La “famosa” Audi Q3, la paura delle cimici e il sistema dei furti d’auto

Non furti estemporanei ma una vera e propria banda organizzata che provvedeva ad ogni fase del disegno criminoso, dal furto vero e proprio fino allo smontaggio e all’immissione dei pezzi nel mercato. Così la Procura di Trani, che ha innescato un nuovo filone di inchiesta sui “cerignolani” – prosecuzione dell’operazione “Stolen 2” – ha identificato ogni passaggio del sistema che ha seminato il panico soprattutto nella provincia della BAT.
I ruoli erano ben definiti, seppur fluidi. Perché chi coordinava le operazioni si preoccupava, anche materialmente, di trafugare i veicoli, mentre poi nell’agro di Bisceglie si procedeva allo smontaggio. Successivamente, invece, c’era chi si occupava di rilasciare i pezzi delle vetture cannibalizzate nel mercato clandestino, a seconda delle richieste.
La banda aveva a disposizione 7 magazzini – disseminati in tutto il territorio tra Trinitapoli, Cerignola e Barletta, in cui nascondere le parti delle auto “tagliate” – e ben 12 mezzi per operare gli spostamenti di parti meccaniche o delle intere vetture rubate.
L’auto utilizzata dal gruppo criminale era una Audi RSQ3 di colore nero, che i presunti malviventi erano soliti nascondere, dopo i colpi, in una porzione di territorio compresa tra Via Giovanni Falcone e Corso Scuola Agraria, a Cerignola.
Da lì il viaggio verso la BAT per rubare auto, fino a otto in una stessa notte, quando il sodalizio criminale è riuscito ad asportare una Peugeot 208E, una Nissan Juke, una Hyundai Bayon, una Seat Leon, una Skoda Enyaq, una Peugeot 2008, una Hyundai Yaris e una Mini Cooper. Le auto venivano asportate principalmente da comuni come Ruvo di Puglia, Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie, Corato, Trani e Margherita di Savoia.
Dalle intercettazioni emerge anche come la banda si preoccupasse, in maniera puntuale e sistematica, di “bonificare” l’auto su cui viaggiavano, la RSQ3, da eventuali microspie o sistemi GPS che potessero tracciare gli spostamenti in favore delle indagini delle forze dell’ordine. Ma i timori riguardavano anche possibili sequestri dei furgoni su cui venivano caricati i pezzi da vendere, tanto che il gruppo era solito utilizzare delle “staffette”: auto che precedevano i furgoni per segnalare la presenza di posti di blocco della Polizia o dei Carabinieri.
Una volta rubate, le auto venivano portate in luoghi isolati, definiti dagli inquirenti come “cimiteri” di auto, situati prevalentemente nelle campagne di Bisceglie e Barletta. In alcuni casi, le auto rubate venivano trainate con un cavo dall’Audi RSQ3 per essere portate rapidamente sul luogo dello smontaggio.
Qui avveniva, appunto, la “cannibalizzazione” vera e propria: i veicoli venivano smontati in tempi brevissimi per recuperare le parti di valore (motori, portiere, componenti elettroniche). Una volta smontate, le componenti venivano caricate su furgoni (come Fiat Ducato o Iveco Daily) e trasferite in magazzini e garage sicuri a disposizione dell’associazione nei comuni di Barletta, Trinitapoli o Cerignola.
Infine, dopo aver prelevato tutto il materiale commerciabile, le carcasse delle auto venivano abbandonate sul posto o in zone limitrofe, spesso ridosso di fiumare o canali, per essere poi ritrovate dalle Forze dell’Ordine completamente “nude”.
Il passaggio finale era la vendita dei ricambi: i componenti venivano trasportati dai magazzini ai singoli acquirenti. Parte della refurtiva veniva consegnata a soggetti specifici che si occupavano della successiva rivendita, anche tramite canali online.
Dopo aver commesso i reati, il gruppo criminale si incontrava generalmente in due bar aperti nottetempo a Cerignola.

In che via hanno aperto queste ditte? Difatti i primi clienti ad acquistare i pezzi riciclati è lo Stato, forze dell’ordine, e dirigenti istituzionali …incredibile i criminali agivano con tutta tranquillità, e libertà… c’è anche da dire tra l’altro, che in un l’asso di tempo i vigili urbani multavano tanta gente per motivi di circolazione, chi non indossava la cintura di sicurezza.