MV | Le città di pianura e il segreto del mondo

Il film di Francesco Sossai che ha vinto 8 David di Donatello piace perché è semplice, senza grandi obiettivi, come i protagonisti della storia
Sono meritati gli otto David di Donatello a ‘Le città di pianura’?
Sembra essere il dibattito del momento nel mondo cinematografico, tra addetti ai lavori e semplici appassionati della settima arte. La giuria dei David avrà avuto i suoi buoni motivi per riconoscere ben otto statuette: Miglior film, migliore regia (Francesco Sossai), miglior attore protagonista (Sergio Romano), migliore sceneggiatura originale, miglior produttore (Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo Film), miglior montaggio, miglior casting e miglior canzone originale.
Il film di Francesco Sossai esce fuori dagli schemi canonici del cinema: non ha eroi né antagonisti. Si limita a raccontare la storia di due cinquantenni spiantati alla continua ricerca dell’ultimo bicchiere della sera, scorrazzando, appunto per le città e i paesi della pianura veneta che si susseguono tra Venezia e le Alpi e che la pittura del Cinquecento ha cancellato. Un paesaggio che appare cupo, una landa desolata caratterizzata da cemento, opere incompiute e da autostrade fantasma. Un viaggio di poche ore in cui Carlobianchi (Sergio Romano) e Doriano (Pierpaolo Capovilla) porterà a svariati incontri nei bar e nei locali in cui si fermano a bere l’ultima (o bicchiere della staffa) che non si esaurisce mai.
“Sono venuto a vedere le bellezze dell’Italia prima che voi italiani la distruggiate” dice un turista tedesco a Carlobianchi fuori da un autogrill, mentre l’incontro più inaspettato è a Venezia, con un gruppo di giovani durante una festa di laurea. Con i locali chiusi, è l’unica occasione per i due di bere ancora un goccio.
Qui, però, Carlobianchi e Doriano incontrano Giulio (Filippo Scotti), un ragazzo meridionale, laureando in architettura, segretamente innamorato della festeggiata. I due si offrono di accompagnarlo a casa a Mestre dopo non essere riuscito a dichiarasi alla ragazza ma durante il viaggio, l’ennesimo, Giulio decide di aggregarsi ai due che hanno il compito di andare a prendere in aeroporto un vecchio amico, Genio (Andrea Pennacchi), di ritorno dall’Argentina dopo essere andato via a causa della crisi del 2008.
Sbronzi e poco lucidi, i due dichiarano di aver scoperto il segreto del mondo. Ma non di non ricordarselo a causa dell’eleveato livello etilico. “Il segreto del mondo mondo o il vostro segreto?” chiede un incuriosito Giulio ai due nuovi amici. “Che differenza fa?” rispondono i due, per il quale, probabilmente, il vero segreto del mondo è che non ci sono segreti.
Non essere ossessionati dalla felicità a tutti i costi e non avere un obiettivo da perseguire. Così vivono Carlobianchi e Doriano. Senza una meta, senza dover necessariamente rincorrere qualcosa. Ed è questa la prospettiva scelta da Sossai per i due protagonisti cinquantenni, isolati dal resto del mondo, la cui vita si svolge solo nelle città di pianura.
Che spesso sono solo agglomerati di case trasformati in dormitori e pochi locali in cui bere un bicchiere, magari l’ultimo, dopo giornate trascorse senza una meta e prive di significato.
MENZIONE SPECIALE
Francesco Sossai ha sicuramente il merito di aver dato vita ad un film quasi inedito per il cinema italiano. Il regista veneto ha voluto raccontare l’esistenza di due persone comuni, due sfigati, due Fantozzi di nuova generazione a cui però non importa voler apparire migliori di quello che sono. E, chissà, forse il vero segreto del mondo è proprio questo. Riuscire a non essere schiavi di un obiettivo.
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