Idea-Saccozzi: “”Ecco come prevenire il tumore con pochi euro””

Lo screening mammografico è previsto nei LEA dal 2001; in Puglia è entrato in vigore solamente dal 2012, ma nessuna struttura è in grado di farlo secondo le norme e secondo buon senso. Eppure i costi sarebbero ininfluenti e i risultati ottimi. Attendiamo notizie dalla Asl di Foggia, vediamo cosa ci rispondono.

 
Roberto Saccozzi, milanese di nascita trapiantato a Cerignola, già  vicedirettore dell’istituto oncologico di Milano, lancia la sua proposta bilanciata su un’analisi puntuale di dati. Il tumore alla mammella può essere combattuto con poche migliaia di euro, eppure la provincia di Foggia sembra essere sorda all’appello.
è stato soltanto il tam tam della rete a fare da cassa di risonanza all’appello di Saccozzi, che ha proposto la nascita di un ambulatorio gratuito di consulenza ed indirizzo ed uno screening mammografico costante. Saccozzi ha partecipato sia come relatore sia come invited speaker a numerosi Congressi nazionali ed internazionali, è autore di pubblicazioni su Riviste internazionali ad alto impact factor, e del capitolo di Chirurgia della mammella nel Trattato di Tecnica Chirurgica ed. U.T.E.T. e nel Trattato Mammachirurgie ed. Springer und Verlag. à‰ socio di numerose Società  di Chirurgia ed Oncologia , e della New York Academy of Sciences.  
E la sua analisi, incentrata su Cerignola, può essere un modello esportabile nel resto del territorio provinciale. Nel comune di Cerignola vivono 8775 donne di età  compresa tra i 45 e i 69 anni. Considerando che l’utilizzo ottimale di un mammografo consiste in 30 mammografia al giorno e che l’arco di tempo di monitaggio è di due anni, consegue che si hanno 4387 mammografia all’anno. Ovvero, calcoli alla mano, 3 giornate a settimana dedicate allo screening ed il resto per permettere che la strumentazione venga utilizzata per casi più urgenti, rivela l’oncologo. Quanto costa mettere in piedi lo screening? Niente. O meglio, il costo di una lettera per ogni donna per informarla che tot giorno, a tot ora, sarà  chiamata ad effettuare lo screening. Nulla di più.
IL personale medico e tecnico già  esiste in ogni struttura. Il tempo massimo di monitoraggio si attesta intorno ai 10 minuti. Prevenzione che salva la vita in quanto le maggiori criticità  per il tumore alla mammella osservate nelle aree del Sud Italia non riguardano la qualità  del trattamento a cui sono sottoposte le donne, ma piuttosto il ritardo della diagnosi “ spiega Saccozzi-, dovuto da un lato a una mancanza di cultura della diagnosi precoce e dall’altro dall’assenza o scarsa qualità  dei programmi di screening. Oggi soltanto una fascia assai ridotta di popolazione femminile, in maniera autonoma e consapevole, effettua controlli regolari.
I trial clinici randomizzati condotti tra gli anni 70 e 80 hanno già  mostrato una riduzione significativa della mortalità  nel braccio mammografico  rispetto al controllo compresa tra il 20 e il 35% nelle donne tra i 50 e 69 anni. Cosa succede, invece a Cerignola? Succede che l’incidenza del tumore alla mammella, secondo i dati istat, è al di sotto della media nazionale e regionale, ma la mortalità  è più alta proprio del 30%. Significa che quel gap può essere ridotto se si potesse attuare uno screening serio e scientifico su un campione molto esteso di donne, anche in quelle fasce che magari definiamo fataliste e che non sono solite controllarsi, spiega l’ex direttore dell’istituto oncologico di Milano.
Il paradosso della città  del Tavoliere può diventare esempio determinante per avviare su tutta la provincia uno screening mammografico: vi sono meno tumori rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale, ma vi è però un aumento della mortalità  legato al ritardo diagnostico.
La proposta di Saccozzi è stata archiviata per diversi mesi, fino a quando attraverso i social network il suo appello è passato di bacheca in bacheca, fino a creare un vero e proprio dibattito virtuale che ha raggiunto esponenti della maggioranza del governo cittadino. Così anche l’amministrazione comunale ha fatto proprio quel progetto presentato da Saccozzi inviando una missiva al commissario straordinario Vito Piazzolla affinchè attivi lo screening mammografico, previsto nei livelli essenziali di assistenza. Il tumore alla mammella colpisce una donna su otto durante tutta la sua vita: 150 casi in media ogni 100mila persone, 46mila nuovi casi all’anno. A Cerignola, base dello studio, con una popolazione di 56mila abitanti, i casi di tumore alla mammella attesi annualmente sono tra i 45 e i 50 (nel sud l’incidenza è inferiore di circa il 40%).
Michele Cirulli
 
 

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