Cerignola al fotofinish tra SI e NO, l’unica tra le grandi città di Capitanata a essere “incerta”

La percentuale risibile dell’affluenza a Cerignola, che rappresenta il peggior risultato tra le città pugliesi con solo il 38,80% degli elettori alle urne, contiene al suo interno ulteriori spunti di riflessione.
Perché tra le città più importanti della Capitanata, Cerignola è stata l’unica in cui il fronte del No ha dovuto faticare, e non poco, per avere la meglio. Nello specifico, il SI ha guadagnato il 49% mentre il NO il 51% con uno scarto di sole 366 preferenze.
Nella pentapoli, Foggia ha visto il NO primeggiare col 60% – 40%, a Manfredonia il NO ha incassato il 53% contro il 47% del SI, a Lucera il NO è avanzato per il 56% e il SI per il 44%, esattamente come a San Severo.
Solo a Cerignola c’è stato un testa a testa risolto con uno scarto di due punti percentuali in favore del NO.
Tra le realtà più piccole, a Castelluccio Valmaggiore ha vinto il SI per appena tre voti, mentre la percentuale più elevata di contrari alla riforma si è registrata ad Anzano di Puglia con percentuali bulgare del 75%. Bene anche Candela con il 64% dei NO alla riforma del governo Meloni.
A Celle di San Vito, invece, ha vinto il SI con il 70%. Testa a testa anche a Bovino (48%/52% per il no), Castelluccio dei Sauri (48%/52% per il NO).
Peggio di tutti ha fatto Vieste, che con un Presidente della Provincia e due consiglieri regionali di centrosinistra all’attivo ha totalizzato un “misero” NO per il 50,21% contro un SI per il 49,71%.
