MV | Il pastore sardo che si oppone alle multinazionali del lusso

“La vita va così” di Riccardo Milani, ispirato ad una storia vera, racconta la storia di un allevatore che si oppone alla costruzione dell’ennesimo resort in Sardegna
Tutelare il paesaggio o avere un lavoro senza dover emigrare? È il difficile tema che affronta “La vita va cosi”, commedia diretta da Riccardo Milani con spunti di riflessione importanti sul tema della difesa del territorio, che vede protagonisti, tra gli altri, Diego Abatantuono, Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari. Il film è basato su una storia vera: da una parte un pastore sardo che rifiuta di vendere la sua casa ed il suo piccolo appezzamento di terreno, dall’altra una multinazionale che intende realizzare un resort di lusso nel sud della Sardegna, in una delle tante belle spiagge dell’isola.
In una zona d’Italia con un’alta percentuale di disoccupazione, il regista romano racconta la contrapposizione di un piccolo borgo sardo tra chi è favorevole alla costruzione di una struttura ricettiva che darebbe lavoro a tante persone, soprattutto giovani, e la conservazione di un ambiente incontaminato, con una spiaggia bianca e un mare color turchese di rara bellezza.
La storia si sviluppa nell’arco di quasi vent’anni: all’alba del nuovo millennio, una società di costruzione di proprietà di Giacomo (Diego Abatantuono) è intenzionata a realizzare un resort a ridosso di una spiaggia dove Efisio Mulas (interpretato magistralmente da Giuseppe Ignazio Loi, un vero pastore sardo di 84 anni) pascola con i suoi animali.
Le ripetute offerte in danaro fanno vacillare i figli di Efisio (tra cui uno emigrato in Inghilterra che riesce a permettersi di tornare in Sardegna solo una volta l’anno), che però resta fermo sulle sue posizioni, anche di fronte ad offerte di svariati milioni di euro, attirando le ire degli abitanti del piccolo borgo, soprattutto dei giovani che in questo modo avrebbero un lavoro sicuro vicino casa.
Efisio, erede di una dinastia di pastori, crede che la bellezza del suo luogo natio, debba essere conservata e a disposizione di tutti, senza ripetere la cementificazione del nord dell’isola avvenuta anni prima. A questo punto l’azienda milanese coinvolge persino le istituzioni del posto (sindaco e vescovo) al fine di convincere Efisio, che non intende mollare, nemmeno quando la sua casa viene circondata dal cemento e dall’inizio dei lavori. È a questo punto che si denuncia l’azienda che gli aveva chiuso la stradina di accesso alla spiaggia.
L’estremo tentativo di Giacomo di sbloccare la situazione è recarsi si recarsi sull’isola, dove incontra casualmente Efisio, che lo riconosce subito pur non avendolo mai incontrato prima “perché puzzava di ricco”. E capisce di non poter realizzare il resort anche dopo un confronto con un autista di NCC sardo che spiega all’imprenditore l’importanza di conservare il paesaggio.
MENZIONE SPECIALE
La sfida di Riccardo Milani di portare un vero pastore sardo davanti ad una macchina da presa è stata vinta alla grande. Giuseppe Ignazio Loi, alla veneranda età di 84 anni debutta al cinema con la sicurezza e la determinazione di un attore esperto. Probabilmente l’amore per la sua terra d’origine deve aver giocato a favore del pastore sardo e del film in generale. Qualcuno l’ha definita una eco-commedia all’italiana, ma il merito, oltre che al regista, va alla resistenza di chi ha deciso di difendere la propria storia e le proprie radici di fronte alle multinazionali.
Simone Perdonò
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