martedì, Giugno 9, 2026
Cultura

Fabrizio Gifuni: “Ecco il mio studio prima di andare in scena”


Fabrizio Gifuni ha chiuso il ciclo di incontri ‘La leggenda dell’artista: protagonisti al centro della scena delle arti’ organizzato dall’Università di Foggia e dalla Fondazione Apulia Felix, svolti nell’auditorium Santa Chiara.

Figlio del lucerino Gaetano Gifuni, già Segretario generale del Quirinale con i presidenti Scalfaro e Ciampi, l’attore ha raccontato, tra le altre cose, lo studio sulla vicenda dell’ex presidente della DC, Aldo Moro, portato prima a teatro ‘Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro’ e poi interpretato nel film ‘Esterno notte’ di Marco Bellocchio, con cui ha conquistato un David di Donatello.

Fabrizio Gifuni si è quindi soffermato sulla preparazione degli artisti, prima di salire su un palco o di girare davanti ad una macchina da presa.

“Ogni attore ha il suo metodo – ha dichiarato Gifuni – ma bisogna essere degli studiosi. Ogni artista crea i propri strumenti di lavoro e crea un proprio metodo. Io ho preso le carte di Aldo Moro. Ho creato un testo mettendo in dialogo le lettere con il memoriale, con le risposte che Moro dava all’interno di quelle prigioni alle donne e agli uomini delle brigate rosse, cercando di ricostruire quello che accadeva in quelle giornate”.

L’attore di origini lucerine è giunto a Foggia accompagnato dalla moglie, l’attrice Sonia Bergamasco (che ha aperto la rassegna conclusa lo scorso martedì), ha parlato della sua formazione di attore, del fortunato incontro con artisti che sono diventati suoi amici come Ennio Fantaschini e Luigi Lo Cascio, ma prima ancora all’interno dell’Accademia d’arte drammatica ‘Silvio D’Amico’, dove è stato allievo di Orazio Costa, famoso per i suoi metodi sulla mimica.

“É stato il maestro di tanti grandi attori italiani e purtroppo non è un nome così conosciuto come avrebbe meritato – ha dichiarato l’artista alla platea di Santa Chiara -. La tecnica di Costa era di recuperare l’istinto mimico che ogni bambino ha fino ai 4/5 anni, fino a quando ci venngono dati input dalla famiglia o dalla società”.

Gifuni, prima di sbarcare sul grande schermo, è stato un attore e regista teatrale. “Purtroppo negli anni ’80 e ’90 teatro e cinema erano due mondi diversi, e qualcuno diceva che chi non sapeva fare nè l’uno nè l’altro andava in televisione – ha sottolineato -. Per fortuna, negli ultimi anni non è più così”.

Raccontando di uno dei suoi primi film, ‘Vite in sospeso’ (1998), diretto da Marco Turco, in cui venivano intervistati alcuni reduci italiani della lotta armata in esilio a Parigi (grazie alla dottrina Mitterrand), ha citato un discorso di Craxi tenuto alla Camera a metà degli anni ’80 sul medioriente in cui il leader socialista dichiarava “di non concordare con la lotta armata perché questo non avrebbe portato alla liberazione del popolo palestinese ma non ne contestava la legittimità, facendo una similitudine con Mazzini. Un parallelo tra il Risorgimento e la lotta armata che, se detta oggi, avrebbe creato non poche polemiche”.

Dopo i primi film a cavallo dei due millenni, la fama di Fabrizio Gifuni inizia dopo aver girato ‘La meglio gioventù’ di Marco Tullio Giordana, film che ottiene riconoscimenti a Cannes e numerosi David di Donatello. “La Meglio Gioventù è stato il film che ha avuto uno straordinario successo in molti paesi del mondo – ha sottolineato Fabrizio Gifuni -. Ancora oggi si complimentano con noi protagonisti di un film in cui si sono riconosciuti cittadini provenienti dai paesi più disparati in una storia prettamente italiana. Ricordo che Giordana scelse me, Luigi Lo Cascio, Sonia Bergamasco e Alessio Boni perché ci vide una sera sul Tevere tutti assieme e venne colpito dalla nostra unione perché anche fuori dal set eravamo davvero amici. Questo fu un punto di svolta per la scelta del cast”.

Si è chiusa nel migliore dei modi una rassegna ambiziosa, un progetto di ricerca e formazione ideato dalla prof.ssa Floriana Conte, nell’ambito delle attività scientifiche e didattiche del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia che ha visto susseguirsi Sonia Bergamasco, Ludovico Di Martino, Enrico Vanzina, Vinicio Marchioni, Fabrizio Gifuni, Sara Putignano e Caterina Sanvi, artisti appartenenti a generazioni differenti, accomunati da una forte attività autoriale e da una presenza significativa nella scena culturale contemporanea.

esse


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