SIA srl ai titoli di coda: ecco cosa succede ora. I numeri del crac


Sia – Forcone Cafiero

Il tribunale giudica inammissibile la richiesta di concordato preventivo avanzata da SIA srl per salvare la società dal rischio fallimento e nell’azienda che si occupa di raccolta e smaltimento rifiuti nei comuni di Cerignola e dei Cinque Reali Siti è caos. La perdita di esercizio relativa all’anno 2017 è stata certificata in quasi 19 milioni di euro, ma il piano presentato non ha dato garanzie sufficienti per garantire la continuità aziendale.

Nemmeno la possibilità di vendere in tre anni l’impianto di biostabilizzazione, per un valore di 7 milioni di euro, è servito a blindare la società che ora si trova sull’orlo del burrone. Dopo l’uscita di scena dal Consorzio Fg4 dei comuni di Trinitapoli, Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia, che si sono autodeterminati nell’Aro Bt3, il numero dei dipendenti è sceso a 200 unità. E sul loro destino si condensano le nubi più opache, anche perché in questo momento dovrà comunque essere garantita la pulizia dei sei centri urbani.



Per coprire i buchi di bilancio il management di SIA, in accordo col presidente Metta, aveva optato per la vendita degli impianti di biostabilizzazione, appunto, per un valore di 7 milioni di euro: scelta, questa, giudicata fuori mercato. Così come si era pensato di colmare i vuoti di bilancio con i nuovi contratti di servizio stipulati con i Comuni e con un’azione di riscossione crediti per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro. A garanzia anche gli uffici della società, per un ammontare di circa 2.5 milioni di euro: tutte le scelte, però, sono state giudicate inammissibili e non realizzabili. Inoltre sono state ritenute non congrue le somme da liquidare ai creditori, abbassate al 15% dell’ammontare e non al 20%.

Così, adesso, per SIA rimarrebbero due strade da percorrere. La prima potrebbe concretizzarsi in una ricapitalizzazione della società: via impervia, anche perché i comuni sono già dilaniati dall’aumento della TARI e perché, volendo e potendo, questa possibilità sarebbe potuta essere vagliata evitando appunto la richiesta del concordato.



L’altra opzione riguarda la liquidazione della società con l’invio dei libri contabili in tribunale: a quel punto verrà nominato un commissario liquidatore che darà avvio alle procedure di smantellamento di SIA.

Bocche cucite da parte dei sindaci, che da ieri mattina, ossia da quando hanno ricevuto la notifica per il mancato accesso al concordato preventivo, stanno studiando il da farsi, seppur nella ristrettezza delle possibilità di scelta. Silenzio da parte degli amministratori pubblici e silenzio da parte dei sindacati. I dipendenti della società sono in apprensione: già nel 2009, con il fallimento dell’ASIA, la ex società dei rifiuti a cui è subentrata SIA srl, il passaggio al nuovo soggetto non fu affatto indolore.

Michele Cirulli   



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CURATORE FALLIMENTARE

Il fallimento della municipalizzata sarebbe una catastrofe per i lavoratori dell’azienda e per l’intera città di Cerignola, oltre che per i comuni dei 5 reali siti. Essendo quello della raccolta e smaltimento dei rifiuti, il servizio più importante di una amministrazione comunale, in quanto legato alla salute pubblica, la cessazione delle attività di SIA rappresenterebbe un marchio doc sulla pelle della Amministrazione cittadina di Cerignola, che vedrebbe inesorabilmente compromesso il suo prossimo futuro per una riconferma alla guida della città.