla reputazione violata solamente leggendo il proprio nome, come se nominarli fosse di per sè una diffamazione o come se il proprio nome rappresentasse un’offesa. Oppure ci sono persone che, non si sa bene come e perché, si sentono colpite a prescindere, in quanto unte dal Signore. Ma questa è un’altra storia.
Il 15 settembre, il Tribunale di Foggia, dopo due anni, ha archiviato l’ennesima causa intentata contro
Marchiodoc.it e quindi
vinta da
Marchiodoc.it. Con questa, si chiude una sfilza innumerevole di processi in sede penale – oltre dieci, uno più strumentale dell’altro – che negli ultimi dieci anni ha interessato l’unico sito che – ci sia concessa la presunzione – fa informazione a Cerignola e trova notizie senza scopiazzare qua e là.
Nessuna sconfitta su oltre dieci procedimenti penali, ora tutti definitivamente chiusi. L’ultima udienza ha stabilito l’archiviazione della querela presentata nel 2024 da Giuseppe Belviso per il tramite dell’avvocato Mimmo Farina. Una denuncia per diffamazione che da subito, insieme al nostro avvocato Pietro Barbaro, abbiamo trovato surreale. Ed evidentemente non siamo stati gli unici, visto che i giudici hanno sottolineato nero su bianco che tutto ciò che abbiamo scritto negli articoli presentava “l’insussistenza degli elementi costitutivi del delitto di diffamazione”.
Cos’era successo? In quei giorni del 2024 fu pubblicato il calendario istituzionale del Comune di Cerignola che raffigurava le aspiranti Miss Italia in Terra Vecchia. Quelle foto furono definite da Marchiodoc “bruttine” e si innescarono polemiche diffuse, tanto che perfino l’organizzazione di Miss Italia prese le distanze. Bene, Belviso denunciò. Per lui si trattava di diffamazione. I giudici archiviarono, lui si oppose. Fino alla parola fine della scorsa settimana.
“In particolare, le espressioni utilizzate non si sostanziano in una offesa alla reputazione del Belviso Giuseppe, ma esprimono solo valutazioni critiche sul lavoro svolto dallo stesso, rientrando, pertanto, nella libertà di manifestare il proprio pensiero garantita dall’art.21 Cost. e dall’art. 10 Convenzione Edu che tutela la libertà di comunicare informazioni o idee critiche su temi di interesse pubblico.
Infatti, le frasi incriminate non risultano né denigratorie, né gravemente infamanti, né inutilmente umilianti e, pertanto, non superano così il limite della continenza nell’esercizio del diritto di critica”, hanno sottolineato i magistrati bocciando l’opposizione alla prima archiviazione smantellata dal nostro legale, l’avvocato Pietro Barbaro, che in questi lunghi anni ha seguito tutte le nostre cause senza perderne nemmeno una. Una vera e propria garanzia di professionalità e competenza.
Belviso voleva vederci condannati solo perché avevamo reputato brutto quel suo lavoro per conto del Comune. Ecco cosa scriveva ai giudici per convincerli. Diceva, in sostanza, che gli articoli sul brutto calendario istituzionale “hanno suscitato clamore nella comunità cerignolana, con conseguenti ripercussioni sulla vita personale e lavorativa della persona offesa, sul suo lavoro e sul suo studio fotografico”. Addirittura. Se la gente sceglie altri fotografi, in pratica, la colpa è di
Marchiodoc.it. Non magari perché esistono professionisti migliori che fanno lavori migliori.
Oltre a seguire tutte le possibilità legali sul caso, quello di Belviso è un fatto che fa ridere e al contempo fa riflettere, perché indica, ancora una volta, quanto bisogno vi sia dell’informazione, soprattutto nei casi in cui la querela viene utilizzata per censurare. Perché spesso non si tratta di un fotografo permaloso che fa foto brutte, ma di poteri che non vogliono apparire e usano, e hanno usato, lo strumento legale per strozzare il dibattito, intimorire, ricattare, offendere, tentare di demolire la nostra immagine. Che siano foto imbarazzanti o scandali economici e politici, a questo serve l’informazione: a parlarne. E a prendersi denunce temerarie al posto dei cittadini.