Interporto, Morra: “”L’ultimo cda si è riunito solo 2 volte””

Ofanto Sviluppo, la società  che gestisce l’interporto, è prossima alla liquidazione. Troppa inerzia nel corso del ventennio trascorso dal taglio nastro, ruberie all’ordine del giorno, impossibilità  di inserire la struttura, costata 48 miliardi di vecchie lire, in un piano strategico regionale dei trasporti.

 
Così per O.S. è game over, ma se l’amministrazione in carica scarica le responsabilità  sugli errori del passato, che pure ci sono stati, è Licia Morra, ex presidente ai tempi dell’amministrazione Giannatempo, a chiarire alcuni aspetti emblematici del ko della società .
Metta, appena insediatosi, ha nominato la nuova governance individuando nelle figure degli imprenditori Giusto Masiello e Cosimo De Sortis gli artefici del rilancio della struttura che per nessun motivo al mondo, diceva il sindaco, avrebbe dovuto essere liquidata. Per il sindaco, Cerignola ha avuto il miglior consiglio di amministrazione di sempre. Forse, se solo avesse lavorato quotidianamente.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione si è riunito due sole volte. Per la nomina del  Presidente e per l’affidamento dell’incarico per la valutazione dell’interporto. Alcune settimane fa pare che il presidente Masiello abbia dato le dimissioni.  Il Presedente- aggiunge Morra- non ha convocato il cda per l’esame ed approvazione della bozza di bilancio da portare in assemblea soci e il consulente fiscale non è stato nemmeno contattato a tal fine. Dunque, secondo l’ex manager della Ofanto Sviluppo, chi l’ha seguita alla conduzione della società  non sarebbe esente da responsabilità . Anche l’ultima chance, quella di Forlì, di cui l’attuale amministrazione se ne è assegnata i meriti: Falso, per quel che risulta. Hanno solo portato avanti un discorso già  intrapreso dal CdA Morra e proseguito da quello Tatarella con Forlì. Secondo me, già  in partenza, difficile da realizzare in tempi brevi.
Il progetto, con la supervisione di Lotras, conduceva ad una possibilità  di mettere in contatto il foggiano e l’Emilia Romagna, ma da subito, nonostante i contatti costanti e l’interessamento anche dell’Ente provincia, l’ipotesi si è rivelata di difficile attuazione.   Per Franco Metta l’interporto, che non ha prodotto alcun posto di lavoro, poggia su macerie di clientelismo, senza avere documenti contabili e bilanci in ordine: I bilanci precedenti tutti regolarmente approvati e depositati (del resto, sono atti pubblici, se proprio non li avessero trovati, avrebbero potuto prenderli alla camera di commercio). Ma i bilanci ci sono e le carte pure. Tutta la documentazione contabile ed amministrativa è depositata in comune sin dal 16 maggio 2014. Su mia richiesta- spiega Morra- il sindaco di Cerignola concesse alla società  Ofanto Sviluppo l’uso di una stanza posta al 3° piano della casa comunale, ove vennero sistemati parte degli arredi, tra cui i mobili contenenti la documentazione contabile ed amministrativa della società , i macchinari ed altro (tutto analiticamente inventariato dalla sottoscritta).
Oggi Metta si dice costretto a liquidare, tra l’altro proseguendo un percorso già  proposto dall’ex presidente e da  lui ostacolato nel corso degli anni. Che Ofanto Sviluppo non avesse futuro era già  agli atti, ma l’allora aspirante sindaco promise di rimettere in piedi il centro intermodale, non riuscendoci. La proposta di avvio della procedura di liquidazione spontanea è già  agli atti. Il vecchio cda l’aveva già  portata in assemblea soci parecchie volte. Entrambi i Sindaci si erano detti favorevoli, salvo la decisione finale del Consiglio Comunale che doveva deliberare la messa in liquidazione che i due soci, poi, avrebbero dichiarato in assemblea. Il Comune di San Ferdinando, proprietaria in quota della società , ha già  deliberato la liquidazione nel 2013 ed i Sindaco Lamacchia in sede di assemblea ha dato il voto favorevole; il comune di Cerignola non ha ancora deliberato in tal senso ma la proposta di deliberazione per la messa in liquidazione è già  pronta da tempo. Dunque, chiede Morra, Anche all’epoca in cui si deliberò la dismissione delle quote societarie da parte dei comuni la legge lo imponeva per le società  partecipate in perdita come Ofanto Sviluppo e Metta votò contro. Adesso dice che deve liquidare perchè la legge lo impone!.
Mi domando perchè il consiglio di amministrazione e Masiello-De Sortis si sia riunito solo per incaricare della valutazione degli immobili e non si sia mai riunito nemmeno per chiedere ai precedenti amministratori chiarimenti o documenti che dicono di non aver trovato (ma così non è), conclude Licia Morra.
Michele Cirulli
 
 
 

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