NOMI – Milioni di euro per bruciare e abbandonare i rifiuti del centrosud a Cerignola

Dalle carte dell’inchiesta che ha sgominato una banda dedita al traffico illecito di rifiuti tra Campania, Lazio e Provincia di Foggia, Cerignola emerge come nodo strategico per il sodalizio criminale. Non solo per la provenienza di una buona parte degli odierni indagati, ma anche perché il territorio ofantino è stato utilizzato come una vera e propria pattumiera a cielo aperto. Nelle campagne della città che fu Di Vittorio ci sono finiti rifiuti di ogni tipo, pericolosi e non pericolosi.
Cerignola è stata una sorta di centrale operativa e logistica e ha rappresentato, soprattutto per le imprese coinvolte, la vera miniera d’oro dove poter seppellire indisturbatamente tonnellate e tonnellate di immondizia provenienti dal centrosud e dislocate soprattutto tra Cerignola, Foggia, Candela, Molfetta, Ascoli Satriano, per un volume d’affari che l’accusa stima intorno a tre milioni di euro.
Al momento, gli indagati risultano essere ben 30, mentre solo per 19 di loro sono state applicate misure cautelari, mentre sono una quindicina le aziende coinvolte. Alcuni membri dell’organizzazione si trovavano in stato di semilibertà, avendo commesso già altri reati, e a loro era stata affidata la possibilità di passare del tempo al di fuori del carcere per svolgere un’attività lavorativa.
L’attività di abbandono dei rifiuti viene scoperta, per la prima volta, nel 2022 proprio a Cerignola, in località Fave Cotte; l’indomani, sempre ad aprile dello stesso anno, è individuato un altro scarico in località Madonna di Ripalta. Nell’arco di due mesi, vengono a galla altri sversamenti: su un terreno agricolo della SP231, due scarichi nei pressi della SP96 – Masseria Coccia, altri due sulla SP67. Da quel momento i carabinieri localizzano tramite GPS tutti gli spostamenti e, di pari passo, mettono sotto controllo i telefoni degli indagati.
Secondo l’impostazione d’accusa, rinforzata dalle prove e dalle indagini, vi sarebbe l’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminale con base operativa a Cerignola, dedito al traffico illecito di rifiuti che, oltre ad arrecare un significativo danno all’ambiente e alla salute pubblica, ha determinato un cospicuo giro di affari con indebito vantaggio e ingiusto profitto per gli indagati, stimato in oltre 3 milioni di euro, con sversamento e smaltimento illecito di rifiuti quantificato in oltre 3.000 tonnellate.
I rifiuti – che viaggiavano grazie a documentazioni fasulle – fittiziamente avevano come destinazione finale l’impianti – alcuni anche inattivi da anni – ma in realtà venivano sversati indiscriminatamente sia sul suolo (aree protette, cave abbandonate e terreni agricoli) che presso compendi industriali abbandonati.
Per questo, agli arresti domiciliari sono finiti l’imprenditore Ilario Vernieri, Giacomo e Mauro Campese, Francesco Pio Losurdo, Cosimo Roma e Daniele Mastrullo. L’obbligo di presentarsi in caserma è stato invece prescritto per Lucia e Giuseppe Calvio, Matteo Antoniciello, Matteo Carosiello, Domenico Di Corcia, Biagio Campiglia e Luca D’Ambrosio, mentre il divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale è stato applicato per un anno a Stefano Falzarano, Aurelio Proia, Roberto Antonio Stanziano, Domenico Memoli, Giovanni De Simone e Gino Lori.

Il traffico di morte dalla Campania verso la Puglia non e’ finito, anzi è aumentato. Basta pattugliare la Sp. 95 che porta dal casello autostradale di Candela verso Cerignola, e fermare decine di camion e autobotti che vi transitano, per rendersi conto di ciò che trasportano, anche se dai documenti in loro possesso risulta tutto in regola.
Grandi personaggi che deturpano il paese bisognerebbe farsi trovare fuori dalla caserma con mazze e spranghe, bisognerebbe cacciarli dal paese e non trattarli da principi alla volpe e l’uva….rovinano il nostro futuro e quello dei nostri figli…maledetti…