La Regione revoca i soldi per gli impianti, Consorzio va al TAR

La Regione Puglia revoca il finanziamento per l’adeguamento dell’impianto di biostabilizzazione (e servizio dell’impianto complesso) del Consorzio SIA e chiede che vengano restituite le somme già erogate. È questo quanto si legge nella missiva inviata da Bari a Cerignola lo scorso settembre ed è per questo che il CIA Fg4 impugna l’atto ritenendo “infondate le motivazioni contenute a base della determina”.

La nuova controversia legale si apre proprio nel momento in cui SIA, individuando Aseco come gestore degli impianti, compreso il VI lotto inizialmente osteggiato dal sindaco Franco Metta, sta trattando in Regione Puglia i termini dell’accordo. Una nuova tegola che contrappone nuovamente il Consorzio alla regione Puglia, come già successo a giugno scorso, quando da via Capruzzi è stata revocata l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), circostanza che ha poi portato ad un ricorso al Tar da parte del presidente Franco Metta.

E queste due vicende si intrecciano, perché è proprio dalla revoca dell’AIA che scaturisce la richiesta di restituzione di 960mila euro già utilizzati per la costruzione delle biocelle: SIA ha impegnato 1,5 milioni per i mutui più i soldi regionali, mentre Aseco ha coperto la restante parte dell’investimento con ulteriori 3 milioni di euro. Adesso Sia dovrebbe restituire circa 1 milione di euro, che ovviamente non ha. Le biocelle, tra l’altro, adesso sono completate ma ferme.

La motivazione della Regione Puglia non è piaciuta però ai sei sindaci che ormai formano il CIA (Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia sono usciti, autodeterminandosi in ARO): Franco Metta, Rocco Calamita, Dino Tarantino, Serafina Stella, Massimo Colia e Umberto Di Michele hanno dunque proposto opposizione rivolgendosi al tribunale amministrativo. Nel frattempo l’amministratore unico di SIA ha relazionato nell’assemblea dei sindaci, mettendo al corrente i soci della trafila legale da compiere per ottenere parere positivo sull’istanza di concordato preventivo in continuità.

Agli enti competenti, infatti, sono stati fornite tutte le documentazioni necessaria: dai conti correnti ai bilanci, dagli appalti all’elenco dei fornitori e dei crediti/debiti. A ciò si aggiunge quanto riferito proprio da La Gazzetta in queste ore, circa “scelte gestionali discutibili” sulla SIA che hanno portato la società nello stato comatoso in cui oggi versa: dagli acquisti alle manutenzioni, vi sarebbero spese che non troverebbero adeguate giustificazioni. Come per il caso delle manutenzioni, arrivate a costare dieci volte il valore del mezzo.

Adesso si dovrà attendere il doppio responso del TAR: sia per la revoca dell’autorizzazione, sia per la restituzione dei soldi. Se anche il tribunale amministrativo dovesse dar torto all’azienda dei rifiuti, allora la situazione debitoria si farebbe ancora più buia, col rischio concreto di non poterne più uscire.

Michele Cirulli

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