Il Centro di Legalità di Cerignola costruito da una ditta ritenuta vicina alla mafia (e interdetta dalla Prefettura)

Il centro per la legalità costruito in subappalto da una ditta ritenuta dalla Prefettura di Foggia contigua alla mafia.
Succede ai tempi dell’amministrazione Bonito attraverso una storia, quella delle black list delle prefetture, che la città di Cerignola conosce alla perfezione e le cui dinamiche hanno portato già nel 2019 allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
Il progetto di fattibilità del Centro di Legalità Permanente in via Padula, che oggi diventa più un ossimoro che un’idea di prospettiva, è stato approvato il 14 gennaio del 2022 dall’amministrazione Bonito per un importo di complessivi 2,5 milioni di euro. Nello specifico, prevede la costruzione di un centro polivalente su un terreno confiscato alla mafia: qui le associazioni antimafia dovrebbero vendere prodotti tipici e svolgere attività di recupero. Ma se la finalità è lodevole, stessa cosa probabilmente non può dirsi per la realizzazione.
Il 16 maggio del 2024 è stata indetta una procedura aperta per l’affidamento dei lavori del “Centro di Legalità Permanente”, finanziato dall’Unione Europea: due mesi dopo una ditta foggiana vince la gara con un ribasso del 4,45% per un importo di 1,85 milioni di euro.
Nel febbraio del 2025, la ditta foggiana comunica un subappalto nei confronti di un’impresa cerignolana e un mese dopo il Comune acconsente al “trasferimento” delle competenze. Nel frattempo, cambiano per varie ragioni tre RUP, ossia i funzionari tecnici comunali che dovranno seguire l’appalto in questione: per scelte personali o per sopraggiunto pensionamento.
Il 20 febbraio scorso, con nota della Prefettura di Foggia prot. n. 12582, acquisita dal Comune di Cerignola al protocollo generale col n. 10477 del 20 febbraio 2026, è stata comunicata all’Ente l’informativa antimafia interdittiva n. 12566 del 20 febbraio 2026, emessa dalla Prefettura di Foggia – Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica, nei confronti della società subappaltatrice, ai sensi del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.
“L’interdittiva antimafia costituisce una misura preventiva volta ad impedire i rapporti contrattuali con la P.A. di società, formalmente estranee ma, direttamente o indirettamente, comunque collegate con la criminalità organizzata; l’interdittiva antimafia è cioè diretta ad impedire che possa essere titolare di rapporti, specie contrattuali, con le pubbliche Amministrazioni un imprenditore sia comunque coinvolto, colluso o condizionato dalla delinquenza organizzata”, spiegano dal Ministero dell’Interno.
La misura “può legittimamente fondarsi anche su fatti risalenti nel tempo, purché dall’analisi del complesso delle vicende esaminate emerga, comunque, un quadro indiziario idoneo a giustificare il necessario giudizio di attualità e di concretezza del pericolo di infiltrazione mafiosa nella gestione dell’attività di impresa”.
Pertanto la legge ha imposto alla pubblica amministrazione di Cerignola “l’immediata interruzione di ogni attività esecutiva facente capo all’impresa subappaltatrice” e “la revoca formale dell’autorizzazione al subappalto precedentemente concessa con determinazione dirigenziale reg. gen. n. 293 del 21/03/2025”. Di pari passo, l’azienda foggiana ha rescisso il contratto con la ditta subappaltrice cerignolana finita nel mirino dell’antimafia.
Nessuno, prima, evidentemente, a Palazzo di Città, si era accorto di niente.
Michele Cirulli

Noi saremo l’Amministrazione della legalità
Cit Bonito
La brama di visibilità porta alcuni inconvenienti
A sun chienn. Vergogna. Vergogna. Vergogna