sabato, Aprile 11, 2026
Cronaca

Il calvario nella Dubai sotto attacco per non lasciare a terra “Pino”


Restare lontani da casa, con i pericoli di attacchi missilistici, pur di non abbandonare il proprio cane “Pino”. È la scelta fatta da due giovani cerignolani, Claudia e Matteo Pio, che nelle ultime settimane hanno vissuto momenti di forte apprensione a Dubai a causa delle tensioni e delle operazioni militari nella regione.

A raccontare quanto accaduto era stato nei giorni più delicati il padre di Claudia, Gianluca Reddavide, che aveva condiviso la storia della figlia e del fidanzato anche attraverso un appello sui social.

«Non volevano partire perché le compagnie aeree non accettavano il cane», spiegava Reddavide.

«Gli animali, in quel momento, non erano autorizzati a salire sugli aerei. Per loro la burocrazia è molto più rigida, soprattutto per motivi sanitari e igienici».

Una situazione che aveva portato i due giovani a rinviare più volte il rientro in Italia pur di non separarsi dal loro animale. Claudia e Matteo vivono all’estero da diversi anni. «Siamo partiti da Cerignola già a 18 anni, perché qui purtroppo ci sono poche opportunità», racconta Claudia.

«Abbiamo vissuto in Toscana per l’università e il lavoro, ma volevamo fare un’esperienza all’estero, imparare meglio l’inglese e vivere in un contesto più sicuro e tranquillo. Dubai ci è sembrata la scelta ideale». I due sono arrivati negli Emirati Arabi Uniti circa un anno fa, portando con sé il loro cane. Una decisione che li ha resi impreparati alla situazione di tensione internazionale che si sarebbe sviluppata.

«Non ci saremmo mai aspettati qualcosa del genere», spiega Claudia. «Ti svegli la mattina e senti esplosioni e missili cadere nei dintorni. Non siamo abituati a vivere situazioni di guerra». Nei giorni più critici la coppia ha dovuto affrontare ansia e timori costanti. «Ogni volta che arrivava un alert, dovevamo scendere al piano terra del building», racconta Claudia.

«Anche uscire per portare il cane fuori significava controllare il cielo e capire cosa stesse succedendo».

Il pericolo maggiore, oltre ai missili, erano i detriti lasciati dai droni intercettati. «Sono stati lanciati più di 1.500 droni e missili, quasi tutti abbattuti», dice Claudia. «Il Paese è riuscito a difendersi, ma alcuni detriti hanno colpito edifici e hanno reso la situazione davvero spaventosa».

A complicare ulteriormente le cose c’era la necessità di far viaggiare il cane. «Parlando con la Farnesina ci hanno detto che purtroppo del cane non potevano occuparsi», spiega. «Davano priorità ai passeggeri e noi, da padroni, non avremmo mai potuto lasciarlo indietro. È come un figlio per noi».

Così Claudia e Matteo hanno cercato alternative per partire con il loro animale. «Abbiamo valutato voli privati, ma non ci convincevano», dice Claudia. «Contattando la Farnesina e altri italiani con animali, ci hanno proposto un volo con cento posti, a circa 3.000 euro a persona e altri 3.000 per il cane, che però doveva pesare massimo 7 chili. Il nostro pesa 10 chili, quindi eravamo esclusi».

La soluzione è arrivata grazie a un’agenzia italiana già coinvolta nel trasferimento del cane. «Siamo stati in stretto contatto con loro», racconta Claudia. «Appena Emirates ha dato l’ok, siamo riusciti a prendere il volo.

Nelle prime settimane avevano dato priorità a merci e farmaci, ma quando la situazione si è calmata hanno permesso anche agli animali di viaggiare».

Il volo è partito con un leggero ritardo, ma ha finalmente permesso alla coppia di rientrare in Italia con il loro cane. «Avevamo bisogno di tranquillizzarci e ritrovare un po’ di serenità con la famiglia», conclude Claudia.

Domenico Ziro


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