MV | Solo “40 secondi” per uccidere di botte un ragazzo

“40 secondi” ripercorre la (breve) vita di Willy Monteiro Duarte Il film di Vincenzo Alfieri, basato sull’omonimo romanzo di Federica Angeli, porta sullo schermo il disagio giovanile e la diseducazione sociale dei ragazzi di oggi 40 secondi.
È il tempo che sarebbe bastato ad uccidere Willy Monteiro Duarte, il ragazzo di 21 anni pestato a morte a Colleferro durante una rissa nel 2020. Ed è anche il titolo del film diretto da Vincenzo Alfieri, basato sull’omonimo romanzo della giornalista Federica Angeli, che ripercorre la storia di una rissa tra ragazzi in cui il povero Willy era intervenuto solo per sedare gli animi e difendere un amico in difficoltà.La storia, che si sviluppa nelle 24 ore precedenti all’uccisione del giovane, narra non solo la storia dei quattro ragazzi riconosciuti colpevoli della morte di Willy, ma anche la vita dei ragazzi di oggi, che spesso non riescono a controllare la propria emotività, le frustrazioni e le delusioni a cui inevitabilmente si va incontro nella vita, diseducati alle relazioni sociali.
Che crescano in una grande città o in un piccolo centro di provincia.Il racconto di Alfieri si sviluppa attorno a due fratelli gemelli che vivono quasi all’unisono: dalla passione per le arti marziali allo spaccio di droga che nascondono dietro il commercio di prodotti ortofrutticoli. Per questo i due sono molto temuti (e quel che è peggio rispettati) dalla comunità cittadina di appartenenza. Prepotenti e arroganti, suscitano quasi invidia per il loro modo di agire, tant’è che qualche ragazzo cercherà di attirare la loro attenzione al fine di entrare in quel piccolo cerchio magico fatto di apparente sicurezza e ostentata aggressività.
Dall’altra parte si racconta la vita di un ragazzo di periferia, figlio di immigrati capoverdiani, che sogna di diventare chef lavorando in un ristorante stellato. È amato da tutti i suoi amici per la sua generosità e per questo non tentenna ad intervenire per difendere un amico in difficoltà durante una rissa sorta per un apprezzamento ad una ragazza fuori da una discoteca.
40 secondi rappresenta un monito non solo per i ragazzi ma anche per gli adulti, in un mondo in cui l’immagine della perfezione che si tenta continuamente di trasmettere all’esterno ha preso il posto dei veri valori che vanno ormai perdendosi. E purtroppo nulla sembra essere cambiato a seguito della norma per l’innalzamento delle pene per il reato di rissa (il cosiddetto “Daspo Willy” che prevede il divieto di accesso in determinati locali per i protagonisti di atti di disordine) viste le continue violenze che si registrano, soprattutto tra i giovani, anche dopo la tragica morte di Willy Monteiro Duarte, medaglia d’oro al valor civile alla memoria.
MENZIONE SPECIALE
Il film di Vincenzo Alfieri si è aggiudicato il premio speciale della Giuria al migliore cast attoriale alla ventesima edizione del Festival del cinema di Roma. La kermesse capitolina ha premiato meritatamente i protagonisti principali di 40 secondi.
Apprezzabili le performance di Justin De Vivo (che ha interpretato proprio Willy), Enrico Borello, Francesco Gheghi ed ancora Giordano Giansanti e Fabio Petrini (questi ultimi due nei panni dei gemelli Bianchi), supportati da artisti del calibro di Sergio Rubini e Francesco Di Leva, i due adulti della storia che non riescono a fare altro che constatare il degrado dell’ambiente frequentato dai giovani del piccolo centro laziale.
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